Filth In My Garage «Songs from the Lowest Floor» (2016)

Filth In My Garage «Songs From The Lowest Floor» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
07.07.2016

 

Visualizzazioni:
1136

 

Band:
Filth In My Garage
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Titolo:
Songs from the Lowest Floor

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Mauro :: Drums
Matteo :: Guitars
Stefano :: Vox
Jack :: Guitars, Backing Vocals
Simone :: Bass

 

Genere:
Post Hardcore / Noise Rock

 

Durata:
44' 23"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
04.03.2016

 

Etichetta:
Argonauta Records
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
Nee-Cee Agency
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Recensione

Bell’album di debutto per i Bergamaschi Filth in my garage, che in circa tre quarti d’ora di musica ci propongono un notevole esempio di Post Hardcore mischiato con il post rock, sempre a tiro e capace di crescendo mirabolanti tra canzone e canzone.
Il sound dei FIMG può essere riassunto come una voce urlata accompagnata ad una sezione ritmica pulsante e sempre ben presente, su cui la chitarra cesella le varie parti con arpeggi, parti non troppo distorte e riffs più diretti in una maniera stupefacente, che poco ha a che fare col metal sensu stricto, ma che stupisce per via di una poliedricità sonora e una variazione di atmosfere davvero notevole, che ti fa apprezzare la varietà delle canzoni, sempre varie e imprevedibili, cosa rara nel genere Post. E questo lo si può notare nel riffing oculato dell’opener “Black and blue”, nella più caotica e ostinata “Devil’s Shape”, fino alla conclusione macabra di “Greenwitch”, davvero molto bella, fino ad arrivare a “The awful path”, ovvero una traccia che riesce ad essere groovy, disarmonica e dotata di un crescendo finale davvero encomiabile, il tutto senza nulla togliere agli altri brani, dei quali segnalerei solo “Red door”, a volte diretti e altre volte calma, ma che non manca di sbottare in faccia e di proporre un senso scomposto delle melodie affascinante e coinvolgente. Ne risulta una album che convince proprio per il fatto di essere un caleidoscopio di emozioni, dove tutto è cesellato alla perfezione, senza brani filler e soprattutto senza quel maledetto senso di staticità e prevedibilità che troppe volte affligge i dischi post.
In altre parole: “Songs from the lowest floor” è un disco molto bello e molto consigliato per gli amanti del genere post, ma anche chi apprezza qualsiasi cosa contorta dovrebbe provare a dargli un ascolto. Davvero ben fatto.

Track by Track
  1. Stampede - Intro S.V.
  2. Black and blue 80
  3. Devil’s shape 80
  4. Greenwitch 85
  5. The awful path 85
  6. Red door 80
  7. The lowest floor 80
  8. Owl feather 75
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 80
  • Qualità Artwork: 80
  • Originalità: 90
  • Tecnica: 80
Giudizio Finale
81

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 07.07.2016. Articolo letto 1136 volte.

 

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