Intervista: Tribunale Obhal

Nessuna Descrizione Tribunale Obhal è un progetto Hard Rock neonato della provincia di Pesaro Urbino appartenente al roster targato Volcano Records. Questo è il resoconto della nostra chiacchierata a Marotta in un bar sul lungomare a base di gin lemon, birre e schiamazzi di incitamento da parte dei loro supporters, chiacchierata rivelatasi estremamente piacevole e costruttiva.

 

Perchè innanzitutto la scelta dei titoli "Tribunale Obhal" e "Rumore in aula"?

E' un gioco di parole in contrapposizione al tipico silenzio d'aula di tribunale. Obhal è una figura interiore incontaminata dal giudizio del mondo esterno che vuol invece fare rumore, farsi ascoltare, esprimere con forza quello che prova. A noi il silenzio non piace, da li la nostra idea di fare rumore con le nostre tematiche anche per dare un pò fastidio. E' stato un album di pancia in cui abbiamo voluto comunicare la nostra voglia di dare sfogo alle nostre emozioni (vedi ad esempio "Tutta la voce che ho") e quindi di far "rumore" in aula, che sarebbe l'aula dentro noi stessi.

Se doveste provare a dire cosa vi ha spinto a fare musica ci riuscireste?

E' difficile rispondere correttamente perchè in qualsiasi campo o lavoro ti chiedi "perchè voglio farlo?". Al giorno d'oggi sei costretto a fare molti lavori ma il percorso che stiamo intraprendendo è tutt'altro che costrizione, è piuttosto una vocazione.
Diciamo che fino a quando lo status di musicista verrà visto in maniera anomala questa domanda continuerà ad esistere. Il musicista è sempre visto come il fricchettone che tira a campare invece è qualcosa che senti dentro e, perchè no, anche un pò soddisfare il proprio ego salendo sul palco e stare al centro dell'attenzione ma è una vocazione prima di tutto, devi sentirlo. Molti hanno iniziato per moda ma chi lo fa per passione non molla, ha cura del proprio progetto, investe tempo e soldi, ci crede in quello che propone e cerca di esprimere.

Di cosa parlate nei pezzi?

Le tematiche si avvicinano tutte al nostro concept originario, in canzoni come "Lei" ad esempio ci sono versi come "sarò io a cantare al mio funerale" che sono riconducibili al tema principale della band però fondamentalmente è una canzone che parla di donne, è una lettera a tutte le donne. Ci sono anche testi come "Seven" che si spingono sui valori della famiglia che stanno prendendo una connotazione particolare oggigiorno. Paradossalmente cerchiamo di non toccare tematiche tipiche del rock come la politica perchè per noi la musica dovrebbe unire e questi temi invece potrebbero risultare divisivi. "Nell'ombra" invece parla di persone care che sono venute a mancare tutte in brevissimo tempo ed è nata in maniera molto repentina. In sostanza sono tematiche di vario tipo che vanno tutte a confluire sul "rumore in aula" di cui ti abbiamo parlato prima

Come vi collocate all'interno della scena? Dov'è secondo voi collocato lo zoccolo duro dei vostri fan?

Può essere un vanto il fatto di non avere uno zoccolo duro. Ci hanno fatto i complimenti dai bambini sotto i dieci anni ai sessantenni. Noi puntiamo al mainstream e non all'underground e fossilizzarci in un genere può essere deleterio perchè poi rimani incatenato ad esso. Ci piace l'idea di piacere un pò a tutti senza alcun tipo di barriera.

Perchè la scelta del cantato italiano?

Considerato che il nostro è Hard Rock, quindi un genere esplorato, un cantato in inglese sarebbe stato poco originale all'estero è sarebbe stato difficile costruirsi una carriera sotto questo punto di vista, inoltre il cantato in italiano ci permettere di raggiungere in maniera più diretta gli ascoltatori nostrani oltre al fatto che per noi risulta molto più incisivo esprimerci con la nostra lingua abituale e far arrivare i messaggi che vogliamo trasmettere. Per quanto riguarda l'internazionalizzazione prendi i "Rammstein", non capiamo molto dei loro testi ma la loro musica funziona e a noi non dispiacerebbe affatto avere lo stesso impatto sul pubblico.

Ho notato che in uno dei vostri live avete aperto Taipaa col main riff di Spiders dei System of a Down, cos'è significato per voi quel gruppo e cosa significa tutt'ora?

Alcuni di noi hanno un passato di tribute band dei soad, non c'è nulla di loro nel nostro sound ma qualcosa ci è comunque rimasto. Coi loro pezzi abbiamo imparato a suonare e quindi è un qualcosa che ci piace portarci dietro in qualche modo. Ci sono molti gruppi famosissimi che fanno tributi ai loro begnamini durante le loro performance e noi abbiamo voluto fare lo stesso.

