«Evolution Festival 2008»

Data dell'Evento:
11.07.2008

 

Nome dell'Evento:
Evolution Festival 2008

 

Band:


 

Luogo dell'Evento:
PARCO IDROSCALO

 

Città:
MILANO

 

Promoter:
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Autore:
Fallenangel»

 

Visualizzazioni:
1703

 

Live Report

[MetalWave.it] Immagini Live Report: Nessuna Descrizione Giunto al suo quarto anno l’itinerante Evolution Fest giunge all’Idroscalo di Milano promettendoci due giorni di metal senza tregua. La location scelta (luogo dove si era svolto il GOM nel 2006 e nel 2007 N.d.R.) è sicuramente tra le migliori auspicabili sia per quanto concerne la facile raggiungibilità sia per il luogo in sé.


11 luglio 2008

A causa dell’eccessivo traffico milanese giungo all’idroscalo decisamente in ritardo, tant’è che mi perdo l’esibizione dei nostrani ILLOGICIST.
Dopo i rituali saluti e un giro veloce tra gli stand arriva il momento dei parmensi DARK LUNACY, band che non si presentava sulle scene live da parecchio tempo. Il risultato è mezzora di death metal sanguigno e melodico reso ancora più accattivante dagli inserti di tastiera. Mike riesce, grazie alle sue indubbie capacità di frontman, a far muovere l’accaldato pubblico che accoglie di buon grado anche i brani tratti dal nuovo “The diarist”, ma che raggiunge il suo apice con la ben conosciuta “Dolls”.
Dopo un breve cambio di palco è il momento dei genovesi SADIST che, dopo la reunion avvenuta nel 2006 hanno ricominciato a calcare la scena metal riscotendo un ottimo successo. L’incredibile carisma di Trevor attecchisce subito tra il pubblico e sono necessari solo pochi istanti affinché esso penda dalle sua labbra. Nasce così uno show accattivante che ripercorre la storia della band ligure; passando da brani di “Tribe”, accolti con un boato dal pubblico, si arriva ai pezzi del nuovo lavoro, altrettanto potente e convincente. Death-thrash metal senza compromessi e caratterizzato da una forte personalità dettata anche dalla presenza di Tommy, vero maestro delle sei corde, che non manca di stupire per precisione e tecnica.
Chiusa la parentesi dei gruppi italiani tocca ai finnici KORPIKLAANI che attirano sotto al palco, per curiosità o per reale interesse tutte le persone presenti all’Idroscalo. Il sestetto nordico ci diverte con brani come la sempiterna “Korpiklaani” per arrivare a canzoni tratte dall’ultima fatica “Korven kunningans”. Il pubblico balla, poga, canta e ride, insomma si diverte ascoltando i nostri finlandesi che ci deliziano con poco meno di un’ora di musica allegra ma potente al tempo stesso. Sfido chiunque a star fermo sentendo la carica che i nostri riesco a far scaturire dagli strumenti e dai loro volti sorridenti. Sicuramente lo show sarebbe stato più interessante se non si fosse tenuto sotto un sole cocente, ma per il momento ci accontentiamo così.
Dopo aver fatto rifornimento di liquidi refrigeranti, mi appresto a seguire lo show degli EVERGREY che, con il loro progressive power metal cercano di far muovere un’audience troppo stanca e accaldata. La partenza della band, con il brano “Recreation day”, non convince molto, rimanendo fredda e distaccata, tanto che lo spettacolo stenta a decollare con gran dispiacere del sottoscritto e di parecchi dei presenti che si guardano attorno quasi annoiati. Fortunatamente, dopo una manciata di canzoni, l’ugola di Tom Edlund ritorna a farsi sentire in tutta la sua bellezza