Vision Quest «Vision Quest» (2018)

Vision Quest «Vision Quest» | MetalWave.it Recensioni Autore:
reira »

 

Recensione Pubblicata il:
29.01.2019

 

Visualizzazioni:
194

 

Band:
Vision Quest
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Titolo:
Vision Quest

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Guido Ponzi: lead and backing vocals
Marco Bartoli: keyboards, bass guitars, instruments sequencing
Emiliano Belletti: electric guitars

Guests musicians
David Putney: speech in The quest begins.
Silvia Saccani: vocals and backing vocals in Eternal Love.
Mirko Pratissoli: sax solo in Avatar and Lost in Time.
Ilaria Cavalca: piano in Avatar and The Eve of the Battle.
Stefano Riccò: acoustic guitar in The Eve of the Battle
Luke "Hollywood" Barbieri: metal guitars in Eternal Love, Lost in Time, All
these Years.
Johnatan Gasparini: guitar lead in Master of Hopes.
Alfredo Pergreffi: clean guitar in Eternal Love.
Helder Stefanini: drums.

 

Genere:
Symphonic Rock / A.O.R. / Melodic Rock

 

Durata:
1h 3' 0"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
14.12.2018

 

Etichetta:
Rockshots Music
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Vision Quest, questo è il nome del gruppo e della loro prima opera: un hard rock con sfumature più “soft” e old school che comunque si fanno ascoltare suscitando un discreto interesse.
The Quest begins è una breve intro con voce narrante e un temporale da sfondo; Medieval Hero è strumentale, un pò malinconica.
The Sacred Crown è un brano old school, orecchiabile; Valley of the Lost è piuttosto lineare, senza grandi sbalzi di energia, è introspettiva e calma.
The Eve of the battle è parzialmente narrata, ma come Avatar risulta decisamente epica e risolutiva nel suo epilogo.
The Immortal ed Evil Laughter si discostano parzialmente nel sound essendo più ritmate, old school ma decisamente apprezzabili, peccato solo per il suono non di altissimi livelli.
Master of Hopes è orecchiabile, un classico potremmo dire; Eternal Love è, come suggerisce il titolo stesso, una ballad che subisce dei cambiamenti nei suoi sette minuti e mezzo: parte calma, si sviluppa più veloce, costanti le due voci maschile e femminile che calcano sul ritornello. All these years è malinconica; Lost in time e Dragons of Tomorrow hanno un sound più 80’s, piacevoli e ritmate. The Run ricalca il percorso delle songs precedenti, rimanendo comunque differente: suoni puliti, mai appesantiti, orecchiabile.
La caratteristica principale di questo lavoro è legata alle influenze di band anni ottanta sia nel cantato, che nella musica stessa, il che è un bene per gli appassionati del genere, ma è un male per chi cerca qualcosa di più attuale. Altro aspetto decisivo nell’ascolto è la varietà nel pezzi che non si presenta mai come banale o scontata, nemmeno superficiale. E’ vero che alcuni brani sono azzeccati, altri un pò meno, ma nel complesso ritengo che si tratti di un esordio degno di nota, ben pensato e calibrato. Mi sento di dare fiducia alla positività trasmessa da questi ragazzi.

Track by Track
  1. The quest begin S.V.
  2. Medieval hero 65
  3. The sacred crown 65
  4. Valley of the Lost 70
  5. The eve of the battle 65
  6. Avatar 65
  7. The immortal 65
  8. Evil Laughter 65
  9. Master of hopes 70
  10. Eternal love 70
  11. All these years 70
  12. Lost in time 70
  13. Dragons of tomorrow 65
  14. The run 65
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 60
  • Qualità Artwork: 65
  • Originalità: 65
  • Tecnica: 75
Giudizio Finale
67

 

Recensione di reira » pubblicata il 29.01.2019. Articolo letto 194 volte.

 

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