Ottone Pesante «Brassphemy Set in Stone» (2016)

Ottone Pesante «Brassphemy Set In Stone» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
04.01.2017

 

Visualizzazioni:
1035

 

Band:
Ottone Pesante
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Titolo:
Brassphemy Set in Stone

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Paolo Raineri :: Trumpet
Francesco Bucci :: Trombone
Beppe Mondini :: Drums

 

Genere:
Heavy Brass Metal

 

Durata:
32' 20"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
15.11.2016

 

Etichetta:
B.R.ASS
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

E chi se li scorda gli Ottone Pesante, una band da Faenza che propone metal coi fiati al posto di chitarre e bassi, il tutto strumentale, e che ora arriva al proprio primo full length, che concentra 10 tracce per 32 minuti di musica che insiste di più che in passato su un drumming più tipicamente metal estremo.
Ora una certa evoluzione del sound c’è rispetto all’Ep di debutto, gli OP usano più generi e donano maggior respiro e influenze alle proprie canzoni, e questo è senz’altro positivo, ma il risultato complessivo sinceramente brilla quasi soltanto quando si suona qualcosa di estraneo al metal. Ne sia un esempio “Trombstone”, un brano sepolcrale e composto da due scarne linee di fiati che formano un brano tipo doom, atmosferico e oscuro, ma comunque estraneo al metal, oppure una “Bone Crushing” dove il death metal si fa da parte e lascia largamente posto a partiture più schizoidi e destabilizzanti, che diventano disturbanti alla fine del brano grazie all’uso di più tracce di fiati che danno un risultato spettrale. Coinvolgente, ma che non ha nulla di metal (ed è male se la band dice di fare proprio questo genere). C’è spazio per una curiosa incursione di fiati nell’ultimo brano in scaletta, ma per il resto “Brassphemy...” per me termina le sue buone carte, perché per il resto insiste a fare qualcosa tipo Death Metal o simili con i fiati, ma con un risultato che oltre a mostrare una certa stravaganza fine a sé stessa non va, per il semplice fatto che il canovaccio originale è fatto meglio. L’esempio di ciò che dico è dato da “Torture Machine Tool”, un discreto esempio di Meshuggah rifatti coi fiati, pregevole per inventiva ma dove la mancanza di basse frequenze si sente drammaticamente. E tralasciamo l’opener “Brutal” o il plagio di un riff di “Night’s Blood” dei Dissection alla fine dell’ottava canzone.
Insomma: si può certamente suonare sperimentali e affascinanti con i fiati ma non si può suonare metal o pesanti con i fiati, e “Brassphemy set in stone” ne è un esempio lampante: apprezzabile per la sua stravaganza sulle prime, lascia il tempo che trova ben presto e il risultato sinceramente non suona pesante come con gli strumenti metal tradizionali. A questo si aggiunga il fatto che la band mi sembra arrivare a 32 minuti con il fiatone per via di qualche plagio e di alcuni brani filler che trovo del tutto insipidi, e questo conclude il discorso su quest’album, che per me ha la colpa fatale di provare troppo a fare metal, quando invece i risultati migliori ci sono proprio quando la band si distacca da queste sonorità. In conclusione, quest’album potrebbe anche essere apprezzato da qualche amante delle sonorità più sperimentali, ma è poca cosa rispetto ai Mombu, agli Zu o al sax e al flauto dei Dawn of a Dark Age, e oltre a un certo stupore dinanzi all’ascoltatore per me non vanno. Mi spiace.

Track by Track
  1. Brutal 50
  2. Night's Blood 55
  3. Bone Crushing 70
  4. Torture machine tool 55
  5. Trombstone 70
  6. Copper SulpHate 50
  7. Pig Iron 50
  8. Melodic death mass 50
  9. Redsmith veins 50
  10. Apocalips 55
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 65
  • Qualità Artwork: 60
  • Originalità: 50
  • Tecnica: 60
Giudizio Finale
56

 

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