J.C. Cinel «Where The River Ends» (2024)

J.c. Cinel «Where The River Ends» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Bata »

 

Recensione Pubblicata il:
28.11.2025

 

Visualizzazioni:
136

 

Band:
J.C. Cinel
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Titolo:
Where The River Ends

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
JC Cinel - voce solista, chitarra ritmiche e solista
Davide Dabusti - chitarre
Andrea Toninelli - chitarre
Daniele Tosca - basso
Marco Lazzarini - batteria
Paolo “Apollo” Nigri - organo Hammond

 

Genere:
Rock

 

Durata:
1h 8' 21"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
10.07.2024

 

Etichetta:
Black Widow Records
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
Mazzarella Press Office
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Recensione

Rieccomi a voi con un artista che che conosco e seguo da tempo e per di più, non troppo lontano da casa. Il buon JC Cinel arriva al suo quarto lavoro da solita (oltre a questi partecipa a 3 dei suoi concittadini Wicked Minds ed uno della Jimi Barbiani Band).
Il nuovo lavoro esce sulla sempre attiva Andromeda Relix che si avvale della distribuzione mondiale della Black Widow Records.
E parto subito scrivendo che qua siamo in pieno hard rock, di quello bello tosto che sicuramente sarà amato dai fans per esempio di Lynyrd Skynyrd, Uriah Heep e Reo Speedwagone per citarne tre. Lavoro che a quanto sembra esce dopo 7 anni di duro lavoro con capitana in quel di Nashville, dove ha vissuto per un periodo…
Chi lo ha aiutato per questo lavoro? Personaggi come Davide Dabusti, Andrea Toninelli, Daniele Tosca, Marcello Baio, Marco Lazzarini (Secret Sphere) e Paolo “Apollo” Negri (Wicked Minds, Link Quartet) per esempio.
Ma torniamo al sound, il disco, che si apre con “City Light – Oblivion”; che dire, qua si mastica hard rock e country, si sete puzza di stati uniti con sto mix di hammond e chitarre che non fanno altro che far splendere ancor di più la voce del singer. Un pezzo che ti catapulta sulle strade polverose e desertiche dell’ovest americano! E forse, ma magari lo sento solo io, in Oblivion, quel tocco di vecchi Deep Purple che non fa mai male.
“Feel like prisoners” invece ti si incolla nel cervello con quel ritornello tanto orecchiabile ma tanto bello, con nel finale la ciliegina sulla torta di uno splendido lavoro di Andrea Toninelli. Quasi un salto nel sound degli anni 80 con una spruzzatina di blues.
Arriviamo alla quarta, a “Mindmaze. Red-handed”! Ecco, qua i Lynyrd la fanno da padrone! Che pezzo spettacolare.
Particolare “Asylum 22” con sta armonica e la chitarra acustica; un suono fangoso, paludoso che ti cattura. Un sentore di Led Zeppelin che ti avvolge…
Leggermente diversa, ma molto accativante, “Burning flame”; mi viene in mente quasi da scrivere progressive (sarà un’eresia?); forse perché è il pezzo più lungo, forse perché tocca territori psichedelici o forse per quel suo sapore orientale ma l’ho vista così.
Continuando, arriviamo alla ballad di turno: “How far we shine”. Un momento di quiete (una quasi ballad) che continua anche una dimostrazione di bravura chitarristica con “Karakal (lost in Shangri La)”; un pezzo che potrebbe somigliare ad..una poesia.
Parte piano invece “Strangers” ma che col passare dei secondi esplode in modo travolgente.
Altro pezzo che trascina è “Thank God I Was Alone”. Pezzo che trasuda di rock americano al 100%.
Arriviamo così alla fine con “Which side are you on”; pezzo in pieno anni 70; marcio al punto giusto.
Chiude il tutto "Where the river ends"; degno finale di un album bellissimo. Qua più che cantare sembra reciti una poesia!
Consigliatissimo!

Track by Track
  1. City Lights 90
  2. Oblivion 90
  3. Feel Like Prisoners 85
  4. Mindmaze/Red-Handed 80
  5. Asylum 22 85
  6. Burning flame 90
  7. How Far We Shine 80
  8. Karakal (Lost In Shangri-la) 75
  9. Strangers 85
  10. Thank God I Was alone 80
  11. Which SideAre You On 85
  12. Where The River Ends 90
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 95
  • Qualità Artwork: 80
  • Originalità: 90
  • Tecnica: 90
Giudizio Finale
85

 

Recensione di Bata » pubblicata il 28.11.2025. Articolo letto 136 volte.

 

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