Black Pie «Angels» (2024)
Recensione
Non c’è finzione nel sound dei Black Pie, non ci sono artifizi sonori che infiocchettano la produzione, ne tantomeno tentativi di seguire le tendenze e le mode musicali (in ambito rock) del momento; solo grande onestà al genere e alle bands di principale ispirazione, un’esperienza che si fa sentire lungo tutta la durata del disco, un innegabile talento sorretto da una passione tangibile e una vagonata di classe. Si, perché il progetto Black Pie, che presenta il loro primo Full Length “Angels”, è sostanzialmente un power trio dove ogni elemento ha un curriculum musicale invidiabile; di fatto la cantante/bassista (che qui si occupa anche delle parti di mandolino) Anna viene dai Malcondita, il batterista Stefano dei Vanexa e il chitarrista Claudio ha militato nei New Trolls, e, come se non bastasse, ad impreziosire il sound del combo si aggiungono le tastiere di Stefano, anch’esso membro militante dei New Trolls.
Il sound è compatto e vintage allo stesso tempo e trasuda in ogni istante di quel rock/progressive di matrice settantiana che la band vuole omaggiare; ed ecco che, dopo un incipit che vira verso il folk rock acustico americano alla Neil Young con la bella “Off the Radar” si inizia ad alzare il gain alle chitarre e ci troviamo di fronte ala potente “Kaos Night” dove si affacciano reminiscenze zeppeliniane nel’ incedere ritmico e il cantato crea linee melodiche interessanti che riecheggiano I Rush, I Kansas o i Saga più progressive.
Impossibile non notare la vena progressive di stampo British nella successiva “Little Lady Bright”: riff dispari che sembrano partoriti da Steven Wilson, tastiere eteree e chitarre Pink Floydiane che trasbordano nella psichedelia.
Terminato questo terzo pezzo ha preso una forma più delineata un pensiero che si stava facendo strada nella mia testa durante l’ascolto di queste tre tracce: l’incredibile voce di Anna, che in molte circostanze ricorda un po Alanis Morisette e a tratti leggermente anche Skin (però con una sua personalissima timbrica che a tratti sfocia anche nei territori più soul) riesce a creare un meraviglioso ponte tra Il rock anni’70, principale ispirazione del gruppo, e l’alternative rock americano di metà/fine anni ’90 riuscendo cosi, in primis, a legare due tra i periodi più splendenti del rock, e, in secondo piano a non rendere “troppo” vintage e “troppo” tributo il sound della band; se a questo aggiungiamo anche un bel tocco di funky e alcune influenze sullo stile di un rock/progressive più moderno come quello dei Porcupine Tree, il gioco è fatto: Una band con un sound molto personale e moderno, benché senza dubbio riconducibile al rock dei seventies.
“Border Line” è un altro pezzo granitico dove chitarre rock e funky si intrecciano, ma a guidare è sempre la voce di Anna, abile nel destreggiarsi tra diverse timbriche.
La componente Funky della band è preminente nella seguente “Your Fault” sopratutto nell’incedere della strofa: bello il solo di Claudio che fa ruggire la Stratocaster in tutta la sua potenza.
Un basso martellante ci addentra nel pezzo più alt/rock nineties del disco: “Welcome Toxic”; potente, a tratti psichedelico, con giochi di delay sugli arpeggi della chitarra, mi ha ricordato un po i Janes Addiction e anche alcune cose degli Extreme di Waiting for The Punchline. Molto bello e ben suonato.
Pezzo difficile da etichettare il successivo “People From The Sky” che parte con un sapore latin funky per poi esplodere in un rock roccioso e arrabbiato..sempre molto interessanti (come in quasi tutti i brani) i tappeti sonori delle tastiere e quelli creati con le chitarre che riempiono e sostengono i riff principali.
“From the Ashes” riprende il tema funk rock del disco appoggiandolo su un ambiente armonico caro ai Pink Floyd, grande classe nella scelta dei suoni, sezione ritmica impeccabile e Anna che slitta su vari registri, passando dal funk soul della strofa, al rock stile Morisette nel ritornello. Un pezzo che da solo vale già l’acquisto del disco.
“Blanket Tide” continua a miscelare batterie rock con chitarre che strizzano l’occhio al funk, con sonorità leggermente stoner/garage offrendo una continuità al lato alt/rock del disco però con stacchi e cambi ritmici che riconducono al prog dei Rush.
Altro brano super interessante è “Lift It” dove Anna si diletta con linee melodiche mai scontate e armonizzazioni che aggiungono un tocco di psichedelìa, le chitarre graffiano come non mai (con un altro solo degno di nota) e costruiscono un brano prog/rock leggermente sullo stile dei Porcupine Tree nell’idea generale; corposo e con un solidissimo drumming da parte di Stefano.
L’ultima traccia “Follow” è una strumentale acustica, riflessiva e cinematografica che sembra voglia suggerire all’ascoltatore che seguiranno news interessanti da parte del combo ligure.
Una piacevole sorpresa e un disco ottimo questo “Angels” dei Black Pie perchè la band, ancorandosi alle sue ispirazioni, è riuscita a creare un proprio sound, mescolando elementi diversi con saggezza senza mai risultare stucchevole o strafare come solo chi ha tonnellate di esperienza sa fare.
Track by Track
- OFF THE RADAR 75
- KAOS NIGHT 85
- LITTLE LADY BRIGHT 85
- BORDERLIN 80
- YOUR FAULT 80
- WELCOME TOXIC 90
- PEOPLE FROM THE SKY 80
- FROM THE ASHES 90
- BLANKET TIDE 80
- LIFT IT 85
- FOLLOW 75
Giudizio Confezione
- Qualità Audio: 85
- Qualità Artwork: 85
- Originalità: 85
- Tecnica: 90
Giudizio Finale
83Recensione di Frank Rastrello » pubblicata il 28.09.2025. Articolo letto 393 volte.
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