Calico Jack «Calico Jack» (2019)

Calico Jack «Calico Jack» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
23.07.2019

 

Visualizzazioni:
268

 

Band:
Calico Jack
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Titolo:
Calico Jack

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Gio' :: Vocals
Toto :: Rhythm Guitar, Choirs
Melo :: Lead Guitar
Dave :: Fiddle
Caps :: Drums
Gigi :: Bass, Choirs

 

Genere:
Pirate Power Metal

 

Durata:
1h 9' 39"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
18.02.2019

 

Etichetta:
Undeground Symphony Records
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
Against PR
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Recensione

Primo disco per i milanesi Calico Jack, che ci propongono quasi 70 minuti di ciò che loro chiamano Pirate Metal, e che si traduce in un metal non estremo ma con growl e che alterna parti thrash ad altre con violini e più ballabili, il tutto per un risultato sinceramente non male. Questo stile musicale non è tra i più apprezzati in linea di massima, forse perché inevitabilmente sai già di cosa ti devi aspettare, ma va detto che comunque l’opener “The secret of the cape cod” riesce comunque a farti divertire tra parti più humppa e richiami ai Nightwish più folkeggianti, la più easy listening “Grog jolly grog” o le più elettriche e tipicamente metal “Devil may care” e “Sharkbite Johnny”, che fungono da ascolti più impegnativi in mezzo ad altri brani più spensierati, come “Where hath the rum gone”, o la Korpiklaani oriented “Straits of chaos” che va inevitabilmente a richiamare la arcinota “beer beer”, insieme alla strumentale Irish rock song “Songs from the sea”. Poi certo, i Calico Jack comunque non si esimono dal metterci a forza alcuni luoghi comuni del folk, come l’immancabile citazione a “State buoni se potete” di Branduardi in “Death beneath the wave”, richiami a bands più famose e uno stile che più che Pirate va a richiamare, come detto, Korpiklaani o i Nightwish più folk, e brani come “Caraibica”, che suonano un po’ in quello stile là, salvo poi lasciare da parte totalmente quelle influenze e dunque suonando un po’ forzati, ma se queste cose fanno un po’ storcere il naso, bisogna anche ammettere che la suite di ben 18 minuti mette tutti d’accordo che comunque i Calico Jack non sono dei ragazzi che hanno cominciato ieri a sentire questi gruppi. Ne risulta dunque un gruppo competente, che non fa niente che non sia già sentito, che non suona come qualsiasi Irish Rock band con due chitarre metal. Sommate tutto, e comunque l’album dei Calico Jack è e rimane un disco fortemente di nicchia e non fondamentale.
Se infatti il disco di debutto dei Calico Jack non è male, va anche detto che purtroppo questo disco esce probabilmente decisamente in ritardo, quando il boom in Italia del Folk e musica affine è terminato da un pezzo, i tanti gruppi folk epigoni dei boss italiani si sono persi, il pubblico si è dileguato, e di fatto si rivolge ad una fascia di pubblico molto settoriale e ristretta. Ma non solo: i Calico Jack comunque non sono affatto degli innovatori, e per quanto non suonano comunque scontati come una qualsiasi Irish band i cui brani sai già grosso modo come fanno dopo 5 secondi, va detto che comunque si resta sempre all’ombra di qualche altro gruppo come i Korpiklaani ad esempio, o i primi Finntroll. In altre parole, i brani dei Calico Jack sono piacevoli, ma nonostante tutto non passano mai un certo “Novelty status”; apprezzi più che altro la sorpresa iniziale, ma non molto altro.
Insomma: non così scontato o un po’ cheap come certo folk con due luoghi comuni del rock o del metal, ma il primo disco dei Calico Jack è comunque qualcosa che non esce dalla sua comfort zone, sa un po’ di fine a sé stesso e alla fine non muove affatto il genere musicale, e per questo c’è il rischio che dopo un ascolto non lo si ascolti più. Se ci si aggiunge pure, come detto, che il pubblico e la rilevanza di questo genere musicale non sono più massicci come una volta, ecco che i Calico Jack alla fine risultano una band nella media all’interno del suo genere, che ti può intrattenere a qualche festival celtico, ma poi non saprei. Il voto tiene conto sia di un disco comunque divertente, piacevole e fatto da gente con un certo talento, sia del fatto che comunque non è certo qualcosa che porta aria fresca al folk/pirate/celtic in Italia.

Track by Track
  1. The secret of the cape cod 70
  2. Where hath the rum gone 70
  3. Death beneath the wave 60
  4. Devil may care 65
  5. Caraibica 60
  6. Songs from the sea 60
  7. Sharkbite Johnny 70
  8. Grog Jolly grog 70
  9. Straits of chaos 65
  10. Under the flag of Calico Jack 70
  11. Jolie rouge 65
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 70
  • Originalità: 50
  • Tecnica: 70
Giudizio Finale
66

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 23.07.2019. Articolo letto 268 volte.

 

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