Rainbow Bridge «Lama» (2018)

Rainbow Bridge ĞLamağ | MetalWave.it Recensioni Autore:
Susie Ramone »

 

Recensione Pubblicata il:
04.03.2019

 

Visualizzazioni:
184

 

Band:
Rainbow Bridge
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Titolo:
Lama

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
- Giuseppe “Jimi Ray” Piazzolla, guitar and voice
- Paolo Ormas, drums
- Fabio “Fabass” Chiarazzo, bass

 

Genere:
Psychedelic Rock Blues

 

Durata:
39' 0"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
18.09.2018

 

Etichetta:
Autoproduzione

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Atmosfere di puro psychedelic rock, distorsioni tipicamente “henrixiane”, tessuti sonori doom in Black Sabbath style. Sono le caratteristiche che contraddistinguono il sound dei Rainbow Bridge, trio originario di Barletta che ha alle spalle una lunga esperienza come tribute band di Jimi Hendrix. Un’influenza importante questa, anzi basilare nel percorso di ricerca dei tre musicisti pugliesi. Il fuoco di Jimi Henrix è infatti presente in quasi tutto il secondo Ep targato Rainbow Bridge: “Lama”. Di sicuro un intenso viaggio nel tempo.
In apertura del disco autoprodotto - pubblicato a settembre del 2018 dopo l’esordio con “Dirty Sunday”, completamente strumentale – c’è “Lama”, lunga song instrumental. Immediatamente si percepisce la matrice psychedelic rock della band, formata da Giuseppe “Jimi Ray” Piazzolla alla voce e chitarra, Paolo Ormas alla batteria e Fabio “Fabass” Chiarazzo al basso. Ecco dunque passaggi e assoli infuocati alla Hendrix, ritmi doom sottolineati dalle cadenzate e magnetiche scale di basso, che caratterizzano anche la canzone successiva: The Storm is Over. Qui l’assolo di chitarra a metà struttura è fiammante, ispirato, sorprendente. Anche le parti vocali risultano ben costruite ed omogenee. Dopo Day After Day, una ballad che trasuda doom in ogni dove, c’è Words, grintosa e strutturata, contrassegnata da linee vocali graffianti che ricordano quelle dei Cult. Molto coinvolgente è, poi, Spit Jam: altra song strumentale decisamente ispirata. Tra distorsioni di chitarra e ammalianti parti di basso, il puro doom è servito. A chiudere l’album dei Rainbow Bridge è No More I’ll be Back, più cerebrale e sperimentale rispetto alle altre.

Track by Track
  1. Lama 80
  2. The Storm is Over 80
  3. Day After Day 70
  4. Words 75
  5. Spit Jam 80
  6. No More I’ll be Back 70
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 65
  • Qualità Artwork: 65
  • Originalità: 65
  • Tecnica: 70
Giudizio Finale
72

 

Recensione di Susie Ramone » pubblicata il 04.03.2019. Articolo letto 184 volte.

 

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