Deathless Legacy «Rituals Of Black Magic» (2018)

Deathless Legacy «Rituals Of Black Magic» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
05.02.2018

 

Visualizzazioni:
553

 

Band:
Deathless Legacy
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Titolo:
Rituals Of Black Magic

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Steva :: Vocals and Performances
Frater Orion (The Necromancer) :: Drums and scenographies
Alex van Eden (Alessio Lucatti) :: Organ and keyboards
Sgt. Bones :: Guitar
C-AG1318 (The Cyborg) :: Bass and vocals
Anfitrite :: Performances

 

Genere:
Horror Metal

 

Durata:
1h 1' 54"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
19.01.2018

 

Etichetta:
Scarlet Records
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Miglioramento significativo per i Deathless Legacy, una band Rock/Metal a tematiche Horror che finora mi ha sempre lasciato un po’ indifferente.
Tanti erano infatti i motivi, secondo me, della loro marginalità della loro proposta musicale: dapprima incertezze stilistiche, poi un certo tributare i numi tutelari e nulla più, poi una cantante che sicuramente sa fare linee vocali belle ma che prendevano troppe note e che per questo rendevano i brani poco cantabili… solo il terzo album mi convinse un po’ di più, ma il miglioramento era a metà, dopodiché i DL tornavano a sbagliare come in passato.
“Rituals of black magic” invece è un significativo passo avanti, che non smussa niente delle caratteristiche di questi ragazzi: semplicemente amalgama tutto molto meglio, per un risultato sempre molto articolato e con un senso della melodia sopra le righe e strabordante, ma che stavolta per una maggiore compattezza stilistica e un tiro delle composizioni alzato riesce a rimanere a galla. Un esempio è dato dalla title track iniziale, caratterizzata da un tocco rock/metal deciso e che colpisce andando dritto al sodo, sullo stile di “Transylvania” dei Death SS; lo stesso avviene per le canzoni che vanno da “The abyss” a “I summon the spirits” compresa, dove lo stile musicale si fa potente, aggressivo e a tinte fosche, e anche se altisonante e con certe manie di grandezza, i DL riescono a padroneggiare tutto questo, sbizzarrendosi in quanto a influenze, forse esagerando anche un po’, ma sicuramente brillando per entusiasmo e per testardaggine. E questo lo si sente anche nella parte finale del disco, con una “Litch” un po’ più onirica e una conclusiva “Dominus Inferi” un po’ più corale. Ne risulta un album che dunque manifesta i Deathless Legacy al meglio, che secondo me hanno trovato il bandolo della matassa delle loro influenze, e che ce le confezionano in un mix parecchio sofisticato, pieno di note e magari anche un po’ appesantito, ma che anche così brilla per entusiasmo e una certa poliedricità che non posso che apprezzare.
Tuttavia, ci sono ancora dei difetti, va detto. Il primo è dato dalla parte che va da “Homunculus” a “Hex” compresa, dove la band rifà l’errore del disco precedente: a furia di insaporire il loro piatto, finiscono un po’ per impasticciarlo e per mettere influenze e idee musicali alla rinfusa, come dei ridondanti blast beats non necessari e i troppi fronzoli di “Ars Goetia” e di “Hex”, tra gli episodi più trascurabili del disco. Ma non è solo questo: nonostante lodiamo il fatto che la band invece di ridimensionarsi ha insistito con questo stile musicale sopra le righe e colmo d’idee, a volte i Deathless Legacy sembrano puntare troppo su questo tasto e la forma dell’album va un po’ a farsi benedire; in altre parole manca un episodio un po’ più contenuto, qualcosa di meno spericolato e ogni tanto meno “sopra le righe”, un brano più lineare, forse una power ballad... così è come se la band cercasse costantemente di fare un sacco di brani non molto diversi come stile, e questo fa perdere un po’ il disco preso nel suo complesso. Se volete un esempio esplicativo, è come parlare con una persona sempre sopra le righe ed estremamente poliedrica. Spesso ne apprezzi la gioia di vivere, ma a volte potresti anche volere che mostri un po’ di contegno e che sia più contenuta.
Ma comunque, si tratta di eccezioni e non della regola, ormai. Si tratta di punti deboli isolati di un album che invece ci dimostra che i Deathless Legacy sono indirizzati nella direzione giusta. Non ancora perfetta, ma giusta. Per amanti di certo rock/metal vagamente horror, nonché per chi cerca un gruppo musicale tutt’altro che statico e propenso all’originalità.

Track by Track
  1. The Grimoire - Intro S.V.
  2. Rituals Of Black Magic 80
  3. The abyss 80
  4. Vigor Mortis 75
  5. Bloodbath 75
  6. I Summon the Spirits 75
  7. Homunculus 65
  8. Ars Goetia 60
  9. Hex 65
  10. Read the bones - Intermezzo S.V.
  11. Litch 75
  12. Haruspex 70
  13. Dominus inferi 70
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 75
  • Originalità: 70
  • Tecnica: 75
Giudizio Finale
72

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 05.02.2018. Articolo letto 553 volte.

 

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