Ruxt «Labyrinth of Pain» (2020)

Ruxt «Labyrinth Of Pain» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Wolverine »

 

Recensione Pubblicata il:
06.01.2021

 

Visualizzazioni:
418

 

Band:
Ruxt
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Titolo:
Labyrinth of Pain

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
- K-Cool :: Vocals;
- Stefano Galleano :: Guitars;
- Andrea Raffaele :: Guitars;
- Steve Vawamas :: Bass;
- Alessandro Fanelli :: Drums;

 

Genere:
Hard Rock Heavy Metal

 

Durata:
52' 12"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
01.12.2020

 

Etichetta:
Diamonds Prod
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
Nadir Promotion
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Recensione

Nati dall’esperienza di più musicisti e solamente formatisi nel 2016, i Ruxt rilasciano “Labyrint Of Pain”, quarto disco della propria carriera, sviluppato a distanza di solo un anno dal precedente “Back To The Origin” un disco non poco entusiasmante per i suoi contenuti. Il cambiamento più significativo che si ha con il nuovo album indubbiamente ricade nel cambio di line up con la nuova voce clean di K-Cool ottimamente ambientata con la linea strutturale dei brani. L’heavy metal del combo genovese sin dai primi minuti di ascolto riconduce un po’ al passato per i suoi toni molto melodici e morbidi quasi a ricordarci un po’ l’heavy di Ronnie James Dio; ciò che in ogni caso non manca è l’oramai consolidato tocco melodico malinconico di cui la band si è già fregiata per la stesura delle proprie linee compositive. La forza della band viene subito a mettersi in evidenza sin dall’apertura offertaci da “Labyrint Of Pain”, dove il nuovo timbro vocale fa indubbiamente un certo effetto rispetto al suo predecessore ma piace dimostrando la sua massima dote di espressività e l’inevitabile e pronto coinvolgimento; ritmiche moderate, melodie a go go rendono sin da subito i primi positivi effetti; un riff dai timbri oscuri apre “November Rain” sempre in maniera non troppo diretta forte in ogni caso del buon lavoro del clean capace di mutare significativamente i propri timbri. La carrellata dei brani che segue con “Love Affair”, “ Simply Stranger” e “One Step Behind” denotano il lato più rock che va a poi a calibrarsi diversamente in favore di contesti appena più duri e oscuri dimostrando che la band sa come coinvolgere e farsi apprezza in maniera evolutiva. Groove imponenti si hanno invece con “What You Give Is What You Get” che cedono poi il passo alla ballad di turno indicata con “What Keeps Me Loving You”; non male “Waiting” un heavy metal decisamente dal sapore americano, corposa e diretta; seguono infine “Time To Fight Again” un bel brano che mette la giusta grinta e ti da quel brio necessario a trovare la forza; infine, la strumentale e conclusiva “Butterflies” di circa nove minuti di ascolto, dai contenuti un po’ tristi e malinconici. Ancora una volta la band mantiene alto il proprio profilo compositivo anche se forse, a parere di chi scrive, sarebbe probabilmente meglio dare un po’ più di tempo tra un disco e un altro per evitare che, a lungo andare, la voglia di farsi risentire quanto prima, possa ridurre quell’entusiasmo che da sempre noi tutti abbiamo quando una band che amiamo sforna un disco a distanza di tempo.

Track by Track
  1. Labyrinth Of Pain 75
  2. November Rain 70
  3. Love Affairs 70
  4. Simply Strangers 75
  5. One Step Behind 75
  6. Back On Track 75
  7. What You Give Is What You Get 70
  8. What Keeps Me Loving You 70
  9. Waiting 75
  10. Time To Fight Again 75
  11. Butterflies (Instrumental) S.V.
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 70
  • Originalità: 70
  • Tecnica: 75
Giudizio Finale
73

 

Recensione di Wolverine » pubblicata il 06.01.2021. Articolo letto 418 volte.

 

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