Vincenzo Marretta «Il Seme della Follia» (2018)

Vincenzo Marretta ĞIl Seme Della Folliağ | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
17.02.2019

 

Visualizzazioni:
220

 

Band:
Vincenzo Marretta
[MetalWave] Invia una email a Vincenzo Marretta [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Vincenzo Marretta [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Facebook di Vincenzo Marretta [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Twitter di Vincenzo Marretta [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina MySpace di Vincenzo Marretta [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il canale YouTube di Vincenzo Marretta [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina ReverbNation di Vincenzo Marretta

 

Titolo:
Il Seme della Follia

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Vincenzo Marretta - Batteria, Chitarra Elettrica, Basso, Voce, Pianoforte, Tastiere
Bruno Cullaro – Voce, Percussioni
Fabio Bastillo - Voce
Carmelo Di Lio – Chitarra Elettrica
Francesco Less – Chitarra Elettrica, Basso, Voce
Federico Maniscalco – Basso
Libero Reina – Chitarra Acustica, Voce
Claudio Marullo – Chitarra Elettrica
Lorenzo Baiamonte – Pianoforte, Tastiere

 

Genere:
Psychedelic Metal

 

Durata:
43' 21"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
30.09.2018

 

Etichetta:
Autoproduzione

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Ritorna Vincenzo Marretta da Agrigento con il suo secondo album, chiamato “Il seme della follia”, e fortunatamente dimostra segni di miglioramento e di maggiore padronanza del sound rispetto al ben poco soddisfacente debut album. Se infatti il primo suo album insisteva su un heavy metal trito, dozzinale e ben poco soddisfacente, come se il Marretta da solo non potesse farcela a tenere su tutta la baracca, “Il seme della follia” si manifesta un album meno metal e più prog rock, nel senso che le influenze musicali e la forma canzone sono molto più aperte e le influenze per questo fluiscono molto meglio, e usa diversi membri per eseguire e probabilmente influenzare delle canzoni che per questo motivo, diciamoci la verità, migliorano anche dal punto di vista tecnico.
L’album, infatti, nonostante sia diviso in canzoni, va preso molto come un blocco unico, dove ogni canzone costituisce una specie di viaggio, e sotto questa ottica si apprezza il buon tocco di “Countdown”, o l’inquietante giro di basso di “Chains” che però poi esplode in un riff heavy abbastanza buono, anche se il meglio viene dato quando il Marretta si da al rock di brani come “Home” per una certa compattezza sonora nonché un certo gusto nel cambiare atmosfera, o per il climax crescente e presente in brani come ad esempio “Un giorno”, probabilmente la migliore del lotto, insieme alla groovy title track conclusiva. Questi sono gli highlights di un disco dunque in netto miglioramento, ma che possiede purtroppo ancora dei difetti, alcuni dei quali purtroppo abbastanza stupidi. Nella fattispecie, per qualche strano motivo il Marretta si ostina a fare quel metal molto dozzinale del primo album in brani come “The end”, un brano che usa voce urlata e tempi più veloci di batteria solo nel ritornello che vanno letteralmente a sbattere con le influenze musicali di cui sopra, cosa che succede anche in “Winners” seppur con risultati migliori. Altrove invece sono presenti errori meno stupidi, ma che comunque rovinano l brano, come la banale sfumatura finale decisamente troppo affrettata di brani come “Countdown”, o l’impostazione vocale un po’ troppo fragile di brani come “Chains”, o la strana pronuncia delle parole nella nona canzone, a volte che sembra troppo dialettale. Tutto questo mina la riuscita del disco, che per questo riceve un tocco sgradevole e tipico di band che deve ancora finire di sviluppare il proprio sound.
In conclusione: molto meglio che in passato, ma “Il seme della follia” non è ancora il frutto al top di ciò che Vincenzo Marretta può fare. Da un lato c’è una personalità musicale in via di sviluppo e avviata, dall’altro pare quasi che il Marretta debba ostinarsi per forza a fare metal, finendo per suonare molto banale e rovinando in parte l’album. Il voto riportato rispecchia una band che può fare, ma che per ora è solo relegata al ruolo di comparsa. Comunque, se il prog rock è il vostro genere, provate a dare un ascolto a questa autoproduzione.

Track by Track
  1. The end 50
  2. Countdown 65
  3. Chains 70
  4. Home 70
  5. Winners 65
  6. Metamorfosi 60
  7. Un giorno 70
  8. La triste storia di un'anima in pena 65
  9. Il seme della follia 70
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 65
  • Qualità Artwork: 60
  • Originalità: 60
  • Tecnica: 70
Giudizio Finale
64

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 17.02.2019. Articolo letto 220 volte.

 

Articoli Correlati

News
  • Spiacenti! Non sono disponibili altre notizie correlate.
Interviste
  • Spiacenti! Non sono disponibili Interviste correlate.
Live Reports
  • Spiacenti! Non sono disponibili Live Reports correlati.
Concerti
  • Spiacenti! Non sono disponibili concerti correlati.