Bejelit «Emerge» (2012)

Bejelit ĢEmergeģ | MetalWave.it Recensioni Autore:
MrSteve »

 

Recensione Pubblicata il:
--

 

Visualizzazioni:
1249

 

Band:
Bejelit
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Titolo:
Emerge

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Fabio Privitera - Vocals
Sandro Capone - Guitars
Marco Pastorino - Guitars
Giorgio Novarino - Bass
Giulio Capone - Drums, Keys

 

Genere:

 

Durata:
1h 4' 49"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2012

 

Etichetta:

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Quando scrivi di un gruppo, la prima cosa da fare (dopo, ovviamente, aver ascoltato il disco) è cercare informazioni sul gruppo stesso. Il novanta per cento dei gruppi di cui ci si occupa qua nel magico mondo delle recensioni (semi)underground, però, sono al loro debutto, e le notizie scarseggiano.
I Bejelit sono al quarto album, e attualmente preparano un tour coi Rhapsody of Fire. Beh... Niente male.
E con questa premessa entusiasmante, passiamo al succo del testo: la musica. Siamo immersi, è chiaro sin dall’inizio, nel power metal profondo ma contaminato da influenze thrash, prog e anche neoclassiche. La proposta è molto variegata e parecchio efficace, alternando melodia vocale alla Sonata Arctica con ritmiche più ruvide, inserti acustici e addirittura elettronici (senza però suonare mai ridicoli) con barriere di doppio pedale e stoppati, e un pesante accento italiano che non avevo più trovato in un gruppo dai tempi degli stessi Rhapsody. Che è praticamente l’unico difetto della voce, dotata di una tecnica ferrea unita a una buona capacità espressiva veramente rara al giorno d’oggi. Il risultato è parecchio potente, e tiene le orecchie incollate a ogni battito della cassa, soprattutto quando entrano in campo le chitarre che per quanto sui ritornelli assecondino la voce di Fabio Privitera e la sua ricerca di melodia, sulle ritmiche, sugli interventi strumentali e soprattutto sugli assoli percorrono più spesso altre strade, più cattive e più veloci (ascoltando l’assolo di Emerge ho avuto un flash di Michael Angelo Batio che approvava con un cenno del capo), creando, assieme alle parti acustiche, pulite e di stampo metal più classico, un magnifico contrasto che contribuisce a creare quella varietà che è il punto di forza dell’album e del gruppo. Non risultano altrettanto efficaci almeno nella parte iniziale del disco le tastiere, semplicemente perché (a mio parere) sono seppellite dalle chitarre, tanto che ho effettivamente realizzato la loro esistenza solo nel primo momento in cui accompagnavano la voce. Un peccato veniale, di cui ci si rende conto una volta che si arriva alle ultime fasi del disco (Dancerous e soprattutto Deep Water su tutte) che sfiorano il capolavoro, in un’apoteosi di violini e chitarre.
Quando finisci di scrivere di un gruppo, invece, devi tirare le somme: qui il risultato è eccezionale, e auguro (e prevedo) un grande successo al gruppo, soprattutto in vista dei loro show all’estero. Sono freschi, capaci e incredibilmente nuovi. E come faccio alla fine di ogni recensione, mi porgo la domanda: è un gruppo che ascolterei anche una volta finito di scrivere?
La risposta è assolutamente si. Non ci eravate ancora arrivati?

Track by Track
  1. The Darkest Hour 85
  2. C4 85
  3. Don't Know What You Need 80
  4. Emerge 85
  5. We Got The Tragedy 85
  6. To Forget And To Forgive 75
  7. Dancerous 95
  8. Triskelion 85
  9. Fairy Gate 80
  10. The Defending Dreams Battle (Aruna's Gateway) 85
  11. Deep Water 95
  12. DefCon 13 85
  13. Boogeyman 85
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 80
  • Qualità Artwork: 80
  • Originalità: 90
  • Tecnica: 85
Giudizio Finale
85

 

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