Deadly Carnage «Manthe» (2014)

Deadly Carnage ĞMantheğ | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
05.04.2014

 

Visualizzazioni:
1015

 

Band:
Deadly Carnage
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Titolo:
Manthe

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Adres :: Bass
Marco :: Drums, Percussion
Marcello :: Vocals, Lyrics
Dave :: Guitars
Alexios Ciancio :: Guitars, Synths

 

Genere:
Post-Black/Doom

 

Durata:
48' 27"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
07.03.2014

 

Etichetta:
ATMF
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Arrivano al terzo album I noti riminesi Deadly Carnage. Una band che onestamente anche se sembra avere un certo seguito in Italia, io ho sempre un po’ snobbato a seguito di un “Sentiero Parte I” a malapena carino e due albums che a giudicare da ascolti a diverse fasi, non mi interessavano. Per la verità mi sembravano il tipico caso di band che prova a fare un genere, ma si sente che la vera essenza della band sta altrove.
Ora, io non so se questo è vero, ma so che con questo album i Deadly Carnage sfociano nel post metal, abbandonano il black metal originario e propongono invece una musica che per impatto, timbrica vocale e sporadiche aggressioni, mi ricorda gli Shining. A tratti quelli tra il terzo e il quarto album, come in “Drowned hope”, mentre nel prosieguo dell’album sono quelli di metà carriera a uscire allo scoperto, il tutto però con parti di canzone più shoegaze visibili più che altro nella seconda “Dome of the warders”, e nella summa conclusiva della title track finale. Dov’è la vittoria di quest’album? Nel fatto che riesce ad essere un album completo, per niente afflitto dalla statica monodirezionalità che affligge moltissimi dei dischi post, e ritmicamente degnamente elaborato, senza che ci si riduca a un inseguire le gesta dei Blut aus Nord o determinati arpeggi e effetti per tutto l’album. L’opener “Drowned hope”, infatti, presenta un crescendo disposto in tutta la canzone notevole, passando dall’atmosfera tersa iniziale a quella più rabbiosa, che poi si acuisce nella veloce “Carved in dust” e nella ritmata ma oscura “Beneath forsaken skies”, per poi sfociare nella disperata “il ciclo della forgia”. Questi sono per me gli episodi migliori del disco; un disco per niente stereotipato o troppo omogeneo, come spesso avviene in questo genere, capace di sfuriate non tanto black quanto metal estremo alternate ad altri momenti più ieratici, conun tocco di spleen che non manca mai in tutto l’album.
Insomma: finalmente anche i Deadly Carnage riescono a convincermi e a fare un album notevole, maturo e che finalmente sembra aver spianato la strada per questi riminesi. Per chiunque sia interessato al post metal, consiglio proprio l’acquisto di quest’album in quanto di gran qualità, molto più eterogeneo, con diversi stili musicali perfettamente amalgamati nonché tutt’altro che stereotipato. In una parola: ottimo.

Track by Track
  1. Drowned hope 85
  2. Dome of the warders 80
  3. Carved in dust 85
  4. Beneath forsaken skies 85
  5. Il ciclo della forgia 85
  6. Electric flood 80
  7. Manthe 80
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 80
  • Qualità Artwork: 75
  • Originalità: 85
  • Tecnica: 80
Giudizio Finale
81

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 05.04.2014. Articolo letto 1015 volte.

 

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