Overnight Sensation «Climb to Nothing's Road» (2012)

Overnight Sensation «Climb To Nothing's Road» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
05.09.2014

 

Visualizzazioni:
1261

 

Band:
Overnight Sensation
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Titolo:
Climb to Nothing's Road

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Matteo Manfrin :: Vox, Guitar, harmonica)
Simone Pelagatti :: Guitar
Davide Casali :: Bass, Guitar, Backing Vocals)
Stefano Beltramini :: Drums
Riccardo Rizzardelli :: Keyboards, Backing Vocals

 

Genere:
Hard'n'Heavy

 

Durata:
1h 54' 6"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2012

 

Etichetta:
Autoproduzione

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Gli Overnight Sensation vengono da Mantova, e anche se sono inquadrabili come prog/rock, in realtà in questo “Climb to nothing’s road” è interpretabile come “una visione a 360 gradi del rock e del metal secondo gli occhi degli Overnight Sensation”, e l’opera proposta qui è mostruosamente lunga: 16 tracce divise in due cd per quasi 2 ore di musica! Non c’è che dire: come primo sforzo discografico (“Climb...” è l’album di debutto per questa band) non c’è male...
Ma voglio essere sincero e senza filtri, il problema è uno e uno solo: gli OS non hanno le capacità per fare un simile sforzo discografico e questo si sente proprio durante l’ascolto di “Climb...”. L’album non è un disastro, ma tutto ciò che voleva fare questa band è riversato nei brani in maniera incontrollabile, i brani sono tutti troppo lunghi e annacquati (a parte un paio, durano tutti almeno 5 minuti e mezzo ma c’è anche una suite che ha l’ardire di durare addirittura 17 minuti), nessuno di loro comincia in maniera immediata visto che c’è sempre o un intro lento, filtrato o che altro o un qualche sample stupido a inizio canzone (tra questi, pessimo quello di “Who, you?”: che vuol dire una festa tipo country e un colpo di pistola?), ci sono vistose appoggiature a partiture più famose come “Stolen Wings” che cita “One” dei Metallica e i Guns n Roses alla fine, altre volte gli stili musicali più che fusi sono attaccati con lo sputo, perché per esempio io in “Who, you?” non capisco se la band volva fare un brano che cita gli AC/DC o il glam, e comunque sia, tutto è rovinato da una qualità sonora inetta, che ovviamente mette in un cd rock/prog la chitarra in secondo piano (e certo, perché è uno strumento marginale nel rock, com’è noto) a favore della voce, altre volte semplicemente la band non ce la fa, come nella quarta canzone affetta da un ritornello davvero stupido, o la title track che durerà anche 17 minuti ma non va da nessuna parte, o peggio ancora la patetica “Deliver us from evil”, dove qui lo stile diventa più horror e gotico, con le voci che non si riesce a capire se siano screaming per davvero o filtrate, e con una parte durante l’assolo dove a me sembra che qualcuno va fuori scala e che il brano è registrato in maniera sbagliata, visto che la melodia suona troppo strana. Il primo disco è in poche parole un disastro.
Poco meglio va il secondo, che cambia meno all’interno delle canzoni, ma è troppo scollegato tra una canzone e l’altra, e si passa da due ballad adiacenti a un brano rock (“The awakening”) che si affossa al centro in una parte tribale che non sa di niente, e passando per “A newborn”, heavy/speed metal di bassa lega e generico, fino alla conclusiva e operistica “The path of life”, patetica per via di spoken vocals con un inglese tremendo e con una impostazione vocale veramente di basso livello. Al secondo album occorre riconoscere il merito che un paio di canzoni più carine le ha, come “Contemplation” e “Beyond this world”, ma per il resto continuiamo a non esserci: tutto troppo allungato, incasinato come influenze senza un minimo di controllo e generico in molti degli stili proposti.
Già il fatto che non sto tanto parlando della qualità dell’album quanto piuttosto stia cercando di descriverlo, è eloquente di quanto l’ascolto del cd sia complicato proprio per i motivi suddetti e di quanto stargli dietro sia un’impresa insormontabile, e non certo per la lunga durata. Il fatto è che è tutto assolutamente portato troppo in là, la band cita 3000 generi musicali diversi ma non riesce a far capire qual è lo stile di base proprio, non c’è la minima colonna portante di songwriting, un episodio più easy listening da singolo (ce l’avevano pure i Dream Theater), una spina dorsale dell’album. Niente di tutto questo: qui semplicemente le canzoni cominciano lentamente e quale genere musicale vanno a toccare lo sanno solo loro, e l’impressione nettissima è quella che la band più che fare un compendio secondo loro del rock, non riesce a scremare le composizioni, non riesce ad andare al sodo, non riesce a controllare la fruibilità, a stringere. In altre parole, non hanno il controllo dei loro strumenti quasi e non so neanche se sappiano loro cosa vogliono fare, perché qui c’è troppo di tutto e neanche riproposto in maniera eccellente, anzi.
Insomma: mi dispiace se sono così distruttivo, ma quello che gli Overnight Sensation si sono proposti è un obiettivo difficilissimo, e l’hanno fallito perché troppo immaturi e non è certo cosa da tutti scrivere 2 ore di musica senza annoiare o esagerare o strafare. E non valgono scuse tipo che “l’hanno fatto per sé stessi” eccetera: la verità è che l’album non è riuscito. Non è niente di speciale, le bands hard rock e glam contemporanee che escono dall’Europa e dalla Germania in particolare distruggono questo “Climb...”, poi è troppo pretenzioso, autoreferenziale, inesperto, immaturo, dozzinale, a volte neanche suonato bene e registrato con volumi mediocri (sarà anche un’autoproduzione, ma se vuoi fare un doppio cd con così tanta musica non puoi proporre questi volumi che francamente sembrano fatti da chi sente pop, per quanto è innocua la chitarra e la voce trascura tutto il resto). E anche se qualche potenzialità si vede, probabilmente la band si diverte e crede in queste canzoni e il cd avrebbe brillato di più se non avesse un traguardo così elevato e così tante influenze, non lo promuovo perché non eccelle da nessun punto di vista, ogni dote in positivo che ha viene distrutta da un allungamento delle canzoni tale da renderlo un martirio sonoro che manca completamente di vivacità. Tipico caso di songwriting andato decisamente troppo oltre.

Track by Track
  1. Burning out your mind 50
  2. Cuts like a knife 50
  3. Runaway from myself 55
  4. Shot to my face, stab to my heart 50
  5. Stolen Wings 50
  6. Who, You? 50
  7. Climb to nothing’s road 40
  8. Deliver us from evil 35
  9. Contemplation 65
  10. Beyond this world 65
  11. Beyond the wall of sleep 50
  12. Beyond this mind 50
  13. The awakening 55
  14. Undisclosed eyes, undisguised soul 60
  15. A newborn 55
  16. The path of life 50
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 45
  • Qualità Artwork: 65
  • Originalità: 60
  • Tecnica: 55
Giudizio Finale
54

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 05.09.2014. Articolo letto 1261 volte.

 

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