Assumption «Absconditus» (2018)

Assumption ŤAbsconditusť | MetalWave.it Recensioni Autore:
Fleshrequiem »

 

Recensione Pubblicata il:
23.07.2018

 

Visualizzazioni:
185

 

Band:
Assumption
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Titolo:
Absconditus

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Giorgio - guitars, bass, vocals, soundscapes
David - drums

 

Genere:
Doom / Death Metal / Psychedelic

 

Durata:
37' 58"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
20.04.2018

 

Etichetta:
Everlasting Spew Records
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Stavolta parliamo degli Assumption, un duo siciliano che propone un doom/death con venature psichedeliche e dimostra alla grande che l'underground è anche un modo di fare musica oltre che essere uno status di scarsa notorietà.
Usare gli aggettivi plumbeo, angosciante, inquietante è corretto per definire il loro "Absconditus", ma riduttivo poichè le sfaccettature di quest'album non si limitano ad essere quelle del tipico Doom funereo di altri progetti del circondario.
Il bello di questo disco è che non pesa! I riff hanno cadenze pachidermiche e i pezzi sono molto più lunghi dei classici tre o quattro minuti (arrivano anche a sedici) ma non pesa.
I brani sono solo tre, ed hanno una durata complessiva di circa quaranta minuti; la prima è "Liberation" con un intro di basso e chitarra acustica molto echeggiante e psichedelica che va man mano a prendere la forma del main riff il quale, con supporto del bassissimo ed agghiacciante growling del cantante, va a creare un atmosfera orrorifica che si evolve con soluzioni elettroniche e di batteria molto molto azzeccate. "Resurgence" apre invece con un'intro di fiati ipnotici e dissonanti per poi evolversi anch'essa in un ibrido di doom e death perfettamente riuscito fatto di interessantissimi passaggi di tom e doppie casse che vanno ad incrementare il senso di "grandezza" del brano, l'assolo verso la fine è altrettanto degno di nota. Infine abbiamo "Beholder of Asteroid Oceans" che si divide in due parti, e spero a proposito di questo di aver capito quali sono. Come si intuisce dal titolo il brano vuole rievocare il vuoto dello spazio e presenta un background di lead ed effetti che richiamano proprio questa tipologia di ambientazione, poi a metà circa il pezzo va a pacarsi con l'entrata di chitarre acustiche stordenti, da trip, per poi ritornare ancora più selvaggio di prima sino addirittura a sfociare in un blast beat.
Non riesco a notare difetti degni di rilievo e soprattutto oggettivi in questo disco, al contrario, la produzione e gli arrangiamente fanno si che si possa assaporare appieno lo spirito dei brani senza avere la sensazione del "troppo" o dell'invasivo, e per un gruppo doom non sò se può essere una buona o una cattiva notizia francamente, ma facciamo conto che lo sia.
Se volete fare un viaggio in un mondo terrificante, dispersivo, misterioso e siete amanti dei roster doom della Peaceville e dei meandri dell'underground orientati ad essa andate a cannone a sentire di cosa parlo perchè senza dubbio ne varrà la pena.

Track by Track
  1. Liberation 70
  2. Resurgence 75
  3. Beholder of The Asteroid Oceans 80
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 60
  • Originalità: 75
  • Tecnica: 75
Giudizio Finale
71

 

Recensione di Fleshrequiem » pubblicata il 23.07.2018. Articolo letto 185 volte.

 

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