«Goatcraft Torment - Roma - 20th anniversary show»

Data dell'Evento:
22.02.2026

 

Nome dell'Evento:
Goatcraft Torment - Roma - 20th anniversary show

 

Band:
Urgehal
Prison of Mirrors [MetalWave] Invia una email a Prison of Mirrors [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Facebook di Prison of Mirrors [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina BandCamp di Prison of Mirrors
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Luogo dell'Evento:
Defrag

 

Città:
Defrag

 

Promoter:
Altamira Events [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Altamira Events .
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Defrag [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Defrag

 

Autore:
Snarl»

 

Visualizzazioni:
221

 

Live Report

[MetalWave.it] Immagini Live Report: Morbifer: Foto della band In un periodo in cui, purtroppo, se le bands black metal estere fanno tour in Italia, passano solo per il centrale rock pub a Erba, di fatto rendendo impossibile la visione del concerto per chi viene dal centro o dal sud Italia a causa del lavoro, budget o distanza notevole, la Altamira Events e la AntiDisco Squad al Defrag mettono a segno un colpo, chiamando gli Urgehal a suonare a Roma. Cosa che non so neanche se in passato è successa, visto che tante bands si fermano all’estremo Nord Italia, e chi abita al centro, s’attacca.
Ciò che è certo è che l’evento era praticamente imperdibile, sia perché (non lo nego), gli Urgehal sono una delle mie bands Black Metal preferite di sempre, sia perché detto sinceramente, è in concerti come questi che la gente che va a vedere i concerti e ascolta musica si distingue dal mucchio di gente che tanto dice, ma alla fine si calcola solo i concerti degli amici sdegnando tutto il resto come se non esistesse, disdegnandolo già solo se sta a pochi km da casa loro. Gli amici e i loro concerti sono sempre quelli, ma la musica da sentire è tanta, e in questo caso noi c’eravamo, con buona pace di chi si mostra interessato all’evento sui social, ma poi alla fine per un motivo o l’altro, comprensibile o meno, zero fatti. Ovviamente chi non può presentarsi ai concerti per via di motivi più importanti come lavoro, famiglia, problemi più importanti o altro, non è toccato da questo discorso.
Si ribadisce che nei miei live report non si giudica la qualità delle canzoni (per quello ci sono le recensioni), ma l’aspetto live, ovvero la presa sul pubblico, i suoni e la presenza scenica, per cui può essere che una buona band fa un concerto mediocre per via di problemi tecnici o mancanza di presa sul pubblico, oppure che una band che da disco non mi convince, ma da live spacca tutto.

NOCTISIUM
L’apertura delle danze è affidata ai Noctisium, band raw black metal attiva dal 2023 che non conoscevo, e che finora ha pubblicato 3 demo, 2 split e un singolo molto minimali dal punto di vista musicale, ma su disco comunque suggestivi per l’atmosfera, pur non essendo niente di personale. Tuttavia, se su disco l’atmosfera comunque sopperisce alla mancanza di personalità, da live questo fattore si manifesta in maniera eloquente nei 6 brani proposti, dove su un paio di essi il tiro è gradevole, ma in altri si sente che i brani con riffs a barré e pochi semitoni presi e nient’altro suonano già sentiti e poco originali, ancor più evidenziati da una scelta dei suoni devo dire molto nitida che ne espone la poca originalità ancor di più. Anche a livello di impatto sul pubblico i Noctisium si rivelano con le classiche pecche dei gruppi un po’ più giovani, dettati per esempio da brani non annunciati, che rendono impossibile per il pubblico capire quando il brano è finito o è solo uno stop tra una parte e l’altra del brano. Inoltre, va anche notato un momento strano, in cui a metà concerto il cantante scende momentaneamente dal palco, per poi ritornare poco dopo, e la band resta ferma e in silenzio per un po’ di tempo. Dopo il concerto, il loro bassista mi spiegherà che ciò che era successo era che doveva partire un intro che però non è partito, e quindi o partivano lo stesso col rischio di suonare mentre suonava anche un intro che forse li avrebbe fatti sbagliare, oppure aspettavano. Capisco la situazione e non biasimo, ma ciò non toglie che questo distrugge l’impatto dal palco, oltre che rendere il momento un po’ imbarazzante sul palco, che ovviamente non capisce cosa sta succedendo.
In conclusione, un inizio del concerto un po’ così così. Alla band d’apertura è richiesto di scaldare l’audience per farla entrare in temperatura con le bands successive, e con i Noctisium a fine concerto eravamo appena caldini. Capisco la scelta di suonare minimali, e infatti non è la derivatività sonora a penalizzare la resa live, quanto piuttosto la pressoché nulla interazione col pubblico e un po’ troppi fronzoli che funzionano su disco, ma non da live, quando l’atmosfera dev’essere rimpiazzata dall’adrenalina.
VOTO: 62,5/100.