risollevando le sorti dello show. Vengono così proposti brani come “Lost” e “A touch of blessing”, eseguiti in maniera pressoché perfetta e l’eccellente “Rules of the mind”, canzone che riesce finalmente a far muovere il pubblico che inizia a cantare e a pogare. Tecnicamente gli Evergrey si sono dimostrati impeccabili anche grazie ad una sezione ritmica che vede al basso l’ex Stratovarius Jari Kainulainen. Rimane così anche il tempo per un’anteprima del platter “Torn” che uscirà a settembre; il brano presentato dà senza dubbio un’ottima impressione e denota un’ulteriore crescita da parte della band.
Giunge poi il momento dei DARK TRANQUILLITY (che torneranno il 31 ottobre al Rolling Stone di Milano per registrare il DVD live della data) che iniziano un show nel peggiore dei modi, ossia con i suoni veramente bassi, cosa che non fa godere appieno di brani come “Terminus” che lascia abbastanza indifferente. Il concerto risale poco per volata grazie ad un’adeguata sferzata al mixer ed anche all’istrionico Stanne impiega ben poco per avere in pugno il pubblico, grazie alle sue interpretazioni teatrali e molto accorate. La scaletta è la solita degli ultimi anni, ma viene suonata in maniera decisamente convincente e carica di energia; “Punish my heaven”, “Lethe” e “Hedon” mandano in visibilio l’audience che inizia a pogare in maniera spropositata, mentre pietre miliari come “My negation”, “Therien” e “Lost to apathy” vengono accolte con calore ed energia.
Dopo questa enorme sferzata di energia, è la volta dei SONATA ARCTICA guidati da un Tony Kakko in forma strepitosa che non sbaglia nulla dal punto di vista musicale e che riesce a coinvolgere il pubblico con giullaresca bravura. Lo show è incentrato sui brani dell’ultimo “Unia” eseguiti dalla band in maniera magistrale senza particolari pecche e con dai suoni eccezionalmente puliti; tra questi spicca “Black’n’white” carica di grinta e di atmosfera. Nella setlist emergono anche brani maggiormente datati come “8th comadament”, “The cage” e “Kingdom for a heart” che riescono nell’intento di scaldare un pubblico non molto numeroso e un po’ freddino.
Siamo giunti al termine del primo giorno di festival quando salgono sul palco i CAVALERA COSPIRACY dei fratelli Max e Igor Cavalera; la partenza non è delle migliori e brani come “Inflikted” e “Sanctuary” spengono in parte l’energia del pubblico che sembra quasi annoiato. Tutto cambia però in una manciata di minuti, momento in cui i Cavalera Cospiracy si trasformano nei redivivi Sepoltura. Le violente note di “Arise” preannunciano l’imminente distruzione dei nostri padiglioni auricolari che si compirà grazie ad una scaletta del tutto azzeccata. Passano così senza particolari problemi “Refuse/resist”, “Territory”, “Biotech is Godzilla”, “Propaganda” e le più datate “Death embrionic cell” e “Troops of doom”. Max è perfetto dal punto di vista vocale, ma non si può di certo dire lo stesso per quanto riguarda la chitarra, il cui lavoro viene lasciato, nella maggior parte dei casi nelle mani di un impeccabile Marc Rizzo. Da segnalare la presenza sul palco di Ritchie Cavalera (figliastro di Max) durante l’esecuzione di “Black ark” e del giovanissimo figlio di Igor, Igor Jr. dietro le pelli durante “Troops of doom”! Insomma un grande show sia per i nostalgici dei mai abbastanza compianti Sepoltura che per i più giovani che hanno apprezzato appieno le doti della famiglia Cavalera!!


