Ikitan «Shaping The Chaos» (2025)

Ikitan «Shaping The Chaos» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Bata »

 

Recensione Pubblicata il:
02.04.2026

 

Visualizzazioni:
107

 

Band:
Ikitan
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Titolo:
Shaping The Chaos

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Luca Nasciuti chitarre
Frik Et basso
Enrico Meloni batteria e cowbell
Olmo Manzano percussioni su Natron
Roberto Izzo violino su Natron

 

Genere:
Heavy Post-Rock

 

Durata:
45' 58"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
07.03.2025

 

Etichetta:
Taxi Driver Records
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Oggi mi cimento (o almeno ci provo) con un power trio genovese che, come quasi sempre, scopro solo oggi.
E lo faccio con il loro album di debutto che parti subito in tromba; mi hanno fatto venire in mente, e spero di non spararla grossa, i migliori Tool, con (e ritorno agli Ikitan) su solide basi metal aggiungono prog del miglior tiro mischiato nelle giuste dosi con del post rock; un viaggio sonoro si martellante, quasi ossessivo con chitarre a fare da contraltare con quel tocco caldo (si può scrivere per il suono delle chitarre?) e soprattutto il basso che la fa veramente da padrone.
Partiamo subito dal primo pezzo, “Chicxulub” dove, come scrivevo sopra, il basso si presenta e si fa conoscere per quello che sarà in tutto il lavoro, ossia il protagonista. Un ritmo incalzante, quasi marziale. Un brano di due minuti dedicato alla distruzione dei dinosauri scendendo nel cratere causato dall’impatto meteoritico causa stessa dell’estinzione.
E via col botto anche con la seconda e terza traccia (“Lahar” e “Darvaza”, già uscita nel 2021 come singolo) dove inizia a farsi sentire, ad entrare prepotentemente anche la chitarra di Luca. E qua escono ben udibili sonorità prog. Ecco in Lahar si sento anche un profumino quasi funky davvero ben riuscito ma a chiudere esplode tutta l’energia che la band sa sprigionare è davvero notevole. Invece Darvaza è quasi un sali e scendi fra botte di energia e passaggi prog. Avanti alla grande con Sailing stones.
Un piccolo cambio con “Natron”, quasi una suite di 10 minuti, dove appare anche il violino (suonato da Roberto Izzo); un suono che sembra quasi portarti nell’Africa più nera (Congo, grazie anche all’ospite del brano, Olmo Manzano).
Si torna a picchiare con “Bung Fai Phaya Nak”, che da come parte potrebbe quasi ingannare col suo caos iniziale anche se poi torna sui binari più amati della band mentre “Brinicle” porta l’ascoltatore su territori quasi onirici.
Si rallenta un poco con “Blood Falls” che ci porta nel freddo Antartide. Arriviamo all’ultimo pezzo per chiudere in un suono quasi paludoso con “52Hz Whale” che chiude il tutto alla grande.
Un disco davvero valido anche senza una voce narrante, che ti porta a fare un viaggio ossessivo, quasi angoscioso ma spettacolare. E difatti la band stessa descrive questo lavoro come un viaggio spinto dalla curiosità verso territori insoliti; a cercare di capire i fenomeni naturali della terra.
Complimenti

Track by Track
  1. Chicxulub 70
  2. Lahar 75
  3. Darvaza 80
  4. Sailing Stones 80
  5. Natron 75
  6. Bung Fai Phaya Nak 70
  7. Brinicle 75
  8. Blood Falls 70
  9. 52Hz Whale 80
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 85
  • Qualità Artwork: 90
  • Originalità: 80
  • Tecnica: 90
Giudizio Finale
79

 

Recensione di Bata » pubblicata il 02.04.2026. Articolo letto 107 volte.

 

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