«Studio Report - Infernal Angels»

Data dell'Evento:
03.09.2016

 

Nome dell'Evento:
Studio Report - Infernal Angels

 

Band:
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Luogo dell'Evento:
Civitanova Marche

 

Città:
Civitanova Marche

 

Autore:
Snarl»

 

Visualizzazioni:
1975

 

Live Report

[MetalWave.it] Immagini Live Report: Nessuna Descrizione In occasione delle recording sessions del quarto album degli Infernal Angels, il sottoscritto recensore ha deciso di dare eco all’evento tramite uno Studio Report, un’operazione finora mai fatta da Metalwave (Per questo il lavoro compare nella sezione Live Report), e che ho voluto eseguire sia per valorizzare il più possibile il genere musicale da me preferito fatto in Italia, ma soprattutto per ridare il giusto spessore agli Infernal Angels su queste pagine, il cui terzo album “Pestilentia” fu da me giudicato al tempo con sufficienza tempo fa, ma che invece col passare del tempo mi ha convinto sempre più. È anche vero che il sottoscritto è stato convocato dagli Infernal Angels a registrare alcune backing vocals per il nuovo album, ma non è certo solo per questo che abbiamo deciso di dare più spazio alla band capitanata da Xes.

Una volta dunque svolti i miei doveri, cominciamo a parlare dell’album con un ascolto delle tracce, che sin da subito si rivela essere molto più vario che in passato a livello di influenze: dopo l’intro, infatti, la seconda canzone declama più che mai le influenze death metal che gli Infernal Angels non hanno mai disdegnato, ma che secondo me ora sono sfogate con più naturalezza e quindi con più efficacia. Eppure il trademark più svedese che altro degli Infernal Angels c’è e non si discute, con echi di Dark Funeral all’inizio e dei Dissection nella seconda parte più controllata. E questo non deve stupire, visto che non è certo la prima volta che gli Infernal Angels mostrano questa attitudine musicale, rafforzata dal frequente utilizzo di membri session live dal pedigree più death che black metal, come ad esempio Asmodeus Draco Dux degli Azrath-11. Il perché di questa ostinazione sul death metal è dato, stando alle parole di Xes e di Apsychos, dal fatto che “Da sempre gli Infernal Angels hanno rifiutato di aderire completamente agli stilemi del black metal, preferendo sempre un approccio più personale e potente, che per questo va a rifarsi al death metal”, d’altronde lo stesso Xes ci rammenta come il black metal di stampo svedese, da sempre preferito dalla band, ha sempre influenze death metal maggiormente marcate”.
A tal proposito, il mio viaggio nel quarto album del gruppo viene condotto su una parte dell’album “meno black e decisamente death metal”, come la settima e l’ottava canzone, di cui la prima si fa notare per un feeling vagamente di stampo moderno e più impostato alla pesantezza che all’atmosfera, con tanto di mid tempo che rafforzano più che mitigare la potenza del brano, e per questo ne risulta un brano dal feeling diverso da quanto fatto finora dagli Infernal Angels, che ho descritto come “Death Metal come composizione, ma nell’insieme suona Black Metal”. L’ottava canzone in scaletta invece, descritta dalla band come totalmente Death Metal, si rivela a mio avviso quella più Black Metal, con riffs disarmonici che avvicinano gli Infernal Angels a ciò che un tempo era noto come “Religious Black Metal”. Ma la varietà del songwriting degli Infernal Angels non si limita a questi due generi: la quinta canzone è molto diversa in quanto parte Death Metal, evolve in una specie di Black Metal moderno e sperimentatore alla Satyricon con dei riffs inconsueti, e conclude prima con una parte molto veloce e poi con una parte corale, dove Mancan degli Ecnephias è anche presente come guest. E se non bastasse, a esemplificare tutto ci si mette la nona canzone, molto più tipicamente black metal che va a citare certo Black Metal Est europeo, con una fuga molto più atmosferica.

Finito l’ascolto breve dell’album, è chiaro che gli Infernal Angels giocano più carte a livello di influenze in quest’album, per cui chiedo a Xes e ad Apsychos come si fa, secondo loro, a forgiare un suono che sia personale e riconoscibile. La risposta è che “Riprendendo quanto detto prima sul non volerci soffermare sugli stereotipi musicali, è la mescolanza tra questi generi che per noi rende il suono più personale, perché non vogliamo soffermarci su cose dette o fatte dagli altri. Noi non siamo una band che sottostà a dei dogmi musicali ormai desueti e che più che una convinzione, sembrano un canovaccio da rispettare senza neanche sapere troppo perché”. Tuttavia, obietto io, è facile proporre una mescolanza di generi, più difficile è rendere questa mescolanza funzionale. La risposta viene data da Xes con la necessità delle bands di muoversi nell’underground e sul palco “è fondamentale sapersi muovere e suonare la propria musica: contribuisce a fortificare la proposta musicale e ad uscire dalla propria nicchia. Molte bands sono uscite dall’underground guardandosi in giro e prendendo ispirazione da altre bands. È questo che permette alla band di avere la possibilità di imporsi a livello musicale, ma bisogna farlo senza etichettature e ghettizzazioni musicali. È fondamentale fare la propria musica e pensarla con la propria testa, solo così sarà genuina, maturerà e la si potrà considerare propria”. E a questo punto la domanda non può che essere la seguente: C’è o ci sarà mai un tipico sound tipicamente Italiano nel Black Metal? La risposta, ad opera sia di Xes che di Apsychos, è un generico “Potrebbe esistere. Alcune nazioni dell’Est Europa o la Francia hanno saputo ricavare un proprio sound differenziabile da quello del Nord Europa, ci stiamo lavorando noi come altri, speriamo che i risultati col tempo si vedano. L’importante è fare la musica che si vuole e che esce dal cuore, non quella dettata dall’ostinazione a copiare qualcun altro”. Dopodiché, mentre i ragazzi mi riaccompagnano da Civitanova Marche alla stazione per riprendere il treno per Pescara, il discorso scivola sulle tematiche affrontate, ovvero un concept sulla demonologia, ognuna delle quali canzoni descrive un demone. Il discorso qui segue di pari passo quello riguardante la ricerca della personalità musicale: “Nella musica si può fare di tutto (Poi ciò che non funziona, non funziona), ma non esistono discorsi troppo desueti né discorsi troppo ricercati. Il concept sulla demonologia rispecchia la visione religiosa degli Infernal Angels, che simboleggia il Maligno come la ribellione e l’imposizione del pensiero umano a scapito dei dogmi. È sempre stato così e sempre sarà per questa band. Poi se per qualcuno il discorso non è abbastanza filosofico o impegnato, non ci possiamo fare nulla. Noi facciamo ciò che ci esce dal cuore, e non c’importa se per la gente è sconveniente”.

Tanti altri sono i discorsi che avrei voluto fare con Xes e con Apsychos, ma il tempo stringe, il tempo di fare il biglietto pure, e il discorso deve finire qua. Nel momento in cui questo Studio Report viene pubblicato, gli Infernal Angels dovrebbero avere in mano il master del nuovo quarto album, che promette di essere senz’altro il più eterogeneo e variegato della loro discografia, nonché quello più personale proprio per questo motivo. Al momento questa band sta cercando una label seria, e speriamo che ne riescano a trovare una in grado di valorizzare i loro sforzi. In bocca al lupo a loro, a noi non rimane che rimanere in attesa.

 

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