Fuoco Fatuo «Our Elegy» (2006)

Fuoco Fatuo «Our Elegy» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Maglor »

 

Recensione Pubblicata il:
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Visualizzazioni:
2358

 

Band:
Fuoco Fatuo
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Titolo:
Our Elegy

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Angelo Ferrante: Vocals
Ignazio Nicastro: Bass
Gabriele Lo Pilato: Guitars
Giuseppe Crapanzano: Keys
Danilo Saccottelli: Drums (Guest)

 

Genere:

 

Durata:
46' 24"

 

Formato:

 

Data di Uscita:
2006

 

Etichetta:

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

I Fuoco Fatuo sono una band di Agrigento formatasi nel ’99 che ha all’attivo due demo autoprodotti, “Tenebra’s Dream” del 2002 e “Of Light And Dark”, del 2004 e che si presenta quindi qui alla prima prova discografica sulla lunga distanza . “Our Elegy” è stato registrato ai “Maze Of Steel Studios” e si presenta sotto l’egida della New LM Records. Il disco in questione raccoglie tutto il materiale scritto per le precedenti uscite (ovviamente ri-registrato) al quale aggiunge la sola “Our Elegy”. Non vedo sempre di buon occhio operazioni come questa, perché si rischia di avere un prodotto che non rappresenta le reali capacità e il reale stato della band, stato che si evince sì dalla prova in sala ma soprattutto dal lavoro di song writing che qui ha ormai qualche annetto. La band ci propone un power-prog dove le influenze principali sono gli ultimi Blind Guardian (e di conseguenza i Demons & Wizards) e i Maiden più progressivi (Seventh Son per intenderci) per le atmosfere e le strutture, mentre Dream Theater e Symphony X per alcuni arrangiamenti e soluzioni più marcatamente prog. A tutto questo i nostri aggiungono una buona dose di tastiere ed elettronica che dà un sentore cibernetico e spaziale al tutto, creando qualcosa personale ed originale. Il disco gode di una produzione e di un artwork discreti, nulla di trascendentale ma comunque più che dignitosi. I suoni sono ben distinti e la batteria ha una bella botta; il tutto risulta un po’ artificiale e digitale, ma credo che si adatti all’atmosfera “futuristica” che i Fuoco Fatuo intendono creare. Il livello tecnico degli strumentisti è buono (ricordiamo che la batteria è qui suonata da un guest che non fa parte della band), il tutto è ben eseguito, pulito e preciso, anche se i soli di chitarra che si trovano nel corso del disco spesso sono un po’ troppo lunghi e cadono talvolta nella trappola dell’esercizio di stile. Le parti ritmiche sono abbastanza classiche con variazioni progressive e parti più tirate al limite del thrash. Batteria e basso vanno via belli precisi, con una menzione particolare per la batteria che qua e là impreziosisce il tutto con un lavoro notevole. Le tastiere fungono da accompagnamento e da strumento d’atmosfera in certi frangenti, mentre in altri si lanciano in soli nel più classico stile prog, duellando con la chitarra. La voce, dal lato prettamente tecnico, rappresenta il punto debole della formazione. Per timbro ricorda indubbiamente Hansi Kursch, e questo non può non avvicinare la proposta dei fuoco Fatuo a quello dei bardi di Krefeld, e possiede in primis uno dei difetti che anche il grande Hansi aveva nei suoi primi anni: la pronuncia. Oltre a questo Angelo la voce di angelo non gode sempre di un intonazione perfetta e talvolta, sia nelle parti più tranquille che in quelle più cariche, mostra impietosa i propri limiti. Anche i cori, spesso in pieno stile Guardian ( e quindi di non facile resa) non sono sempre eseguiti alla perfezione facendo perdere punti alla resa globale del disco. L’amore dei fuoco Fatuo per Hansi e compagnia emerge anche nell’opener “Messiah” dove la melodia chitarristica finale ricorda da vicino quella di “Path Of Glory”, brano proveniente dall’esordio discografico dei Demons & Wizards (altra citazione si ha in “My Shadow’s Fate”, dove si omaggia la Carmina Burana di Orff). Un track by track in un disco come questo, abbastanza omogeneo al suo interno per stile e qualità mi sembra abbastanza inutile. I Fuoco Fatuo hanno buone intuizioni che a volte si concretizzano bene, ma più spesso vanno a perdersi per ingenuità, inesperienza o per una prova canora non sufficiente (come nel caso di “Endless Rhymes”, “Last Illusion” o l’inizio di “My Shadow’s Fate”). Altri brani sono decisamente più riusciti, come “Of Light And Dark”, “Our Elegy” e “Humana Hutopia”, ma anche questi non risultano privi di quei difetti che si riscontrano per tutta la durata del disco. Disco che risulta nel complesso sufficiente, a parer mio però si deve lavorare di più sulle parti vocali e migliorare il songwriting, eliminando quei deja vu che rimandano un po’ allo stile dei Guardiani e dei Demons (ricordando che la somiglianza con un grande cantante è un’arma a doppio taglio in questo senso) e dando una maggiore coesione e un maggiore “tiro” alle composizioni. L’originalità è senza dubbio uno dei lati forti di questa band, cosa rara di questi tempi, ed eliminando queste reminescenze si guadagnerebbero sicuramente ulteriori punti. Per ora quindi promossi, ma con riserva, io ho il sentore che ci siano potenzialità inespresse e latenti che qui sono ancora allo stato di embrione (credo anche perché alcuni brani hanno ormai 4 anni sulle spalle) e che spero vengano alla luce col prossimo lavoro. Attendiamo fiduciosi.

Track by Track
  1. Messiah 70
  2. Of Light And Dark 65
  3. Our Elegy 70
  4. Humana Hutopia 70
  5. Tenebra's Dream 60
  6. Endless Rhymes 55
  7. My Shadow's Fate 60
  8. Last Illusion 55
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 70
  • Originalità: 85
  • Tecnica: 65
Giudizio Finale
66

 

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