Sullen Guest «Chapter III» (2021)

Sullen Guest «Chapter Iii» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
04.07.2021

 

Visualizzazioni:
217

 

Band:
Sullen Guest
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Titolo:
Chapter III

 

Nazione:
Lituania

 

Formazione:
Tenebra :: Guitars
Maledictus :: Vocals, Bass
Doloribus :: Drums
Inanitas :: Vocals, Guitars

 

Genere:
Death / Doom Metal

 

Durata:
44' 4"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
25.02.2021

 

Etichetta:
Autoproduzione

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
Metallurg Concert Agency
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Recensione

Secondo full length per i Sullen Guest da Vilnius, Lituania, che in 44 minuti ci propongono questo “Chapter III”, che consiste in un doom/death metal chiaramente influenzato dai primi My Dying Bride di dischi storici come “Turn loose the swans” e “The angel and the dark river”. E già così la recensione potrebbe finire, essendo considerato quest’album un classico del genere musicale.
Tuttavia, per descrivere “Chapter III” possiamo dire qualcosa di più: sebbene infatti il paragone al disco suddetto è chiaro e palese un po’ in tutto l’album, i SG riescono a non essere una band clone e a mettere alcune variazioni sul tema che funzionano alla grande, ravvisabili sin dalla opener “Nothing will be forgotten”, che suona molto bene a metà brano aprendosi, e poi va a sfociare su una parte di stampo più post con una chitarra solista a tenere tutto su, e se “Dewfall” e “Footprints” mostrano l’anima più vicina alla band inglese, in “Mortal Cord” i SG sanno differenziarsi e mostrare di saperci fare quando aggiungono più death alla loro proposta, andando a suonare molto death old school e marci, cosa che si sente nella minacciosa “Limbonic perdition”, anche se è “Samsara” il brano migliore, perché varia ancora e associa alle influenze dei My Dying Bride qualcosa di più personale e perfino una certa drammaticità che li fa somigliare ai Silentium, nientemeno. Notevole.
Insomma: già tributare un classico è una buona cosa se fatto senza essere cloni, ma se il tributo al classico è fatto con passione, ingegno e anche mettendoci sforzi e idee propri, ecco che si ottiene una ideale prosecuzione stilistica dei primi My Dying Bride, un po’ più seria e con meno voce triste, ma anche con una diversa malinconia e meno spigolosità del sound. Per me, disco raccomandato.

Track by Track
  1. Nothing will be Forgotten 75
  2. Dewfall 80
  3. Mortal Cord 75
  4. Footprints 75
  5. Limbonic Perdition 80
  6. Samsara 85
  7. October lullaby 75
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 80
  • Qualità Artwork: 75
  • Originalità: 85
  • Tecnica: 85
Giudizio Finale
79

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 04.07.2021. Articolo letto 217 volte.

 

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