The Blacktones «The Longest Year» (2024)

The Blacktones «The Longest Year» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Bata »

 

Recensione Pubblicata il:
07.09.2025

 

Visualizzazioni:
198

 

Band:
The Blacktones
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Titolo:
The Longest Year

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Alessandro Castellano, Drums
Gianni Farci, Bass
Sergio Boi, Guitars
Aaron Tolu, Vocals
Paolo Mulas, Guitars

 

Genere:
Sludge Metal

 

Durata:
49' 50"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
06.09.2024

 

Etichetta:
Sleaszy Rider Records
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Mi ributto subito in un’altra recensione, ma stavolta, la band la conosco!! Ogni tanto…
E li troviamo (i ragazzi arrivano dalla Sardegna, Cagliari e si sbattano dal 2011) alle prese col loro terzo lavoro.
Un lavoro in pieno stile sludge; pastoso, pesante, profondissimo… ecco forse il termine più adatto per questo album … è.. una lenta agonia..e anche stavolta come per l’ultima recensione che avevo fatto (sarò in trip con loro in sto periodo) sento quel profumo di Amorphis (ripresi in maniera tutta personale) ma li sento. Certo, non sono gli unici riferimenti; si sentono echi di Faith No More, Dvne tanto per citarne qualcuno; spruzzatine di prog che mi fanno impazzire. Un suono che si allontana dagli stereotipi classici dell’isola (Sole e mare) ma ci butta nel dolore, in una terra dura, difficile da vivere; una terra che racconta per esempio della tragedia della miniera di Carbonia (1937, 14 morti); gli incidenti nella ditta Sarroch; qua si parla di Barbagia, quella vera, della sua lingua e dialetti.
Dicevo, un album che è come un monolite; compatto, duro.. un suono dove le voci si alternano fra parti pulite e growl molto aggressivi.
Appunto, un monilite e non è quindi facile sezionarlo pezzo per pezzo, ma ci proviamo;
Mi ha colpito "The Theshhold"; sembra quasi un mix fra gotico e pesantezza dello sludge.
Suoni decisamente oscuri (qualcuno ha detto doom?); "Older Brother"; una bella sterzata e accelerata arriva con "The Greenhouse" o "The Parade" (scelto come singolo; ed io ci sento un eco molto primi SOUNDGARDEN, che adoro).
Molto malinconica invece "Take this Time" mentre si toccano territori quasi psichedelici con "What Year Is It?".
Altro pezzo tagliente e bello diretto invece "Russian Doll” (secondo singolo).
Un solo pezzo strumentale stavolta: "What Year Is This?" se non contiamo l’intro "Dreaming".
Dicevo del mix voci pulite voci in growl; ecco il brano rappresentativo di quanto detto è "Noise Pattern". Leggermente diverso invece "Greenhouse" dove si toccano territori industrial.
Altro bel pezzo "Older Brother" dove si erge sopra di tutti il vocalist con una prestazione davvero eccellente.
Che dire, a me è piacuto eccome; una bella mazzata sui denti da sentire e risentire.

Track by Track
  1. Dreaming 75
  2. The Threshold 75
  3. Noise Pattern 70
  4. The Greenhouse 70
  5. The Parade 70
  6. Older Brother 65
  7. What Year Is It? 70
  8. Living On The Surface 75
  9. Take This Time 70
  10. The Other Face Of Nothing 75
  11. Russian Doll 70
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 90
  • Qualità Artwork: 70
  • Originalità: 85
  • Tecnica: 85
Giudizio Finale
73

 

Recensione di Bata » pubblicata il 07.09.2025. Articolo letto 198 volte.

 

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