Enzo and the Glory Ensemble «In The Name Of The Son» (2017)

Enzo And The Glory Ensemble «In The Name Of The Son» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
13.04.2018

 

Visualizzazioni:
204

 

Band:
Enzo and the Glory Ensemble
[MetalWave] Invia una email a Enzo and the Glory Ensemble [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Enzo and the Glory Ensemble [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Facebook di Enzo and the Glory Ensemble

 

Titolo:
In The Name Of The Son

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Enzo Donnarumma :: Vocals, Guitars
Guests :: Marty Friedman, Ralf Scheepers, Kobi Farhi, Mark Zonder, Gary Wehrkamp, Brian Ashland, Nicholas Leptos, Amulyn Corzine, Derek Corzine, Tina Gagliotta, David Brown, Alex Battini, Giacomo Manfredi, Corale gospel congolese "Weza Moza Gospel Choir"

 

Genere:
Christian Metal

 

Durata:
1h 6' 42"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
29.09.2017

 

Etichetta:
Rockshots Music
[MetalWave] Invia una email a Rockshots Music [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Rockshots Music [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Facebook di Rockshots Music [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Twitter di Rockshots Music [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina SoundCloud di Rockshots Music

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Il secondo disco degli Enzo and the Glory Ensemble è un disco esagerato sotto tutti i punti di vista, partendo dalla durata (curiosamente di 66 minuti e 42 secondi nonostante le evidenti tematiche cristiane), continuando con lo stile musicale (riassumibile in una specie di mix tra Power, Prog, Rock, Aor e una passione per sonorità da Musical e colonne sonore), finendo per i moltissimi e rinomati ospiti inclusi in quest’album, di cui ne cito solo due: Marty Friedman e Ralf Scheepers, tra i molti altri. Insomma: dire che questo è un gruppo che vuole fare le cose in grande è molto riduttivo.
E in tutto questo come se la cava il gruppo di Enzo Donnarumma? In sintesi, così così. “In the name of the son” è infatti un album che principalmente ti stupisce per quanto è complicato, per quante partiture ha e per quanto ha crisi di grandezza. Da che infatti comincia l’opener vera e propria “The tower of babel” è infatti chiaro che il disco fa del suo meglio, ma non suona bene e certi volumi come quelli dell’orchestra o dei cori sono sballati e finiscono per coprire tutto. È ovvio che con così tanti dettagli mixare bene un album simile è pressoché impossibile, ma da questo punto di vista l’album è proprio poco riuscito, con delle partiture che rifuggono qualsiasi tipo di forma canzone standard o di forma canzone aperta, andando piuttosto verso partiture più tipiche della musica classica dove la componente metal è poco più che un sottofondo. In questo modo “In the name of the son” sembra all’inizio un disco spettacolare, ma che finisce anche per essere spettacolarmente “overthought”, troppo pretenzioso e appesantito da così tanti fronzoli che si fa fatica ad ascoltarlo tutto senza dover mettere pausa per riposarsi un attimo. Ne sia un esempio “Magnificat”, una ballad per sola tastiera e orchestra campionata così così e voce lirica, che è ok ma che non merita certo di durare 8 minuti.
“In the name of the son” sembra dunque un caso di “Chi troppo vuole nulla stringe” per i motivi di cui sopra, ma va anche detto che l’ascolto dell’album in realtà scorre liscio e non ti accorgi che sei arrivato oltre la metà delle canzoni. Questo perché nonostante gli evidenti peccati di pretenziosità e di megalomania di cui sopra, il mood delle canzoni comunque ci sta. Certo, più per motivi corali che per il merito delle vere parti metal, o perché questo stile da Musical riesce comunque sempre ad essere comunicativo in quest’album, ma resta il fatto che questo cd non posso odiarlo. Sinceramente volevo, ma per me non si può. Magari è una questione di legge dei grandi numeri, o del fatto che la band comunque riesce abbastanza in un obiettivo musicale decisamente difficile. Senza eccellere, ma comunque neanche finendo per fare una schifezza di album. E per questi motivi, direi, “In the name of the son” tutto sommato ce la fa. Si salva dalla bocciatura, e per quanto rimanga poco più che un esercizio di stile in pompa magna, rappresenta un disco tutto sommato consigliabile se si è fans delle sonorità da Musical nel metal o di una certa opulenza sonora. Certo, è una fascia di pubblico di nicchia e non credo che Enzo and the Glory Ensemble possa più tanto distaccarsene con quest’album, ma ciò non toglie che questa frangia di pubblico con quest’album ci potrebbe sguazzare alla grande.

Track by Track
  1. Waiting for the son - Intro S.V.
  2. The tower of babel 70
  3. Luke 1,28 65
  4. Psalm 8 70
  5. Glory to god - Intermezzo S.V.
  6. Psalm 1,33 70
  7. Magnificat 65
  8. Isaiah 53 65
  9. Matthew 11,25 80
  10. The trial 65
  11. Eternal Rest - Intermezzo S.V.
  12. Te deum 70
  13. If not you 70
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 65
  • Qualità Artwork: 70
  • Originalità: 75
  • Tecnica: 70
Giudizio Finale
70

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 13.04.2018. Articolo letto 204 volte.

 

Articoli Correlati

Interviste
  • Spiacenti! Non sono disponibili Interviste correlate.
Live Reports
  • Spiacenti! Non sono disponibili Live Reports correlati.
Concerti
  • Spiacenti! Non sono disponibili concerti correlati.