12 luglio 2008

Il secondo giorno dell’Evolution Fest si apre con gli IDOLS ARE DEAD, band nostrana che ha da poco pubblicato il debut “Mean”. I nostri si cimentano in un thrash metal moderno con influenze di heavy melodico; la mezzora dello show passa tutto sommato inosservata fatta eccezione per “Proud to be sick” e per la cover di “It’s so easy” dei Guns’n’roses, suonata in maniera particolare ma decisamente originale e piacevole.
I bolognesi lasciano così la palla ai ben noti NECRODEATH annunciati dalla ormai ovvia intro di carillon, che porta sotto il palco la maggioranza dei presenti. Come sempre aggressivi e determinati i liguri ci tempestano i timpani con riff al fulmicotone e ritmiche che non danno tregua alle nostre povere orecchie. Flegias è una vera e propria macchina da guerra e riesce ad affascinare il pubblico con una verve da vero frontman che non ha nulla da invidiare a personaggi più blasonati. Pietre miliari come “Necrosadist” e “Mater tenebrarum” impiegano pochi secondi a scaldare gli animi che vengono mantenuti ardenti da brani più nuovi come “Hate the scorn” e “Smell the blood”.
Dopo la solita mezzora di cambio palco, tocca ai romani NOVEMBRE che cercheranno di affascinarci con il loro gothic metal melodico carico di atmosfera e momenti death. Nonostante i Novembre siano una band la cui musica non si adatti molto ai momenti di luce solare, i nostri riescono a soddisfare la platea grazie a brani come “Anaemia” e “Triesteitaliana” tratti dall’ultima fatica ”The blue”. La band risulta molto affiatata e convinta di quello che sta facendo, con il risultato, da parte dello spettatore, di non poter staccare gli occhi dal palco, ondeggiando durante i brani maggiormente melodici e scatenandosi in un frenetico headbanging nei momenti più ritmati; è questo il caso di “Love story”, probabilmente il brano più convincente di tutto il concerto.
Rifocillate le nostre membra arse dal sole è la volta dei PAIN OF SALVATION; prima di tutto bisogna anticipare una cosa: i Pain of Salvation sono una band a cui non si può criticare né la tecnica né tanto meno l’originalità dei suoni, ma, a mio parere, non vanno per nulla bene in un contesto di festival come quello dell’Evolution. Appurato questo, i nostri aprono le danze con “The perfect elements”, un brano di difficile assimilazione e particolarmente complesso che annoia parte dei presenti che decidono di prendersi una pausa per andare a bere. Fortunatamente la setlist si rinvigorisce in breve tempo con brani maggiormente potenti e di impatto come “Ashes” e “America” che riescono sicuramente ad attrarre il pubblico che torna sotto al palco. Passano così tre quarti d’ora abbastanza pesanti fatta eccezione per “Disco queen”, brano originale e divertente che però suscita non poche perplessità tra i tradizionalisti e i benpensanti del genere.
Erano anni che non riuscivo più a sentire i DEATH ANGEL dal vivo ed ero curioso di sapere se avevano mantenuto quella violenza e quella pulizia che tanto mi aveva impressionato. Per fortuna non sono stato per nulla deluso, tutt’altro. Il combo americano ci regala un’ora di thrash metal old-style senza compromessi. Capitanati da un’incredibile Mark Osegueda il quintetto americano non lascia un attimo di tregua presentandoci una performance pressoché perfetta ed estremamente energica. Brani come “The devil incarnate”, “Thicker than blood”, “Sonic beatdown” e “Evil priest” ci giungono alle orecchie come sonore scudisciate che non lasciano tregua e che portano anche la persona più tranquilla a d agitarsi. Mastodontici ed estremamente precisi, i Death Angel sono stai, a mio parere, al miglior band di tutto il festival.
Poco dopo essermi ripreso dal terremoto sonoro dei Death Angel, è la volta dei teutonici GAMMA RAY; appena saliti sul palco Kay Hansen e soci sembrano un po’ scocciati e l’opener “Into the storm” presa dall’ultimo “Land of the free part II” parte in sordina facendo presagire al peggio. Fortunatamente il morale risale istantaneamente con brani come “Heaven can wait” e “I want out” accolta da un boato da parte del pubblico che è così tutto impegnato a pogare, cantare e saltare. Nonostante qualche momento fuori tono, la band sembra in grande forma e lo dimostra suonando una “Ride the sky” da pelle d’oca che farebbe emozionare anche il più ottuso dei fan degli Helloween. Il brano più accattivante rimane però “Heavy metal universe” che, nonostante il solito dialogo fra il pubblico e Hansen, dà una sferzata di energia decisamente esaltante.
È ora la volta degli OPETH che, con il favore della penombra riescono a regalarci 80 minuti di death metal atmosferico incredibilmente affascinante. Mikael Åkerfeldt e soci ci trasportano in luoghi ameni al di fuori della comune realtà grazie a continui passaggi tra melodia e potenza da far accapponare la pelle. Il pubblico rimane così estasiato di fronte a vere e proprie opere d’arte come “Demon of the fall” e “To read the disease” per poi arrivare a “”The drapery falls”, un vero e proprio capolavoro tratto da “Blackwater park”. Di certo non passano inosservati nemmeno “Heir apparent” e “Wreath”, acclamate a gran voce.
Gli Opeth stanno per terminare il loro immane show quando, guardando il cielo, si inizia a presagire l’arrivo di un imminente temporale. Di lì a cinque minuti succederà il disastro; in uno scenario apocalittico: secchiata d’acqua gelida accompagnano la caduta a terra di chicchi di grandine grossi come pesche che provocano danni a cose e persone. Il tutto dura non più di dieci minuti, che sono però sufficienti a rovinare in maniera definitiva il mixer e numerose apparecchiature elettroniche. Dopo circa mezzora di silenzio arriva l’ovvia comunicazione da parte del tour manager degli IN FLAMES che il concerto non potrà avere luogo a causa di gravi ed ingenti danni alle apparecchiature. La decisione di interrompere il festival è più che ovvia, ma gli In Flames stessi potevano fare lo sforzo di salire sul palco a dare la notizia invece di mandare un delegato; la cosa sarebbe stata di sicuro maggiormente apprezzata da chi ha pagato un biglietto per poi non vedere lo show.

Stanchi ed amareggiati per la pessima conclusione di serata ci dirigiamo verso le macchine, sperando che la grandine non abbia fatto dei danni anche ad esse. Nel complesso l’Evolution Fest 2008 è stato un festival ben organizzato e gradevole sotto tutti gli aspetti, con veramente poche pecche sul suo conto!!

P.S.: Un particolare ringraziamento a Ealga di Como Metal per il materiale fotografico

 

Immagini della Serata

 

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