PRISON OF MIRRORS
Salgono ora sul palco i Salernitani Prison of Mirrors, ben recensiti da me poco tempo fa e dei quali avevo curiosità di vederli dal vivo, principalmente perché non credo di aver mai sentito da live una band che propone il loro tipo di black metal, disarmonico, molto particolareggiato a livello di riffs, molto saturo di bassi e di suoni scuri su disco, e fautori di un sound più sulla falsariga dei Blut aus Nord che dei Deathspell Omega di “Kenose”, a dispetto di ciò che il nome della band potrebbe far pensare.
Purtroppo, di nuovo, il risultato è solo discreto. Va detto che i PoM salgono sul palco in tre, e cominciano con la chitarra che si sente ben poco di volume, e questo problema non verrà mai risolto del tutto; in realtà questa situazione nel resto del live set migliora di un po’, ma il suono della chitarra rimane perlopiù confuso, e dove solo la batteria è comprensibile, insieme al basso. Ho provato a spostarmi di posizione sotto il palco, ma le vibrazioni malefiche dei Prison of Mirrors restavano castrate da questo. I PoM fanno il possibile, tritano disarmonie, il cantante chitarrista non stava fermo un attimo col suo strumento e il batterista (che non è quello accreditato in formazione, che io sappia) si è fatto notare per le sue indiscutibili capacità tecniche, ma molto del lavoro di Lord Svart andava perduto dal problema di volumi suddetto, nonché forse dal fatto che secondo me probabilmente serve un’altra chitarra da live per riempire di più il sound e rendere la carica di bassi più elevata. E questo purtroppo finisce per rendere i brani alla lunga indistinguibili. Aggiungiamo un impatto sul pubblico pressoché nullo, dove la band suona e basta, e si vede come il concerto dei Prison of Mirrors in questa sede non ha reso come doveva. Ho solo intuito qualche canzone (delle 4-5 portate) per via di qualche passaggio del basso, ma sono stati l’eccezione, non la regola. Certo, ci rendiamo conto che questo non è un concerto heavy metal, ma l’uso sapiente di intermezzi o girarsi quando il brano è finito aiuterebbero il pubblico a comprendere meglio.
Il concerto dei Prison of Mirrors pertanto è stato solo “ok”. La qualità su disco non si tocca, ma in questa sede la carica dei brani è stata danneggiata da dei sound che han dato problemi, ma principalmente dal fatto che solo una chitarra non può bastare a rappresentare il magma sonoro dei nostri Salernitani. Si potrebbe obiettare che forse i Prison of Mirrors erano un po’ fuori contesto e che la loro musica risalterebbe di più in contesti come con i Diocletian o altri acts War Black Metal, ma ho visto bands di questo genere suonare in contesti simili e cavarsela, come i Demonomancy. Il voto per la resa live è un po’ severo, ma secondo me un’altra chitarra è obbligatoria, e i suoni devono essere molto più scuri, come si sente su disco.
VOTO: 67,5/100.

