Vektor «Outer Isolation» (2011)

Vektor «Outer Isolation» | MetalWave.it Recensioni Autore:
HeavyGabry »

 

Recensione Pubblicata il:
--

 

Visualizzazioni:
1185

 

Band:
Vektor
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Titolo:
Outer Isolation

 

Nazione:
U.s.a.

 

Formazione:
David Disanto - Vocals/guitar
Erik Nelson - Guitar
Blake Anderson - Drums
Frank Chin- Bass

 

Genere:

 

Durata:
51' 43"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2011

 

Etichetta:

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

A due anni di distanza esatti dal debutto "Black Future", finalmente l'attesissimo ritorno dei Vektor. Un tempo necessario per lasciar radicare un album spiazzante come quello, una vera onda d'urto nel panorama thrash metal che – senza esagerazioni – nelle sue incarnazioni più tecniche non vedeva da troppo tempo una scossa. Ci hanno pensato loro, in quell'ormai lontano novembre del 2009, ed oggi a line up invariata si ripresentano al pubblico internazionale, smanioso come raramente accade per una band giovane, di sapere come sia "Outer Isolation". Il compito si presenta arduo, non solo in rapporto al suo predecessore, ma anche per l'idea di base da cui è partita la genesi di "Outer Isolation": quella cioè di continuare a recuperare i pezzi contenuti nel primo vero e proprio full length ("Demolition", datato 2006) ed integrarli con nuove composizioni. Vecchio e nuovo assieme quindi, un lasso di tempo in cui la band è sicuramente maturata e non è più la stessa di allora (per inciso, gli altri pezzi sono presenti su "Black Future" ad eccezione di "Moonbase", l'unica a non essere stata recuperata finora).
Mentre ancora aspettavo di avere l'intero disco sottomano per poterlo giudicare nel suo complesso (e, permettetemi il gioco di parole, nella sua complessità), mi sono consolato con le anteprime messe a disposizione dalla band, e cioè due pezzi nuovi di zecca, "Dying World" e "Dark Creations, Dead Creators"; per chi aveva ascoltato con attenzione "Black Future", i pezzi lasciavano già intendere qualcosa: non c'erano rivoluzioni sostanziali nel sound, ma la band non aveva voluto limitarsi nello sforzo, ripetendo quanto aveva già fatto. Sarebbe stata una strada facile e comunque di successo sicuro, ma questo non è avvenuto. Queste aspettative sarebbero state ampiamente confermate poco dopo: le differenze con il debutto ci sono eccome, tutte positive tra l'altro. Innanzitutto i Vektor hanno deciso di limitare le estremizzazioni vocali di DiSanto, che personalmente mi hanno sempre lasciato in dubbio sulle sue reali capacità di imitare sul palco ciò che in studio può essere aggiustato ed amplificato senza troppe difficoltà. A questa linea fa eco anche un altro ripensamento importante, quello della durata media dei pezzi. Laddove in "Black Future" i pezzi possedevano digressioni e stratagemmi vari che rendevano più difficile l'assimilazione di tutta l'opera, qui invece la struttura complessiva è stata resa tale da puntare sull'impatto, senza però tralasciare cambi di tempo, assoli e, parlando più generalmente, tutto ciò che rende "Outer Isolation" vario. A tal proposito va anche evidenziato che la chitarra solista non è messa in evidenza solo nei momenti degli assoli, ma anche nel resto della canzone si ritaglia delle piccole sezioni soliste, senza risultare assolutamente fuori luogo (per un esempio su tutti, basta sentire "Dying World").
Per riprendere ciò che dicevo prima sulla scelta di accomunare i brani vecchi ai nuovi, la differenza si nota soprattutto in "Tetrastructural Minds", per i soliti vocalizzi del singer, mentre già in "Venus Project" le differenze con lo stile attuale sono minime; insomma, è stato un bene rispolverare dei brani che altrimenti non avrebbero mai più goduto di una visibilità e di una registrazione decisamente migliori.
E il resto? Il resto è in pieno stile Vektor, e oggi credo che si possa parlare senza timore di uno stile originale per questi quattro ragazzi dell'Arizona. Sfido chiunque a trovarmi delle band che nel thrash tecnico odierno gli sono pari per personalità e realizzazione delle proprie idee.
"Outer Isolation" rappresenta quindi un passo avanti e una consacrazione definitiva, la dimostrazione che i passi avanti della musica non sono delle creazioni forzate verso la diversità, ma piuttosto la messa in gioco della propria individualità nell'esposizione, anche in presenza di canoni vecchi. Devo aggiungere altro? Ah sì: fatelo vostro.

Track by Track
  1. Cosmic Cortex 85
  2. Echoless Chamber 85
  3. Dying World 90
  4. Tetrastructural Minds 80
  5. Venus Project 85
  6. Dark Creations, Dead Creators 90
  7. Fast-Paced Society 80
  8. Outer Isolation 90
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 95
  • Qualità Artwork: 85
  • Originalità: 100
  • Tecnica: 95
Giudizio Finale
88

 

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