Screaming Banshee «Descent» (2014)

Screaming Banshee «Descent» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Wolverine »

 

Recensione Pubblicata il:
27.09.2015

 

Visualizzazioni:
1198

 

Band:
Screaming Banshee
[MetalWave] Invia una email a Screaming Banshee [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Facebook di Screaming Banshee [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Twitter di Screaming Banshee [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina MySpace di Screaming Banshee [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il canale YouTube di Screaming Banshee [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina ReverbNation di Screaming Banshee

 

Titolo:
Descent

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
- Alessandro Iacobellis :: Vocals;
- Luca Ficorella :: Guitars;
- Simone Ornati :: Guitars;
- Francesco Paolo Amoroso :: Bass;
- David Folchitto - Drums

 

Genere:
Death Metal / Progressive Death Metal

 

Durata:
49' 6"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2014

 

Etichetta:
Casket Music
[Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Casket Music

 

Distribuzione:
Plastic Head
[Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Plastic Head [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Facebook di Plastic Head

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Debut album intitolato “Descent” per gli Screaming Banshee, band romana nata nel 2009, ispirata ad un genere intermedio tra Death Metal e Progressive dove, tutto sommato, è il primo a prevalere, ricordandoci per la propria con estrema facilità band quali Death, Control Denied , Cynic, At the Gates e formata da alcuni esponenti che militano già in altre band quali il cantante A. Iacobellis nei Lunarsea e il batterista D. Folchitto negli Stormlord; va precisato che questa band ha anche condiviso i palchi nell’ambito della propria attività live con band quali Necrodeath, Rotting Christ e Killus. Il lavoro, nei suoi nove brani, si presenta estremamente potente sia nei suoni che nelle andature che, seppur non troppo elaborate, risultano avvalorate dalla buona produzione che ne amplifica nettamente la qualità. Dall’ascolto emerge nel complesso anche l’assenza di virtuosismi o di momenti di miracolosa fattezza ma tutto sommato il lavoro si presenta apprezzabile nei contenuti. Brano di apertura del platter è “After the nightfall”, dall’intro soave realizzato in musica classica poi devastata, dopo qualche secondo, dall’impetuosa e potente vena death metal che, in maniera geometrica pone sin da subito le sue regole; sound schietto, riff taglienti e immancabili ritmiche accelerate; la seconda parte del brano ricorda con estrema semplicità andature alla Control Denied. Il successivo “When the stars come right” apre in maniera leggermente più moderata pur non abbandonando mai da un punto di vista creativo la scuola del compianto Chuck Schuldiner; “Messiah in Blood” ripropone un’andatura analoga a quella del brano precedente senza l’aggiunta di moduli ritmici troppo elaborati con addirittura un richiamo quasi netto a The Sound of Perseverance; l’ascolto, che in ogni caso è sempre raddolcito grazie ad un’elevata base tecnica, prosegue con “Winter’s Runes” dall’inizio esplosivo e compatto in puro Death Metal privo di contesti progressive; sorprendente l’esecuzione della drum che non concede tregua a nessuno ma meno efficace il lead guitar proposto che tende quasi ad abbassare il livello del brano; “Gates of Eternity” è un brano energico, accattivante l’interpretazione vocale in grado di tenere manforte alle prepotenti ritmiche; nella seconda metà si trasforma in una sorprendente base acustica che offre la tregua dinanzi alla potenza sin ora esternata. “The Cursed” dall’intro in sitar che ci trasporta temporaneamente nell’oriente prima di offrire un accompagnamento lento poi reso accattivante dal tagliente riff che, con la sua energica base, scatena l’esplosività di tutti gli strumenti. “Anhedonic”, brano strumentale sempre ispirato al sound dei Control Denied, si mantiene su un’andatura alternata tra un lento leggermente quasi più elaborato rispetto ai precedenti ed una ritmica forsennata che quasi in conclusione si offre nuovamente con un acustico e un lead guitar annesso. “The Cross of Nargath” si mantiene sui toni dei precedenti brani mentre la conclusiva “Ghost Incarnate”, brano più lungo del platter, appare più strutturato su una base di stampo vecchio death metal sempre appoggiato da quel tecnicismo di ispirazione a cui la band ci ha sin ora abituati. Il lavoro tutto sommato anche se ben riuscito, mostra sin troppo la tendenza ad ispirarsi ad altre band; molte sono le chance a disposizione ma bisogna lavorare maggiormente sul un ruolo più personale.

Track by Track
  1. After the nightfall 70
  2. When the stars come right 55
  3. Messiah in Blood 50
  4. Winter’s Runes 60
  5. Gates of Eternity 60
  6. The Cursed 65
  7. Anhedonic 60
  8. The Cross of Nargath 60
  9. Ghost Incarnate 60
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 70
  • Originalità: 60
  • Tecnica: 65
Giudizio Finale
62

 

Recensione di Wolverine » pubblicata il 27.09.2015. Articolo letto 1198 volte.

 

Articoli Correlati

Interviste
  • Spiacenti! Non sono disponibili Interviste correlate.
Live Reports
  • Spiacenti! Non sono disponibili Live Reports correlati.
Concerti
  • Spiacenti! Non sono disponibili concerti correlati.