Trombe di Falloppio «Padre Abarth» (2020)

Trombe Di Falloppio «Padre Abarth» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
22.04.2020

 

Visualizzazioni:
190

 

Band:
Trombe di Falloppio
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Titolo:
Padre Abarth

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Falloppio :: Vox
Marco strega :: Guitars
Mr. Zaccaria :: Guitars
Allo :: Bass
Flober :: Drums

 

Genere:
Rock / Metal Comico

 

Durata:
52' 20"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2020

 

Etichetta:
Rockshots Music
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Niente da fare: io vi giuro che questo “Padre Abarth” dei Trombe di Falloppio da Torino volevo che mi piacesse, sia perché anche io amavo Elio e le storie tese (il nome della band dovrebbe ricordarvi qualcosa), e sia perché a me piacciono l’umorismo e il rock/metal classico. Ma purtroppo, io proprio non ci riesco.
È un po’ tutto che purtroppo “funziona non troppo bene” in questo “Padre Abarth”: lasciando infatti perdere un’opener “Beppe la bambola” che altro non è che praticamente una cover di “Breaking the law” col ritornello che non funziona perché “Beppe la bambola” non sta in metrica come “Breaking the law”, da qui in poi devo dire che speravo che ogni brano successivo fosse il brano bomba che ti fa ridere o che almeno ti entusiasma dal punto di vista musicale, ma la realtà è che qui tutto sa di prevedibile sin dall’inizio del brano. Era scontato che “Ti manca l’aria” andasse a citare gli AC/DC, o che “Quattro assi” vista la tematica e certi andamenti andasse a citare “Children of the grave” tra le altre cose, il tutto per un rock/metal in realtà suonato bene specialmente a livello di chitarra solista, ma con tutto il resto che semplicemente sa di già sentito. Certo, come per Elio e le storie tese c’è il buon vizio di ficcare nei brani citazioni di altri brani, ma i Trombe di Falloppio non saranno né il primo né l’ultimo gruppo a farlo. Musicalmente dunque il disco non sarebbe da buttare. Forse non eccelso, ma comunque pregevole. Purtroppo però lo diventa se si arriva alla nota dolente di tutto l’album: i testi! Normalmente non do così tanta attenzione ai testi, ma visto che qui si parla di musica demenziale, i testi sono notevolmente più importanti della media se non addirittura più importanti della musica stessa, visto che fino a prova contraria buona parte dell’acquisto del disco si basa anche su questi.
Cos’è che non va nei testi? Il fatto che un conto è scrivere storie divertenti anche toccando tematiche non da galateo e/o con parolacce, e un conto è scrivere un sacco di boiate nei testi, riguardanti perlopiù rutti, scoregge, merda e olezzi vari, unitevi rime discutibili tipo “Regole” che fa rima con “Regole” in “Subbuteo”, rime ciccate in “Ascella marcia” e parolacce mancate tipo “p… zio” nello stesso brano (Se proprio vuoi mettercele, almeno non autocensurarti!), e rime prevedibilissime endemicamente presenti in tutto il disco, dove davvero ogni volta sai già cosa sta per dire il cantante, con la nomina speciale per “Gastone”, dove la rima con “Borgomanero” l’ho prevista lontano un miglio, e soprassediamo su testi spesso non tanto chiari, tipo quello di “Gastone”: se tu sei l’unico erede di tuo zio milionario, mi pare anche normale che lui stravede per te. Sarebbe da idioti il contrario.
Ne risulta francamente un ascolto imbarazzante, dove sì la musica è discreta, ma non credo che tra tanti dischi disponibili sbaveresti proprio per questo, e i testi ti fanno venir voglia di cambiare disco, visto che in dischi demenziali come questo i testi sono importantissimi, tanto che c’è scritto pure nella definizione di questo genere! E a chi dice che dovrei ridere di più, rispondo che se una cosa non fa ridere ed è solo volgare, è perché facilmente lo è. Non a caso “Alfieri” di Elio e le Storie Tese è una minchiata di brano, ma fa ridere 1000 volte di più di “Muscolo rosso” di chi sapete voi. Fare musica demenziale e per far divertire non significa parlare di poco più di qualche boiata sulla merda, ascelle e stivali puzzolenti o essere vecchi a giocare a carte (il brano “Quattro assi”), sempre che il vostro film preferito non sia “Natale in India”. Senza rancore.

Track by Track
  1. Beppe la bambola 50
  2. Fedetz 55
  3. Ti manca l'aria 50
  4. Folletto 55
  5. Ascella marcia 55
  6. Quattro assi 55
  7. Subbuteo 55
  8. Gemme di pino 55
  9. Gastone 55
  10. Faccio schifo al cazzo 55
  11. Padre Abarth 60
  12. Fedetz (radio edit) S.V.
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 60
  • Qualità Artwork: 60
  • Originalità: 50
  • Tecnica: 70
Giudizio Finale
56

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 22.04.2020. Articolo letto 190 volte.

 

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