Intervista: Master

Nessuna Descrizione Saranno passati appena dieci minuti da quando i master hanno chiuso la loro performance al target club in quel di bari. l’adrenalina scatenata fino a pochi minuti prima svanisce lentamente nell’aria. il “pissed to death festival” è finito, paul speckmann è lì che mi aspetta, visibilmente stanco ma senza aver perso minimamente il suo silente carisma. ci sediamo per una chiacchierata quando due fan, abbondantemente su di giri, ci interrompono e cercano di intrattenersi con paul, che si indispone parecchio e si allontana. dopo esserci liberati dei giovanotti (che ci auguriamo non abbiano guidato in quelle condizioni), il vocalist dei master finalmente ci concede l’intervista.

 

Allora, venticinque anni di carriera e ancora in giro per i palchi di tutto il mondo. Che sensazione da?

Paul Speckmann :: Grandissima. Fare metal da così tanto tempo è un qualcosa di speciale, unico. Certo, a volte va di merda, ma è la vita. Girare il mondo, conoscere nuova gente che rivedrai magari quando torni in un posto è spettacolare, è come avere migliaia di amici ovunque. Poi vedi posti nuovi, assaggi cibi diversi, conosci altre band, ti capita di lavorare con persone gentili e professionali come ci è capitato stasera.

Come mai i Master sono rimasti sempre underground?

Paul Speckmann :: I Master non si adeguano a nessun trend. Noi suoniamo la stessa roba di venticinque anni fa, a differenza di altre band che magari hanno iniziato come noi e adesso si adeguano a qualche merdoso trend moderno. Preferiamo restare nell’underground piuttosto che scendere a compromessi.

Come mai hai lasciato gli Usa per la Repubblica Ceca?

Paul Speckmann :: Parli di una vecchia storia. Nel 2000 mi sono unito ai Krabathor, dal momento che il progetto era serio e fare avanti e indietro dagli Usa era diventato faticoso e privo di senso. Poi in generale gli Usa mi avevano rotto, lì si finiva sempre per suonare di fronte a venti persone, mentre in Repubblica Ceca non andava così. Poi è un posto civile, tranquillo, libero, senza tutta questa polizia che ti soffoca e ti controlla.

Parlaci del nuovo album dei Master.

Paul Speckmann :: “The Human Machine” è un attacco ai governi che controllano l’individuo. Questo è il vero problema di questi tempi. È una cosa che sta prendendo piede e sta crescendo ovunque. Prendi il Brasile, per esempio, è ridotto a uno stato di polizia, e anche gli Stati Uniti vanno in questa direzione. I governi vogliono trasformarci in macchine, buone soltanto ad eseguire ordini.

Qual è la tua opinione sulla scena attuale?

Paul Speckmann :: Terribile. È davvero una merda il metal di oggi, con tutti questi trend del cazzo. Per me il metal è quello di Sodom, Kreator, Black Sabbath, Destruction, Motorhead. Se vogliamo parlare di band attuali, beh, allora ti posso dire che i Sacrificial Slaughter (che hanno suonato prima dei Master, ndr): sono una grande band.

Quali sono le tue visioni politiche e religiose?

Paul Speckmann :: Religiose (ride, ndr)? Non esiste nessun Dio, credo solo in me stesso. Per quanto riguarda la politica, credo che ogni governo sia corrotto e oppressivo, bisognerebbe buttarli tutti giù.

Dopo tutti questi anni, dicci perché ne è valsa pena.

Paul Speckmann :: Per quanto mi sono divertito, per tutti gli amici e per la musica. Suonare davanti a un pubblico, rendere felici molte persone che vengono a vederti è stupendo, è una soddisfazione che un lavoro tradizionale non ti darà mai. Io mi sento parte di un popolo che divide un unico ideale, il metal! (Intanto arriva il tour manager che ci interrompe per dirmi qualcosa, col suo accento molto stretto, che purtroppo non capisco nonostante gli sforzi e che suppongo voleva che scrivessi, sorry man! ndr).

Rimpianti?

Paul Speckmann :: Nessuno. Ho vissuto con la mia musica, ho una casa, un auto, amici e tutto il resto. Non posso lamentarmi. Forse una cosa c'è: l'underground frutta pochi soldi.

Che te ne pare dell’Italia? Ci vieni spesso?

Paul Speckmann :: Appena possibile. L’Italia è fantastica, cibo, donne, città...

A proposito di donne, essere il cantante dei Master ti ha aiutato a rimorchiare?

Paul Speckmann :: (Ridendo e con una faccia sospetta, ndr) Beh, si ma non tantissimo...

Ci racconti un episodio particolarmente positivo e uno negativo della tua carriera?

Paul Speckmann :: Beh, il concerto di stasera è stato decisamente un episodio positivo, quindi diciamo questo. Per quanto riguarda uno negativo, beh ricordo quella volta a El Salvador. Stavamo suonando quando la polizia ha iniziato a caricare la folla. Appena abbiamo finito un pezzo, ho sentito qualcuno che mi chiamava da dietro, mi sono girato e ho visto una decina di uomini in divisa, con la mitragliatrice. Ci hanno detto che il concerto era stato sospeso per disordini e ci hanno portati via. Pazzesco!

Ok, grazie mille per la chiacchierata. A presto!

Paul Speckmann :: Grazie a te! Un saluto ai lettori e buona fortuna!

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Intervista di Crash Articolo letto 1181 volte.

 


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