Vacua «Mater» (2025)

Vacua «Mater» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
09.02.2026

 

Visualizzazioni:
153

 

Band:
Vacua
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Titolo:
Mater

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Furor Ferox :: Vocals
Aerifer :: Drums, Synthesizers
Elathon :: Guitars, Bass
Exanimis :: Guitars, Synthesizers

 

Genere:
Black Metal

 

Durata:
37' 8"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
07.11.2025

 

Etichetta:
Hidden Marly Production
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
Grand Sounds PR
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Recensione

Luci e ombre un po’ ovunque in “Mater”, il disco di debutto sulla lunga distanza per i Blacksters da Roma Vacua. Per fortuna, più luci che ombre.
“Mater” è infatti un disco che un po’ dovunque alterna momenti di buon impatto dovuti all’influenza di Horna di metà carriera e Sargeist, con altre in cui l’intensità musicale va un po’ a scemare per via di alcuni difetti di gioventù, dati da un songwriting un po’ acerbo che nelle parti veloci suona un po’ troppo semplice e che non aggredisce come dovrebbe, mentre funziona bene nelle parti atmosferiche e quelle lente, e da una tracklist un po’ altalenante a livello d’intensità, che alterna momenti buoni ad altri più canonici. In particolare, i momenti buoni sono dati dalla tripletta conclusiva di brani, caratterizzati dalla diretta “Rantoli nel buio” a una “Trasmigrazione” che centra il bersaglio in quanto riesce a suonare melodica e atmosferica seppur veloce, evitando parti più spigolose che i nostri Vacua per ora non sanno ancora sfruttare al meglio, e specialmente una conclusiva “Aura glaciale”, un brano che, a differenza di tutti gli altri brani, va bene come galoppata veloce conclusiva, dove la band suona più d’impatto e con risultati positivi, quasi punk/black tipo Horned Almighty, per via della schiettezza dei riffs e del brano in generale. Per quanto invece riguarda i punti meno felici, devo dire che i Vacua non sono scevri da qualche luogo comune compositivo, come uno stacco non necessario proprio nel brano conclusivo che fa perdere un po’ d’adrenalina nel brano, alcune eccessive ripetizioni dei riff come in “Agoraphobia” che tolgono impatto, una “Falce dei reietti”, unico ripescaggio del loro demo, francamente incolore e stranamente messa in apertura. Anche la copertina dell’album è un po’ strana, in quanto non molto esplicativa e della quale non amo tanto il tratto, visto che appare troppo spoglia, un po’ abbozzata in negativo, e in ultima analisi abbastanza anonima.
In conclusione, “Mater” è il frutto di una band giovane, ma che mostra il proprio potenziale in maniera un po’ scomposta. A volte esagera di staticità compositiva, e altre volte finisce per suonare in maniera diversa, dove si sente che sono sempre loro, ma fanno ciò che in tutto l’album non hanno fatto. Di conseguenza è chiaro che per il futuro occorre un po’ regolare gli equilibri e settarli bene, ma ciò non toglie che comunque le potenzialità qui intraviste ci sono. Vediamo come evolvono...

Track by Track
  1. Falce dei reietti 60
  2. Dies funeris terrae 70
  3. Dissolto 70
  4. Agoraphobia 70
  5. Intermezzo S.V.
  6. Rantoli nel buio 75
  7. Trasmigrazione 75
  8. Aura glaciale 75
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 60
  • Originalità: 65
  • Tecnica: 70
Giudizio Finale
68

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 09.02.2026. Articolo letto 153 volte.

 

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