Come vedete la scena musicale underground italiana e non?

La scena italiana è attiva e sottovalutata, ci sono molti artisti con le palle., ne abbiamo conosciuti tanti. Oggi però c'è troppa offerta, prima anche imparare uno strumento era più difficile, non ci si limitava ad andare su internet a vedere tutti i tutorial e i tips che esso può offrirti, oggi come oggi inoltre non ti stupisci neanche più di tanto quando vedi un virtuoso. Quando la musica diventa funambolica perde di senso. Il mainstream passa musica di bassissimo livello che potrebbe fare chiunque e questo sminuisce la figura del musicista, sei visto come uno che cazzeggia. Per fare carriera come musicista è più facile farlo come turnista e secondo noi un'altra cosa che può influire a far rimanere nell'ombra molti bravi artisti è l'eccessivo attaccamento ai bigs del passato e quindi la non capacità o volontà di guardare avanti.

Cosa ne pensate delle cover band?

Noi le abbiamo avute, hanno una funzione importante all'inizio per migliorare l'affinità con gli altri membri del tuo gruppo e per conoscere meglio il tuo strumento ma può rivelarsi un'arma a doppio taglio perchè a volte la gente che si abitua a vederti come cover band quando viene ai tuoi concerti in cui fai inediti ti può venire a chiedere delle cover, a noi è successo. Dopo un pò ci siamo fatti un esame di coscienza e abbiamo deciso che la musica è anche altro. Se fai il musicista bene, ma se fai l'artista la strada è decisamente un'altra. Se punti al successo non puoi puntare alle cover.

Cosa ne pensate del pay to play?

E' una consuetudine soprattutto nel metal, noi abbiamo avuto la fortuna di aprire ai Dunk senza pagare nulla. E' il male della musica di adesso perchè non permette alle band di intraprendere un tour per via dei costi esagerati. C'è un investimento non da poco per una band che vuole emergere e se inizio un impresa e pago per offrire un prodotto capisci che non ha senso a livello economico ed aziendale. Gruppi già famosi che ricevono soldi da band che stanno iniziando il loro percorso è una cosa molto brutta a nostro parere. Noi se facessimo successo non faremmo mai una cosa del genere, ma secondo noi il problema è di chi paga e non di chi propone.

Parliamo di Taipaa

Il video è un pò atipico, sin da subito abbiamo scelto di non apparire, appaiono invece un ballerino e un attore professionista. Abbiamo scelto di inserirci un ballerino perchè il ballo è una forma espressiva primordiale ed è in sintonia col significato del brano il cui titolo è l'anagramma di apatia se andiamo aggiungere una A alla parola originale Taipa (con una sola A) che è un termine Miwok che significa "ali spiegate". Parliamo quindi di un qualcosa che va nel senso opposto rispetto all'apatia, la sua antitesi. Ci sono pezzi più diretti dal punto di vista delle tematiche ma altri come Taipaa che hanno dei significati che possono anche lasciare spazio all'interpretazione e la cosa ci piace.

Vi sentite che potevate fare di più e magari avete avuto impedimenti di tipo tecnico o economico?

Sempre si può fare di più, se c'è stata qualche difficoltà è servita per farci crescere. Anche il poco tempo che ci abbiamo impiegato per la realizzazione del video e del disco è servito paradossalmente per preservare l' impronta diretta e non pensante di quest'ultimo che volevamo fosse una dichiarazione d'intenti. "Noi siamo così, siamo un gruppo diretto che ti grida in faccia ciò che ha dentro", sono queste le cose che vogliamo comunicare.

Come pensate di muovervi per promuovere l'album?

Il metodo più efficace è suonare dal vivo, la resa è del tutto diversa e riesci a trasmettere molto molto di più, infatti le nostre canzoni hanno una resa che è molto fedele ai live; è stato un qualcosa di voluto in fase di produzione.

State lavorando a qualcos'altro nel frattempo?

Abbiamo bozze del prossimo disco e anche il nome ma non te lo sveliamo (ridono). Non sarà la stessa cosa del primo, stavolta sarà più ragionamo ma comunque rimarremo a quello che siamo sempre stati.

Volete lasciare un messaggio a chi leggerà l'intervista?

Veniteci a vedere numerosi ai nostri concerti. Saremo al Sinistro Fest a Cerreto Guidi (FI) l'otto di Settembre e al MEI Festival di Faenza (RA) il trenta Settembre.

Intervista di Fleshrequiem Articolo letto 645 volte.

 


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