Give Us Barabba «Penis Barbecue» (2016)

Give Us Barabba «Penis Barbecue» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
07.04.2016

 

Visualizzazioni:
1797

 

Band:
Give Us Barabba
[MetalWave] Invia una email a Give Us Barabba [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Give Us Barabba [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Facebook di Give Us Barabba [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il canale YouTube di Give Us Barabba [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina ReverbNation di Give Us Barabba

 

Titolo:
Penis Barbecue

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Alessandro Numa :: vocals, sax and sitar
Andrea Tiengo :: rhythm, lead guitar, back vocals
Osvaldo Indriolo :: piano, synth
Ivan Squarcina :: bass, back vocals
Girolamo Bennici :: drums
Mirco Brunello :: rhythm, lead guitar

 

Genere:
Avant-garde / Regressive Metal

 

Durata:
36' 18"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2016

 

Etichetta:
B79 Music

 

Distribuzione:
Believe Digital
[Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Believe Digital

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Il primo album dei Veneziani Give Us Barabba potrebbe sembrare grindcore, a giudicare dal titolo e forse dal nome della band, ma già guardando la copertina i conti non tornano tanto. Ed in effetti la realtà è parecchio diversa: i GuB iniziano nella loro prima “My band sax” (capito il gioco di parole?) in un modo, che poi subito diventa jazz, e poi si rivela di una follia alla System of a Down appena entra il cantato. Solo che il brano non prosegue così, ma in maniera ancora più folle, talmente cangiante e strampalato che si esce facilmente fuori dalla forma canzone, andando a toccare le pazzie sonore di Mike Patton, i Mr Bungle e anche Frank Zappa per certe cose volutamente grottesche e esageratamente eclettiche. Al che, mi fruscio le mani e caccio la lingua alla Fantozzi.
E le prime tre canzoni, in realtà, sono uno spettacolo, con la prima forse anche un po’ troppo folle ma che apprezzo molto, la seconda più ordinata e dalla forma canzone che però viene anticipata da un buon attacco di sax, e da una terza canzone che tra attacchi ska, parti stralunate e parti lente, mostra proprio lo stato caotico della spensieratezza. E poi? E poi, incredibilmente, il nulla.
Dopo un inizio così esaltante, i GuS non ci azzeccano più granché, e ci propongono una quarta canzone che sembra uno scarto di canzone di Elio e le Storie Tese, certo con un paio di abilità compositive, ma il cui testo fin troppo vicino alla trashata più che alla storiella divertente rende il brano un po’ troppo stupido. Dopodiché arriva la quinta canzone, normale e lineare, che non capisco che c’entra col resto se non per la voglia di fare un singolo easy listening (in inglese con tutte le canzoni in italiano? Boh..), mentre la title track alterna un funky con parti scimmiottatrici del metal (mix poco convincente, poco divertente e un po’ troppo ripetuto) all’inizio, per poi evolvere in una seconda parte non male ma che, come prima, sembra ancora una canzone scartata degli Elii. Ora, arrivati a neanche mezz’ora, c’è tempo per una strumentale con tanti sample (disseminati su tutto il disco, peraltro) da Berlusconi a Costanzo alle telecronache del calcio, e per un outro con beat e voce al contrario, grottesco, ma che non mi fa ridere né mi stupisce musicalmente.
Ora, io lo so che questo tipo di musica è un bel po’ soggettivo, e che tra i folli sperimentatori sonori c’è chi potrebbe apprezzare le indubbie capacità compositive dei GuB, ma non capisco perché tutto di colpo cambia e l’intensità cala drasticamente, trasformando questo gruppo da eclettico a un gruppo che sinceramente, a parte qualche momento interessante, non si sa se deve fare il verso a Elio, punta a qualche singolo radiofonico, oppure ama le trashate. A dirla tutta, “Penis Barbecue” all’ascolto dà un po’ lo stesso disorientamento che si ha se si guardano insieme la copertina e il nome dell’album: c’è qualcosa che non torna, qualcosa di fuori contesto e che non fa capire la band cos’abbia in mente di fare.
Non è facile dare un giudizio a quest’album, ma il mio parere è che “Penis Barbecue” cerca l’anarchia sonora, ma è interessante solo finché non si conoscono le follie sonore di Patton o Fantomas o la sfrontata irriverenza di Frank Zappa in brani come “Tengo na minchia tanta”, dopodiché questo cd si rivela appena carino e nulla più. E questo giustifica il voto che gli attribuisco.

Track by Track
  1. My band sax 80
  2. Devin Townsend 85
  3. Happy! 85
  4. Io e te senza di lei 55
  5. Everything That I've Learned 60
  6. Penis Barbecue 55
  7. A per Venditta 55
  8. asselfiRenoisselfiRaL 55
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 65
  • Qualità Artwork: 55
  • Originalità: 60
  • Tecnica: 75
Giudizio Finale
65

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 07.04.2016. Articolo letto 1797 volte.

 

Articoli Correlati

Interviste
  • Spiacenti! Non sono disponibili Interviste correlate.
Live Reports
  • Spiacenti! Non sono disponibili Live Reports correlati.
Concerti
  • Spiacenti! Non sono disponibili concerti correlati.