June 1974 «Fragile» (2025)
Recensione
Ho recensito diversi lavori di June 1974, e puntualmente li ho o bocciati oppure gli ho dato una sufficienza d’incoraggiamento perché a volte il progetto sembrava indirizzato nella direzione giusta, salvo poi essere puntualmente smentito nella release successiva. Con “Fragile” le cose cambiano, ma con molti dubbi e punti di domanda.
Se infatti in passato i brani di June 1974 sembravano delle idee abbozzate e lasciate così oppure delle goffe unioni di stili compositivi, qui va detto che i 10 brani (presentati come Djent metal progressive) suonano post rock ma con dei suoni proponibili, e addirittura cantati da una cantante che aggiunge vocalizzi languidi su tutta la durata dei brani. Un netto cambio di stile, direi anche drastico, ma non tanto nello stile musicale (non è la prima volta che sentiamo il post nella musica di June 1974), ma nella rifinitura dei brani, che qui suonano completi, addirittura. Certo, la drum machine a 3’05” del primo brano è evidente, ma pazienza. E per quanto riguarda il Djent, si sente un po’ solo nell’ultima canzone.
Tuttavia, a lungo andare, le magagne di questo “Fragile” si fanno sentire anche qua. Corrisponde a verità che finalmente i brani non sono due abbozzi lasciati così come sono, ma è anche vero che a lungo andare il disco si rivela molto monotono, sempre con dei temi di chitarra distesi su batteria minimale, sempre con una voce femminile che più che cantare aggiunge vocalizzi sull’album d’accompagnamento, e soprattutto sempre con una struttura simile, che non apporta mai sostanziali differenze tra i brani (a parte un po’ di djent all’inizio dell’ultima canzone e la leggermente più elettrica “Tristemente”) e che li fa finire un po’ tutti nel niente, come se alle idee abbozzate del passato ci si è messo qualcosa in più, ma la struttura dei brani resta sempre inconcludente e che spesse volte non va da nessuna parte.
Ne risultano quasi 43 minuti di vibes. Niente idee particolari, niente cose che differenziano davvero i brani (e se lo fanno, lo fanno per poco tempo), ma un semplice mood messo là e ripetuto per tutto il disco che, funziona anche ok, ma sta là e non subisce modifiche. Se devo essere sincero, più volte in questo disco ho pensato all’AI per la staticità del sound, per i vocalizzi lunghissimi della cantante Sophie Leestrom (che se la cerchi su google non esce niente, tra l’altro) e dove non si capisce neanche una consonante, nonché per una copertina secondo me chiaramente fatta con l’AI, il cui soggetto ha i capelli mossi dal vento ma le piante nel background sono ritte, riflessi di luce inconsistenti, un volto che non si sa se dev’essere di una bimba, di una ragazza o di un bambolotto, e che tra l’altro ha le braccia più rachitiche mai viste, specie se paragonate alle dimensioni e all’altezza del collo.
In passato ho spesse volte bocciato June 1974 per essere solo un mucchio di idee e basta, qui onestamente la sostanza generale migliora, ma a parte i dubbi sull’AI di cui sopra, va comunque a suonare molto monotona e generica ben presto. Per me, ancora non ci siamo.
Track by Track
- Trauma 55
- Hope 55
- Fragile 55
- Biancaneve 55
- Tristemente 55
- Past thorns 55
- Isolated 55
- Unloved 55
- Shelter 55
- Arcobaleno 55
Giudizio Confezione
- Qualità Audio: 50
- Qualità Artwork: 20
- Originalità: 55
- Tecnica: 55
Giudizio Finale
50Recensione di Snarl » pubblicata il 16.11.2025. Articolo letto 88 volte.
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