Black Old Scratch «Black On White» (2020)

Black Old Scratch «Black On White» | MetalWave.it Recensioni Autore:
reira »

 

Recensione Pubblicata il:
07.09.2020

 

Visualizzazioni:
109

 

Band:
Black Old Scratch
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Titolo:
Black On White

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Fabio Buglioni - Voce & Basso
Paolo Peruzzi – Chitarre
Andrea Taddei – Batteria

 

Genere:
Hard Rock

 

Durata:
18' 0"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
30.04.2020

 

Etichetta:
Volcano Records
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
Volcano Promotion
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Recensione

Il progetto Black Old Scratch nasce verso la fine 2017 grazie all’unione di tre musicisti toscani appassionati di heavy metal.
Tra i gruppi preferiti, ci sono i Black Sabbath e non è difficile che la band proponga loro cover durante i live.
A seguito di una buona attività sul palco e di un riscontro positivo dal pubblico, nasce il primo EP – Black On White (2020), registrato al FP studio e contenente quattro brani. Eccoci quindi al suo ascolto.
The Calling è un metal grezzo nel quale la voce del cantante non compie il suo ruolo in maniera esaustiva, in parte anche a causa di una pronuncia della lingua inglese decisamente da rivedere.
Tokyo Road avrebbe un suo potenziale con un sound old school anche piacevole, ma anche qui il lavoro svolto da Fabio (e da uno strano riverbero) non è all’altezza di una chitarra e una batteria che si destreggiano con maestria.
Into the doom parte quasi ammiccando al blues, il ritmo varia, ma rimane fintamente pacato, probabilmente è il brano migliore proposto perché le contaminazioni di un metal più classico e oscuro si fanno ben sentire e dimostrano una bella capacità compositiva.
In conclusione, The way of the soul, energica e accattivante, sicuramente interessante soprattutto se proposta dal vivo.
Black on white mi ha convinta parzialmente: se da un lato troviamo un più che valido lavoro da parte di Paolo e Andrea, dall’altra Fabio non possiede la voce e la verve che devono essere i punti di forza di un frontman. Altro aspetto su cui lavorare profondamente è la pronuncia: nessuno si aspetta la perfezione, ma personalmente trovo disturbante sentire cantare in inglese (o altra lingua) con un accento così tanto marcato, preferirei fosse in italiano piuttosto.
Per il resto, la seconda metà dell’EP possiede un bel mood, di quelli nudi e crudi che vanno dritti al cuore senza ripensamenti. Into the doom, ad esempio, è complessa e onesta, si sente subito che è stata scritta da gente che di musica ne sa parecchio.
Ecco, il mio modesto consiglio sarebbe di apportare delle modifiche all’aspetto “vocale” per donargli quel punto in più che merita. Credo che risolvendo quel piano, il progetto ha tutte le basi per risultare convincente al cento per cento.

Track by Track
  1. The calling 55
  2. Tokyo road 55
  3. Into the doom 70
  4. The way of the soul 65
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 65
  • Qualità Artwork: 60
  • Originalità: 60
  • Tecnica: 70
Giudizio Finale
62

 

Recensione di reira » pubblicata il 07.09.2020. Articolo letto 109 volte.

 

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