Intervista: Drakkar

Nessuna Descrizione Un quarto album è un obbiettivo importante per una qualsiasi band, ma molto di più per un gruppo non proprio baciata dal successo, ma che continua da decenni, a regalarci la sua musica, alimentato dalla passione e dall'amore dei fan. stiamo parlando dei drakkar, e del loro album when lighting strikes, appena pubblicato e pronto a fare la gioia a chiunque creda nel lato più epico del metal. parla con metalwave il chitarrista dario beretta!

 

Ciao, benvenuti su Metalwave! Potremmo iniziare con due righe di presentazione dei Drakkar, per i nostri lettori più giovani.

Volentieri! La band nasce alla fine del '95 in quel di Milano, con l'intento di proporre un power di stampo tipicamente tedesco, ispirato da gruppi come Running Wild, Rage, Helloween e Blind Guardian. Dopo tanti concerti dal vivo nelle peggiori bettole della provincia milanese, nel 1997, grazie al secondo demo "We Sail At Dawn", ottenemmo un contratto con l'allora neonata Dragonheart Records. Nel '98 esordimmo così con il primo full-lenght, "Quest For Glory". Sempre su Dragonheart, nel 2000 pubblicammo "Gemini", tutt'ora il nostro album più conosciuto e venduto, e nel 2002 "Razorblade God", il primo con Davide Dell'Orto alla voce. Siamo rimasti attivissimi, tra dischi e live, fino a tutto il 2003. In seguito, purtroppo, per una coincidenza di problemi, impegni personali e tante situazioni complicate, la nostra attività è andata sempre più diradandosi, anche se non abbiamo mai realmente abbandonato la band. Ogni tanto facevamo qualche piccolo show dal vivo e continuavamo a scrivere nuovi pezzi. Nel 2007 abbiamo pubblicato 4 nuove canzoni nell'EP digitale "Classified", scaricabile gratuitamente dal nostro sito http://www.drakkar.it (lo trovate ancora... attualmente il sito è in fase di ristrutturazione, quindi verrete reindirizzati sul nostro Myspace, ma è scaricabile anche da lì). Finalmente, nel 2010, siamo entrati nell'Elnor Studio di Mattia Stancioiu per realizzare il quarto album completo, "When Lightning Strikes", terminato nel 2011 e che, come sai, uscirà il 16 gennaio 2012 per la My Kingdom Music. Sarebbe dovuto uscire già lo scorso ottobre, ma è stato rimandato per questioni di distribuzione. Meglio così, il 2012 è l'anno del Drago, speriamo sia di buon auspicio per questo nostro ritorno!

Avete avuto la fortuna di nascere verso la metà degli anni 90, periodo in cui il power italiano è esploso. Che ricordi serbate di quel periodo?

Ottimi, devo dire. Era un periodo di grande fermento nella scena italiana, non soltanto power, e tra i vari gruppi ricordo molta cordialità, supporto reciproco... c'era la voglia di andare oltre, di portare il metal italiano al di fuori di quella cerchia ristretta di amatori che lo avevano sempre supportato, di allargare gli orizzonti. In un certo senso, il successo di gruppi come Labyrinth, Lacuna Coil e Rhapsody ha aiutato a sdoganare un po' tutta la scena non solo all'estero, ma anche qui da noi, facendo crescere tanti nuovi ascoltatori senza pregiudizi, che in seguito hanno magari anche riscoperto tante splendide band italiane degli anni '80, che senza avere un decimo dei mezzi delle band straniere erano comunque in grado di creare ottima musica. Un effetto benefico che si è sentito non solo sul power, ma sul metal italiano in genere.

La soddisfazione più grande della vostra carriera?

Siamo stati fortunati, perché più che una sola ne ricordo tante... l'emozione di avere il nostro primo CD tra le mani, il Monsters Of Rock di Torino nel '98, tanti bei concerti... ma forse, al di là di tutto, l'affetto dei fan in tutti questi anni, anche quando eravamo praticamente fermi ai box, resta la cosa più bella in assoluto. Non importa quanti siano... importa che ci siano. Sono i fan che ti spingono a portare avanti ancora un progetto, dopo anni, anche tra le difficoltà. Quando qualcuno ti scrive per dirti che le tue canzoni lo hanno aiutato in un momento difficile della sua vita, beh, per un artista penso che siano questi i momenti che ti restano davvero impressi.

Chiunque conosca la vostra storia, sa che non sono state tutte rose e fiori, e di tutte le difficoltà che deve affrontare una band con pochi soldi e tanta passione. Cosa direste ad una band emergente, e che probabilmente anche dovrà farsi la sua bella, dura gavetta? Ne vale la pena?

