Lythora «Crack The Stone» (2026)

Lythora «Crack The Stone» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Owen »

 

Recensione Pubblicata il:
16.09.2026

 

Visualizzazioni:
63

 

Band:
Lythora
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Titolo:
Crack The Stone

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Gianluca Andreacchi - voce/chitarre
Nicholas Tomesani - basso
Rosario Di Spirito - batteria

 

Genere:
Heavy / Thrash Metal

 

Durata:
24' 7"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
15.06.2026

 

Etichetta:
Autoproduzione

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
Infinity Heavy
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Recensione

Dopo la pubblicazione dei singoli The Ride e Lycanthropy, il terzetto bolognese Lytrhora pubblica il primo EP Crack The Stone, forgiando un suono granitico a cavallo tra Black Label Society, Exodus e influenze moderne. La band è composta da Gianluca Andreacchi, impegnato a forgiare riff ribassati e monolitici alla chitarra e a disegnare melodie solide e veraci dietro il microfono, Nicholas Tomesani con un basso cavernoso e Rosario Di Spirito con un drumming preciso e corposo, capace di aprirsi a improvvise e repentine accelerazioni in doppio pedale. Le tracce che compongono questo lavoro sono cinque, ben suonate e ben prodotte, malgrado il sound e lo stile non siano rivoluzionari né particolarmente innovativi. Forse non è neanche questa l'intenzione della band, che rimane salda su territori old-school (a cavallo tra stoner, heavy e thrash metal) dimostrando una solidità compositiva invidiabile e una produzione di ottima qualità, capace di esaltare il carattere massiccio e monolitico della loro proposta musicale. Il disco si apre con l'intro sabbathiano Lycanthrophy, il cui riff lento, doom e minaccioso sfocia presto nel thrash più puro, grazie anche alle ottime e repentine accelerazioni in doppia cassa di Di Spirito. Un brano rude e cattivo che, nel ritornello, strizza l'occhio alle melodie più coriacee e quasi solenni del power metal in stile Sabaton. Ottimo l'assolo di chitarra in wah-wah di Andreacchi, le cui linee vocali in questo pezzo convincono però un po' meno. Poco male, perché la band gira alla grande e la formula del power trio collaudato funziona alla perfezione, come dimostrano brani come Until Tomorrow. Riff potenti e un guitar work di alta qualità caratterizzano questo pezzo rabbioso e monolitico, in cui emergono le influenze chitarristiche di Zakk Wylde sia nei pinch harmonics che nell'uso del wah-wah. La prestazione della band è ottima sia nel songwriting sia negli arrangiamenti di basso e batteria. The Ride è puro stoner incattivito che ricorda gli ultimi album dei nostrani Strana Officina, sia nel riffing sia nella prestazione vocale, la quale cerca soluzioni monolitiche che si fondono splendidamente con la sezione strumentale e le ritmiche serrate. Immancabile l'assolo in wah-wah per la gioia dei puristi dei BLS. Lies si apre con un arpeggio malinconico e sinistro alla Iced Earth e con la voce recitata e minacciosa di Andreacchi, che si conferma interprete teatrale di ottimo livello. Chiude il disco Wicked Game, un brano mastodontico con venature ottantiane, incattivito da un thrash metal senza compromessi in cui la seconda parte punta sull’ accelerazione e si basa su un drumming devastante. In definitiva, i nostri spiccano per la compattezza del loro sound: essenziale e diretto, sa essere brutale senza scadere nel triviale. Un terzetto di assoluta qualità, dotato di una forte personalità compositiva e sonora, che ha tutte le carte in regola per dire la sua. Adesso, la prova del nove sarà un album di ancora maggiore spessore. Forza così!

Track by Track
  1. Lycanthropy 70
  2. Until a New Tomorrow 75
  3. The Ride 80
  4. Lies 70
  5. Wicked Game 75
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 80
  • Qualità Artwork: 75
  • Originalità: 70
  • Tecnica: 85
Giudizio Finale
75

 

Recensione di Owen » pubblicata il 16.09.2026. Articolo letto 63 volte.

 

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