Gabriels «Fist of the Seven Stars Act 2 (Hokuto Brothers)» (2018)

Gabriels «Fist Of The Seven Stars Act 2 (hokuto Brothers)» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
30.12.2018

 

Visualizzazioni:
262

 

Band:
Gabriels
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Titolo:
Fist of the Seven Stars Act 2 (Hokuto Brothers)

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
LINE UP:
Gabriels ( Vivaldi Metal Project, Platens, Metaphysics, Aldaria): All the keyboards, composer, arranger and Producer.

Cast of characters:
Wild Steel (Shadows of Steel) as Ken
Jo Lombardo (Metatrone, Ancestral) as Ray
Rachel "Iron Majesty" Lungs as Mamiya
Dario Grillo (Platens, Violet Sun) as Toky
Alfonso Giordano (Steel Raiser) as Wiggle
Iliour Griften (Beto Vazquez' Infinity, Clairvoyant) as Amiba
Antonio Pecere (Crimson Dawn) as Raoul
Dave Dell'Orto (Drakkar, Verde Lauro) as Jagger
Beatrice Bini (Constraint, Vivaldi Metal Project) as Aylee
Matt Bernardi (Ruxt) as Cobra Boss

Guitars:
Antonello Giliberto
Francesco Ivan Sante dall'ò
Stefano Calvagno (Metatrone)
Antonio Pantano (Arcandia)
Tommy Vitaly
Frank Caruso (Arachnes)
Daria Domovik (Concordea)
Andrew Spane
Stefano Filoramo

Bass:
Dino Fiorenza (Metatrone)
Beto Vazquez (Beto Vazquez's Infinity)
Adrian Hansen
Fabio Zunino
Arkadiusz E. Ruth (Path Finder)

Drums:
Mattia Stancioiu (ex-Vision Divine, ex- Labirynth)
Simone Alberti (Gabriels)
Giovanni Maucieri (Gabriels)
Michele Sanna (Coma)
Salvo Pennisi

 

Genere:
Metal / Rock

 

Durata:
59' 29"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
31.08.2018

 

Etichetta:
Rockshots Music
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Terzo album per il progetto solista di questo talentuoso tastierista Messinese che va sotto il nome di Gabriels, e che in questo terzo album lima in parte i difetti che gli avevamo notato nel disco precedente, che precisamente erano una qualità sonora sciatta, e il fatto che il disco andava un po’ perdendosi tra fronzoli, risultando così un po’ troppo lungo e appesantito. E se la qualità sonora è certamente migliorata e il problema è risolto, il problema dei fronzoli è risolto in parte ma peggiorato sotto altri aspetti, perché se è vero che il più ridotto minutaggio rende il tutto più digeribile (ma non è ancora abbastanza), a questo si deve aggiungere una pomposità praticamente costante ed eccessiva in tutto il disco, che lo rende troppo carico, esagerato e costantemente “Over the top”, oserei dire.
È infatti palese questo quando si ascoltano i primi brani, tutti molto maestosi, potenti e davvero ben eseguiti, che stanno tra un AOR, il rock classico e certo power/heavy metal. Sulle prime ti accorgi delle capacità di Gabriels e della sua sfilza di guests illustri, ma col passare dei minuti ti accorgi presto che questo disco soffre anche di manie di grandezza, con una “I see again” con cori francamente inutili e troppo tirata per le lunghe e una “Scream my name” che addirittura va ad autocompiacersi e ad allungare di 2 minuti o quasi la durata del brano, rovinandone così la buona melodia, senza contare brani che sfumano quando non sono finiti come “Miracle land”, ma dove l’esibizionismo tecnico viene comunque sfoggiato. E si badi bene: questo non avviene per via di brani lunghi: perlopiù la loro durata è normale: sono i fronzoli a rendere il brano troppo ridondante e fin troppo saturato! Poi certo, ci sono brani più digeribili e brevi, come “Looking for your brother”, “Legend of fear” e “King of fist”, dove le buone intuizioni compositive sono presenti e non appesantite, ma si capisce con precisione dov’è il problema in brani come “I’m a genius”, “Heart of madness” o “Reunion”: i Gabriels centrano il mood, ma al primo ritornello si aggiungono subito a volte fraseggi di chitarra, altre volte cori, altre volte backing vocals acute che sottolineano la partitura, il che va bene ma alla fine del brano, durante l’ultimo ritornello quando il brano si deve aprire ancora di più, non subito all’inizio, perché così tutto diventa prolisso, sopra le righe e esagerato, senza contare ulteriori successive trovate e idee.
Insomma: clamorosamente, nonostante l’ottimo gusto compositivo (certi passaggi fanno davvero paura) e l’ottima tecnica, il peccato di megalomania affligge fortemente i pregi di quest’album e li neutralizza, rendendo quest’album più o meno allo stesso livello del disco precedente, anche se per diversi motivi. Gabriels continua a mettere troppe idee nei brani e a far suonare tutto troppo altisonante sin da subito e troppo carico, come un piatto fin troppo saporito e che per questo non te l’apprezzi nonostante è chiaro che le capacità ci sono. Il terzo disco di Gabriels non è brutto, ma comunque lo stile è ancora in divenire, e per questo “Fist of the seven stars Act 2” è ancora un prodotto di nicchia, a malincuore.

Track by Track
  1. The search of water bird 75
  2. Cobra clan 70
  3. End of cobra 70
  4. I see again 65
  5. Scream my name 65
  6. Miracle land 65
  7. I'm a genius 65
  8. Looking for your brother 75
  9. Myth of cassandra 70
  10. Reunion 65
  11. Legend of fear 75
  12. King of fist 75
  13. Heart of madness (bonus track) 65
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 75
  • Originalità: 65
  • Tecnica: 75
Giudizio Finale
70

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 30.12.2018. Articolo letto 262 volte.

 

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