Se lo si fa per passione, per quel fuoco dentro che ha chi ama creare musica, chi sente l'esigenza di esprimersi con essa, assolutamente sì, ne vale la pena. Certo, fare metal in Italia vuol dire imbarcarsi in una vera e propria battaglia, fare sacrifici, sbattersi, faticare e, nel 99% dei casi, raccogliere solo in minima parte quello che si è seminato. Vuol dire sbattere il muso contro una realtà dura e realmente underground. Ma quando si riesce a trovare un proprio pubblico, piccolo o grande che sia, di solito non lo si perde più. E' il bello del metal: tra artisti e fan si crea un legame speciale, duraturo, che non credo abbia eguali nel mondo della musica.

E questa passione, ancora viva dopo più di vent’anni dalla vostra formazione, come è nata? Cosa vi ha spinto a iniziare la storia dei Drakkar?

I Drakkar esistevano già da qualche mese quando io entrai a farne parte, anche se erano ancora un progetto fermo al primo stadio, quello della sala prove. Eppure, in loro trovai esattamente quello che stavo cercando: volevano fare musica originale e volevano che quella musica fosse un power metal grintoso e melodico, ispirato da quello dei gruppi tedeschi, che in quel momento erano praticamente la mia ragione di vita, o quasi. Inoltre, nei compagni di viaggio di allora vidi quello che mancava a molti dei musicisti con cui avevo suonato in precedenza, ossia la determinazione, la voglia, lo spirito di sacrificio, il vedere la musica non solo come un passatempo. Mi bastarono un paio di prove per capire che c'era del potenziale. Eravamo tutti tecnicamente grezzi, tutti autodidatti, ma avevamo il fuoco di cui ti parlavo prima. Ed è quello che ci ha permesso di toglierci poi delle soddisfazioni negli anni a seguire.

Parliamo della vostra musica: quali aspetti della tradizione metal volete tramandare con il vostro lavoro? E in che modo pensate i contribuire a tale tradizione con la vostra musica?

Beh, sicuramente il nostro è un genere piuttosto classico, che si lega direttamente alla tradizione degli anni '80; anzi, per certi versi, da Razorblade God in poi abbiamo iniziato a guardare anche più indietro, ai '70, pensa ad esempio all'uso massiccio dell'organo hammond, anche in funzione solista. Detto questo, non siamo mai stati attirati dal revival fine a se stesso, abbiamo sempre cercato di guardare avanti, di restare al passo coi tempi, recuperando sonorità classiche ma in un contesto comunque attuale. Con questo nuovo album penso che abbiamo raggiunto l'equilibrio ideale, un suono assolutamente maturo e personale che porteremo avanti anche in futuro, senza mai rinunciare comunque a sperimentare un po'.

Spesso la critica che più spesso si rivolge al genere che suonate è di essere un po’ frivola, ruffiana nella ricerca della melodia e del ritornello orecchiabile. Cosa direste ad un detrattore con queste argomentazioni?

Più che argomentazioni critiche, mi sembrerebbero gusti personali... il power è sicuramente un genere che ruota molto attorno al ritornello, concepito come il momento clou del pezzo, quello che deve comunicare qualcosa, far cantare la gente, dare un'emozione. Questo a mio parere non può essere considerato un male di per sé: è semplicemente una caratteristica del genere, che si può apprezzare o meno. Può diventare un aspetto negativo quando viene portato all'eccesso, ad esempio se il chorus prevarica troppo il resto della canzone, o se per la smania di essere orecchiabili si scade nel "pop con le chitarre distorte", perdendo la potenza e la grinta che dovrebbero caratterizzare ogni buon gruppo metal. Il confine è sottile e non a caso i gruppi power di maggior successo sono quelli che riescono a restare in equilibrio perfetto tra potenza e melodia. Ma te la immagini "Eagle Fly Free" senza quel ritornello?(touchè. Ndr)

La vostra musica, sia che parli di vichinghi, dei-rasoio o alieni, è incredibilmente epica. Cosa vuol dire per voi suonare questa musica evocativa e capace di far viaggiare la fantasia dell’ascoltatore nel mondo della crisi, degli scandali sessuali e della politica corrotta (sicuramente per nulla epico)? È pura evasione o pensato che possiate comunicare qualcosa ai vostri ascoltatori?

