Kalrog Naar «Dark Metal» (2025)

Kalrog Naar «Dark Metal» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
05.09.2026

 

Visualizzazioni:
72

 

Band:
Kalrog Naar
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Titolo:
Dark Metal

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Kalrog Naar :: All instruments

 

Genere:
Romantic Dark Metal / Epic Fantasy Metal

 

Durata:
27' 48"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2025

 

Etichetta:
Autoproduzione

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
Frantic Mule
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Recensione

Per cominciare questa recensione, occorre fare una premessa piuttosto lunga e con termini abbastanza desueti, quindi seguitemi bene: il nome Kalrog Naar potrebbe non suonare familiare, ma per i puristi del black italiano più vicini all’underground lo potrebbe diventare se vi dico che l’unico componente di questa one man band da Sondrio era in passato anche l’unico membro di Animae Capronii e Trust your heart. Di questi, gli Animae Capronii sono quelli più “famigerati” in quanto con l’esplosione dell’epoca di internet si sono fatti notare in negativo (loro malgrado) per aver pubblicato una immane quantità di dischi registrati, ma con una attenzione ai dettagli in fase di registrazione che aveva dell’atroce, per un risultato che è più o meno come vi aspettereste che suoni una “bedroom black metal band”, ma con l’unica differenza che questo era con gli Animae Capronii, perché il progetto Kalrog Naar non fa più black metal, ma un mix tra heavy, gothic, folk, viking e black metal, ma con il sound e le carenze tecniche e formali che sono appena di poco migliorate. Questo “Dark Metal” è il rifacimento di alcuni brani fatti tra il 1999 e il 2002 (in origine sotto quale band non ci è dato saperlo), e consiste nel dodicesimo album di Kalrog Naar, anche se intanto ha già pubblicato altri 4 full length. Ah, e la band è attiva dal 2021!
Una volta digerito tutto questo, possiamo cominciare con la recensione.
E purtroppo “Dark metal”, manco a dirlo, soffre degli stessi problemi che hanno sempre attanagliato le produzioni di questo artista: musicalmente il disco è anche ok come mood, seppur parecchio rudimentale, ma tutto è penalizzato da delle voci pulite a volte ridicole come nell’opener “Lost arctic horizons”, voci urlate non sempre nel contesto, metriche vocali a volte cringe, chitarre e tastiere che (come in “The house on the shore”) o non centrano le note giuste per fare la melodia sdoppiata, oppure la chitarra è scordata, doppio pedale per la serie “buona la prima”, e non parliamo degli assoli, per cortesia. Ne conseguono purtroppo una “Noctambulants” pedestre e fatta alla meno peggio, una “The bridge of sorrow” che consiste in 4 accordi semplici e poco più (capisco che era l’inizio, ma brani così davvero sono trascurabili), e una “Portal of infinity” che sembra abbozzata e poco più. L’unica nota positiva è data dalla quinta “The pyramid under the moon” che è quasi ascoltabile visto che va a ricordare i Bathory del periodo Viking, ma tutto poi viene rovinato perché invece di proporci un lento evocativo tipo “One rode asa bay”, Kalrog Naar decide di accelerare e guasta l’effetto del brano.
Kalrog Naar e i suoi precedenti progetti costituiscono un vero unicum del metal italiano: è uno che compone senza sosta, ma sembra che non abbia standards: fa un brano e via, a posto, senza preoccuparsi di rifinirlo, dargli ulteriori idee, scartarlo o unirlo a un altro brano né niente. Io non so se questo è dovuto da una scarsità di mezzi per registrare o per chiusura mentale musicale, e so anche che da questo compositore questo è quanto ci si deve aspettare, ed è per questo che il voto sotto riportato è negativo ma non catastroficamente negativo: almeno Kalrog Naar una certa onestà musicale ce l’ha, ciò che sa fare è esattamente ciò che ti devi aspettare, e in mezzo a dei rookie che fanno un demo (al massimo anche un album) scadenti col solo obiettivo di dire “Ciao, anch’io ho fatto un album black metal e ora mi sento figo” per poi mollare poco dopo e non accettare critiche, almeno il nostro Kalrog Naar ci crede, e ci crede anche da tempo, visto che è da inizio anni 2000 che fa musica a questi regimi. Possiamo rispettare l’onestà di questo progetto alla “it is what it is, what you hear is what you get”, ma certamente dopo così tanti anni non capisco come si fa a suonare così sempre allo stesso modo e non cercare almeno per curiosità di alzare un po’ il proprio livello delle composizioni.

Track by Track
  1. Lost arctic horizons 55
  2. Noctambulants 50
  3. The house on the shore 55
  4. The bridge of sorrow 45
  5. The pyramid under the moon 60
  6. Circle of stones 55
  7. Portal of infinity 55
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 55
  • Qualità Artwork: 60
  • Originalità: 55
  • Tecnica: 50
Giudizio Finale
55

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 05.09.2026. Articolo letto 72 volte.

 

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