Black Yet Full of Stars «Dark Wing Gospel» (2024)

Black Yet Full Of Stars «Dark Wing Gospel» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
16.05.2026

 

Visualizzazioni:
117

 

Band:
Black Yet Full of Stars
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Titolo:
Dark Wing Gospel

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Carlo Dini :: Guitars, Orchestral arrangements
Michiel van der Plicht :: Drums
Ludovico Cioffi :: Vocals
Davide Penna :: Vocals
Misha Voeykov :: Bass
Zemma :: Vocals (additional)
Yannik Sieburg :: Guitars (lead)

 

Genere:
Symphonic Power / Progressive Metal

 

Durata:
38' 23"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
21.12.2024

 

Etichetta:
Autoproduzione

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

A giudicare dalla copertina e dal nome dell’album e della band, può sembrare che “Dark Wing Gospel” sia un nuovo progetto black metal moderno, proveniente da chissà dove, e invece il mastermind di BYFOS è un italiano trasferito nei Paesi Bassi, al secolo Carlo Dini, che dopo un primo album debitore al metal classico, qui lascia che le influenze orchestrali con tanto di cori e strumenti di vario tipo vengano lasciati liberi di esprimersi, per un risultato che consiste in un symphonic metal ipervitaminizzato, sulla falsariga di cose tipo i Therion e certi Dimmu Borgir di metà carriera, ma con la componente orchestrale molto più enfatizzata.
Viste le circostanze compositive, era facile immaginarsi qualcosa di prolisso, pacchiano e anche inutilmente over the top tutto il tempo, ma va detto che incredibilmente BYFOS ce la fa. Le influenze symphonic escono immediatamente allo scoperto sin dall’opener “Halom Shacor” con un feeling molto cinematografico e con voce power, e non vengono mai negate per tutti i 38 minuti e mezzo del disco, semmai vengono solo un po’ variate verso il metal estremo con il brano “Nigredo”, più epico e che fa il verso ai Dimmu Borgir, solo che dove i norvegesi si fermano, BYFOS prosegue e non smette di ammantare la propria musica di orchestra, proseguendo poi con un mix di voci urlate e pulite (predominanti) nei brani successivi, dove tra l’altro c’è spazio anche per l’utilizzo positivo di riffs e grooves, come in “Rubedo”, probabilmente il brano migliore di “Dark wing gospel” perché sa far combaciare le parti più sinfoniche con quelle più metal, senza che ci sia o una componente soltanto, o l’altra.
Detto questo, devo anche trovare l’unico punto debole a “Dark wing gospel”, e non è un errore compositivo quanto piuttosto una condizione obbligatoria a questo tipo di musica: “Dark wing gospel” nonostante è prodotto benissimo e composto in maniera egregia, resta pur sempre un prodotto un po’ di nicchia. A parte infatti lo stile musicale un po’ scollato, che passa da power a metal sinfonico estremo in certi brani, come se fosse più un disco orchestrale con degli stili di metal a fare da cornice, va anche detto che questo è uno stile certamente più diffuso all’estero, ma non molto presente in Italia; certamente apprezzato, ma non molto con una grossa fanbase. Non si tratta di cose che intaccano più di tanto il voto, ma rendono “Dark wing gospel” certamente un po’ meno vendibile, per la fascia di pubblico più esigua.
A parte questo, “Dark wing gospel” resta un molto buon esempio di come fare bene metal orchestrale. Black yet full of stars poteva essere l’ennesima cosa tutta fronzoli e poca sostanza, poteva essere autoindulgente, allungato all’infinito o in generale pretenzioso, ma fortunatamente Carlo Dini e la sua crew sono riusciti a rispettare le consegne come si deve. Per chi ama le orchestrazioni nel metal, “Dark wing gospel” è il disco che fa per voi.

Track by Track
  1. Halom Shacor 80
  2. The great work 80
  3. Nigredo, foulest servant 75
  4. Albedo, ancient heart 80
  5. Rubedo, the artist 85
  6. King of salt 80
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 90
  • Qualità Artwork: 75
  • Originalità: 85
  • Tecnica: 85
Giudizio Finale
80

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 16.05.2026. Articolo letto 117 volte.

 

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