Savior From Anger «Pure Steel Records years 2014-2017» (2026)

Savior From Anger «Pure Steel Records Years 2014-2017» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Owen »

 

Recensione Pubblicata il:
06.06.2026

 

Visualizzazioni:
235

 

Band:
Savior From Anger
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Titolo:
Pure Steel Records years 2014-2017

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Marco Ruggiero - chitarre
Bob Mitchell - voce
Franco Fiordellisi - basso
Michele Coppola - batteria

 

Genere:
Power Metal

 

Durata:
52' 0"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
29.04.2026

 

Etichetta:
MRM Productions
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

La band partenopea Savior From Anger, capitanata da Marco Ruggiero, per celebrare il decimo anniversario del disco Temple Of Judgment — pubblicato in precedenza per l'etichetta tedesca Pure Steel Records — ha deciso di ri-registrare, ri-arrangiare e remixare il materiale originale, coinvolgendo la nuova formazione e aggiungendo brani inediti. Il disco si apre con Across The Sea, un brano impetuoso e veloce che trasuda influenze del classic metal statunitense; il sound guarda ai Vicious Rumors, unendo l'epicità del power metal nel ritornello, che trae spunto anche da sonorità pirate-metal degne dei teutonici Running Wild. È poi il turno dell’up-tempo In The Shadows, qui in una nuova versione alternativa più monolitica e coriacea, con assoli ben composti e fulminei, come richiede il genere. Si prosegue con Bright Darkness: l’intro epico sfocia in una pura cavalcata old-school, chiarendo subito gli intenti del quartetto; in questo brano, la voce risulta particolarmente ispirata e melodica. The Eye è un altro brano massiccio che viaggia, questa volta, su ritmi di doppia cassa. In Thunderheads si sentono gli echi degli Accept e del thrash dei primi Overkill, offrendo un vero tributo al lato più fedele e tradizionale dell’heavy metal. Chosen Ones parte con un arpeggio sinistro che sfocia in un riff veloce e cattivo, il quale echeggia i primi Savatage; qui si inserisce un notevole acuto, un vero richiamo alle armi. L’assolo di chitarra è veloce e ispirato: l’energia, ai nostri, non manca di certo. The Calling è un altro pezzo molto ispirato, che si contraddistingue per l'ottima prestazione vocale e per una composizione solida e d'impatto; il brano si chiude con una cavalcata furiosa impreziosita dagli acuti di Bob Mitchell. A seguire, la ballad Starlight smorza la ferocia della prima parte del disco con il suo arpeggio: la voce è ispirata e si apre ad aperture melodiche che ricordano le migliori ballad dei Judas Priest degli anni '80. The Eyes Open Wide è furiosa e vede sugli scudi l’ottima prestazione di Michele Coppola dietro le pelli, con un riffing serrato e monolitico di Marco Ruggiero. Mentre Repentance riporta una calma apparente, aprendosi lentamente con chitarre pulite in strumming per poi virare, grazie a un cambio di tempo repentino, su un riff cattivo e catartico che caratterizza il brano. Si prosegue con l’ispirata ex title-track Temple Of Judgment, caratterizzata da un ottimo riffing old-school e un chorus accattivante. Chiude il disco la versione originale di In The Shadows. In conclusione, il lavoro è un tributo al passato con la Pure Steel Records. Nonostante una veste sonora un po' ovattata, che sacrifica la modernità e la pulizia in favore di un’estetica volutamente rétro, il disco risulta solido e capace di soddisfare i puristi dell'heavy metal classico che cercano energia e devozione ai canoni del genere.

Track by Track
  1. Across the Sea 70
  2. In the Shadows (alternative version) 80
  3. Bright Darkness 75
  4. The Eye 80
  5. Thunderheads 85
  6. Chosen Ones 70
  7. The Calling 75
  8. Starlight 80
  9. The Eyes Open Wide 80
  10. Repentence 70
  11. Temple Of Judgment 75
  12. In The Shadows 80
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 60
  • Originalità: 75
  • Tecnica: 85
Giudizio Finale
75

 

Recensione di Owen » pubblicata il 06.06.2026. Articolo letto 235 volte.

 

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