Scriptura «Deep Stoned» (2025)

Scriptura «Deep Stoned» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Wolverine »

 

Recensione Pubblicata il:
01.09.2025

 

Visualizzazioni:
206

 

Band:
Scriptura

 

Titolo:
Deep Stoned

 

Nazione:
France

 

Formazione:
- Dale Nixon :: vocals, guitar;
- Chris Laroute :: bass, vocals;
- Dave Channing :: drums;
- David Belotte -:: guitar;

 

Genere:
Old School Metal

 

Durata:
48' 18"

 

Formato:
Vinile 12"

 

Data di Uscita:
25.07.2025

 

Etichetta:
Bitume
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Il quartetto francese dei Scriptura, debutta con dodici tracce nel tentativo di trovare un giusto compromesso tra death, thrash e doom metal dove uno scream quasi convincente fa tutto il resto. A primo approccio, questa band pare ispirarsi a mostri sacri come Nailbomb, Sepultura e I Hate God, ma diciamo che il tutto assurge ad una sorta di illusione dato che le ritmiche, seppur abbastanza scopiazzate dal genere che naturalmente non consente molto in originalità, rende tutta la durata dell’intero disco sin troppo uguale in ogni brano. Gli sforzi, pur essendo notevoli, e pur ricorrendo a diversi apporti da parte di guest francesi per lo più poco note nel panorama internazionale, offrono un qualcosa di diverso su tracce come “Internal”, dove finalmente la band si concede a qualche groove in mid tempo così distaccandosi dai primi brani; “React” ricorda invece un po’ gli americani Power Trip così riuscendo a divertire maggiormente l’ascoltatore tra una battuta e l’altra. Non male “Riddles”, forse uno dei brani più personalizzati della band che ben si discosta da ispirazioni o quant’altro; c’è anche spazio per aprire “Deep Throat” con un malinconico arpeggio di chitarra e un annesso giro di basso niente male dove il rabbioso scream concentra la propria cattiveria sui propri contenuti; “Don’t Set Me Free I’M So Afraid” prende corpo ma con poco successo rispetto ai due brani praticamente inutili di “Jungle Tree Kill Animals” e “Against”, mentre “Set The Word On Fire” si presenta bene ma con un cantato questa volta abbastanza scarno e poco coinvolgente; gli ultimi due brani, uno in lingua madre “Viens Sur la Scéne” e lo strumentale “Final Boss”, rilevano una band che, nel mettersi in gioco e nel dare prova delle proprie capacità, complessivamente non riesce ad offrire, fatta qualche eccezione, un disco originale e personalizzato.

Track by Track
  1. Birds Land Of Death 60
  2. Slow Death 60
  3. Destructor 65
  4. Internal 60
  5. React 65
  6. Oblious 65
  7. Riddles 65
  8. Deep Throat 70
  9. Jungle Tree Kill Animals S.V.
  10. Against S.V.
  11. Don't Set Me Free, I'm So Afraid 60
  12. Set The World On Fire 55
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 65
  • Qualità Artwork: 60
  • Originalità: 60
  • Tecnica: 65
Giudizio Finale
62

 

Recensione di Wolverine » pubblicata il 01.09.2025. Articolo letto 206 volte.

 

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