URGEHAL
L’attesa era tutta per gli Urgehal, inutile negarlo. Lo si vede dalla massa di pubblico sotto il palco accorsa, dall’adrenalina sotto il palco quasi palpabile pre-concerto, e da come sono stati acclamati dal pubblico mentre salivano sul palco. Il concerto era praticamente tutto impostato sull’album “Goatcraft Torment” ovviamente, essendo questo il ventennale della sua uscita, e viene riproposto nella sua interezza, dalla prima canzone all’ultima nessuna esclusa, con solo “Mirror Satan” alla fine come aggiunta.
Ed il concerto è filato via liscio come l’olio, durato esattamente 63 minuti, e con dei suoni devo dire pressoché perfetti, dove tutti gli strumenti erano chiaramente comprensibili anche se io ero alla sinistra del palco e la chitarra solista invece era a destra. Si sente il conciso intro tratto dall’album “Goatcraft Torment”, con la voce di Trondr Nefas che dice semplicemente “This is satanic black metal!”, e poi si parte direttamente con la title track, senza fronzoli, senza niente. Basta la loro musica a parlare per loro, un Black Metal inferocito e avvelenato da un feeling Thrash Metal che si manifesta nella arrogante title track, nella galoppata veloce di “Antireligiøs”, nella potente “Dødsmarsj til Helvete”, nella eloquente “Satanic Black Metal in hell” e nella frenetica “Gathered under the horns”, ma tutte le canzoni di “Goatcraft Torment” sono brani che hanno il loro senso e il loro posto in scaletta senza sfigurare davanti a niente. E tutto questo avviene senza neanche chissà quale tipo di coinvolgimento particolare. Certo, Sorath qualche volta ha preso in mano l’asta del microfono e l’ha puntata verso il pubblico, ma poco altro è avvenuto, tanto non serviva: quando la musica parla per te, è tirata, suonata bene e precisa, il pubblico capisce e reagisce tributandoti come si deve.
Questo è stato il concerto degli Urgehal, dall’inizio fino alla fine. Si dice sempre che è meglio non incontrare i propri idoli, poiché c’è il forte rischio di rimanere delusi da qualcosa, ma in questo caso non è assolutamente stato così: questo è stato un concerto filato dritto senza un intoppo dall’inizio alla fine, graziato da dei suoni perfetti e che esprime perfettamente ciò che ha reso grandi gli Urgehal, ovvero riuscire a fare un album che unisce in maniera sbalorditiva la velocità e la cattiveria del Black Metal con il dinamismo e la potenza del Thrash Metal old school, per un risultato fatto da metalheads per metalheads, pur essendo indubitabilmente più black metal che altro. Come se fosse poco, in un’epoca dove non tutti quelli che fanno Black Metal si ricordano del significato della parola “metal”, e dove molti di quelli che si cimentano in questi due generi finiscono per fare qualcosa che pende troppo verso un genere dei due o verso l’altro (Beninteso: ci sono bands comunque eccellenti).
A fine concerto c’è gente che chiede “Nekromisantrop” o “Serpent Messiah”, ma controllo l’orario e noto che ormai l’ora di scadenza dei permessi per suonare è arrivata, e agli Urgehal non rimane che donare plettri, bacchette e tracklist e stringere mani al pubblico, e poi farsi foto col pubblico nell’after show. Chissà che succedeva se mancavano ancora 10 minuti!
Il voto donato per questo concerto agli Urgehal lo vedete sotto riportato, ed è sicuramente frutto del fatto che io adoro questa band, quindi magari mi si può tacciare di campanilismo, ma io ribadisco che c’è molto di più da apprezzare e da cui imparare da questo concerto. Gli Urgehal potevano essere autoreferenziali, potevano tirarsela standosene tutto il tempo lontano da tutti, trattare male il pubblico come certi altri o fare gli sbruffoni, ubriacarsi senza ritegno e suonare così così, o sdegnare la data facendola solo per inerzia, ma invece la professionalità c’è stata dalla prima all’ultima nota, così come il rispetto per il pubblico. Questo è ciò che voglio vedere e suonare da una band Black Metal, ed è anche il motivo per cui questo è uno di quei concerti il cui ricordo me lo terrò per sempre, conoscendomi. Tolgo due voti (uno a canzone) solo perché non so se non hanno fatto i bis per scadenza dei tempi o perché nel black metal questa cosa non si usa, chissà poi per qual motivo.
VOTO: 98/100

CONCLUSIONE
Normalmente lascio sempre un qualche spunto di riflessione come postilla finale, ma lasciatemi dire: che altro aggiungere a una serata così? Vedi i tuoi idoli da live e non ne rimani affatto deluso, li intervisti pure, rivedi amici e ti fai un’avventura con qualche amico tuo, conosci gente che finora ti era solo amica di FB e che abita molto lontano, organizzazione inappuntabile, cambi palco veloci, ma che chiedere di più? Niente. E che ci vuoi aggiungere a una serata così che, ripeto, rimarrà nei miei ricordi per tanto tempo?
Al massimo potrei concludere sottolineando come l’essere tranquilli e rispettosi come band paga sempre molto di più di certi atteggiamenti di maltrattamento del pubblico, ma dobbiamo per forza tirare polemiche anche in una buona serata come questa? Oppure potrei sottolineare come lo sbattersi degli organizzatori, ma sono discorsi già fatti in passato e anche ridondanti, visto che gli organizzatori Antidisco Squad, il Defrag e l’Altamira Events sanno benissimo il fatto loro, senza contare che le energie e i soldi ce li mettono loro, non noi umili scribacchini webzinari. La verità è che per questa serata non c’è stata una nota stonata. Bene così.
Si ringraziano Cynthia G., Marlon C. per un aiuto con le foto, e Shykal e Mat P. per un aiuto nello svolgere l’intervista agli Urgehal.

 

Immagini della Serata

 

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