The Ransack «Bloodline» (2011)

The Ransack «Bloodline» | MetalWave.it Recensioni Autore:
fabio HC »

 

Recensione Pubblicata il:
--

 

Visualizzazioni:
275

 

Band:
The Ransack
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Titolo:
Bloodline

 

Nazione:
Portogallo

 

Formazione:
Jay - basso
Zeus - batteria
Loki - chitarra
Shore - voce, chitarra

 

Genere:

 

Durata:
40' 21"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2011

 

Etichetta:

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

A distanza di due anni, i portoghesi The Ransack tornano a calcare la scena. Dopo la bellezza di un demo, un Ep e due album full-length, il quartetto ripropone il terzo disco sotto Raging Planet. Non conosco i precedenti lavori del gruppo, ma devo dire che questa fatica sembra ben riuscita, soprattutto dal punto di vista sonoro.
Già dall'opener "Missing", il sound prende la forma di un death metal melodico, di stampo svedese, improntato maggiormente sulla potenza della chitarra ricca di palm muting e scale tipiche del death. La consistenza del suono viene subito assimilata, grazie anche ai cambi di tempo che rendono più "facile" il lavoro. "Collateral Damage" porta ancor più l'impronta svedese Dark Tranquillity, arricchita dai repentini blast beats con stacchi più thrash. Qui l'headbanging è continuo, come pure il pogo che si potrebbe scatenare sotto palco. Bellissima la melodia delle chitarre verso la fine del pezzo, quasi trancer. Avrei apprezzato una maggiore lunghezza però. Pecca di tutto il disco è la voce, la quale a differenza di quella dei Dark Tranquillity, growling senza mezze pretese, diventa qui statico e un po' noioso per tutta la durata dei brani. Altro buon brano è "Son Of The Seas", maggiormente articolato in fatto di tecnica coi suoi stacchi batteristici e velocità d'esecuzione. Molto particolare. "The Last Days" è la traccia meglio riuscita, quella con la quale il tuo stereo è in grado di stare ad un volume abbastanza alto per poterla apprezzare appieno. Anche qua la potenza delle chitarre in muting rende parecchio, senza nulla togliere alla batteria che imperterrita sprigiona ottimi groove. "Trace", ultimo brano del disco, si conclude verso i quattro minuti circa, ma la canzone continua muta per altri due. Non sono presenti pezzi ghost all'interno, quindi non ne capisco il motivo.
Comunque sia, questo dieci tracce suona bene, anche se sembra il solito album death melodico basato sul sound svedese trito e ritrito, ottimo per far impazzire i quindicenni al Wacken Open Air o al nostro Gods Of Metal. A chi piace il genere niente da dire, ma per chi cerca altro nella musica li sconsiglio. Fate voi.

Track by Track
  1. Missing 65
  2. Collateral damage 70
  3. Vicodin 60
  4. Zenith 60
  5. Son of the Seas 70
  6. The Last Days 70
  7. Enemy 60
  8. My Bullet Your Name 60
  9. Scars 60
  10. Trace 65
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 80
  • Qualità Artwork: 65
  • Originalità: 55
  • Tecnica: 70
Giudizio Finale
65

 

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