Il lato epico della nostra musica è parte integrante del mio modo di comporre e credo che non potrei mai rinunciarvi. Non a caso è ben presente anche nel mio progetto parallelo, Crimson Dawn, dove pure faccio una musica per certi versi agli antipodi rispetto ai Drakkar, trattandosi di Doom Metal. Mi viene spontaneo esprimere quello che ho dentro in questo modo, con una musica che vuol essere maestosa ed evocativa. Ovviamente, anche i testi non possono che rispecchiare questo immaginario fatto di assoluti, di valori come l'onore, l'amicizia, il sacrificio, la lotta per un ideale. Sicuramente è una forma di evasione, di svago, perché si propone di portare l'ascoltatore in un mondo molto meno squallido di quello che vediamo fuori dalla finestra ogni giorno. Al tempo stesso, però, ha una chiave di lettura diversa, che è quella della metafora, attraverso la quale emergono i valori che ho citato prima. In fondo, nella vita di ogni giorno, ognuno di noi ha il suo drago da sconfiggere.

Direi che è giunto il momento di parlare un po’ del vostro nuovo album: che musica ci aspetta al suo interno? So che è un concept, ci dite di cosa si tratta? Quanto spazio hanno i testi nella vostra musica?

Musicalmente parlando, "When Lightning Strikes" è un po' una summa di quanto abbiamo fatto finora; riprende elementi di tutti e tre i dischi precedenti e anche dell'EP. Chiunque ci abbia seguito sa che non siamo mai stati una band portata a ripetere all'infinito le stesse cose; pur restando nell'ambito del power metal, ci è sempre piaciuto provare a fare qualcosa di nuovo, ogni volta, invece di affidarci a una formula standard. Ecco, "When Lightning Strikes" è un disco in cui a mio parere siamo riusciti a miscelare in un insieme assolutamente coerente tutte le varie componenti del nostro sound: dai ritornelli epici e immediati ai riff taglienti, dalle influenze hard rock alle cavalcate figlie del metal anni '80. In tutti i dischi precedenti c'è qualcosa che, risentendoli a distanza di tempo, avrei fatto diversamente, ma non in questo. Ormai è passato un bel po' da quando abbiamo finito di registrarlo, eppure non c'è una virgola che cambierei e questo la dice lunga, secondo me, sul risultato finale. Inoltre, la produzione è secondo me la migliore che abbiamo mai avuto, potente, precisa e pulita, e buona parte del merito va a Mat dell'Elnor Studio, che ha fatto davvero un gran lavoro, sia come fonico che come musicista, visto che è lui ad aver suonato la batteria sull'album.
Per quanto riguarda i testi: sono indubbiamente molto importanti, perché devono accompagnare la musica ed essere congruenti con l'atmosfera della stessa. Se poi si decide di imbarcarsi in un concept album, come abbiamo fatto noi per questo disco, diventano a maggior ragione fondamentali. "When Lightning Strikes" narra le peripezie di un uomo che, reincarnandosi ad ogni sua morte, attraversa le epoche della storia dell'umanità, dal IX secolo d.c. fino a un lontano futuro, senza mai avere memoria delle proprie vite precedenti. Alla fine, scoprirà che le sue reincarnazioni sono dovute all'intervento di una razza aliena incredibilmente avanzata, che lo ha trasformato in un "registratore vivente" attraverso cui studiare la nostra evoluzione, al fine di determinare se la razza umana sia da confinare sulla Terra, perché troppo pericolosa e autodistruttiva, o se le si possa concedere di avventurarsi nella galassia. Abbiamo cercato di dare al tutto un certo gusto anni '50/'60, ispirandoci un po' a tutta la cultura pop americana di quell'epoca, dai fumetti ai pulp magazine, passando per i primi veri film di fantascienza come "Ultimatum Alla Terra" (dimenticatevi il sequel, che è meglio!); ma dato che il concept si sposta di epoca in epoca, ne abbiamo approfittato anche per inserire riferimenti storici a fatti realmente accaduti e/o citazioni di altre opere più recenti.

So che sarete presto in tour: ce ne parlate? In che città avremo il piacere di sentirvi?

Ora come ora non posso ancora risponderti perché non c'è niente di definitivo. Ci stiamo guardando intorno per cercare il modo migliore di promuovere l'album ovunque ce ne sia la possibilità, anche se ovviamente non è facile e questo lo sa chiunque faccia musica originale. Noi siamo sempre stati una live band, quindi ci farebbe piacere poter toccare più città possibili sia in Italia che all'estero. I contatti non mancano, poi bisogna vedere quanti di questi si tradurranno in date concrete, ma siamo abbastanza ottimisti.

Bene, l’intervista volge al termine. A voi la parola, avete qualcosa da dire ai nostri lettori?

Direi che mi sono già dilungato fin troppo, quindi mi limiterò a ringraziare voi di Metal Wave e tutti quelli che hanno avuto la pazienza di leggere fin qui! Stay metal

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Intervista di Zoro Articolo letto 1513 volte.

 


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