Hiss From the Moat «Misanthropy» (2013)

Hiss From The Moat «Misanthropy» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
13.07.2014

 

Visualizzazioni:
501

 

Band:
Hiss From the Moat
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Titolo:
Misanthropy

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
James Payne :: Drums
Carlo Cremascoli :: Bass
Giacomo Jack Poli :: Guitar
Paolo Pieri :: Vox (session)

 

Genere:
Death Metal / Black Metal

 

Durata:
30' 38"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2013

 

Etichetta:
Lacerated Enemy Records
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Nuclear Blast
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Conoscete voi gli Hiss from the Moat? Io no, eppure sono di Milano e questo cd è uscito digitalmente per nientemeno che la Nuclear Blast, anche se mi risulta che è stato ristampato dalla Lacerated Enemy Records. Orbene: cosa aspettarcisi da un gruppo come gli HIss from the Moat il cui primo EP era metalcore/deathcore? Semplice: un altro epigono degli ultimi Behemoth, o blackened deathcore, come lo chiamano loro.
Falso: in questo “Misanthropy” non c’è una singola nota di black metal che sia una. C’è solo tanta voglia di suonare come i Behemoth, evidente se non altro anche solo guardando i vestiti scelti nelle foto promozionali, ma il tiro di tutto l’album è minore e di molto rispetto ai masters del death metal polacchi. Le tracce effettive sono 7, esclusi intro, outro e intermezzo, per circa 26 minuti effettivi di musica, tutta poco differenziata da traccia a traccia, oppure usando soluzioni stilistiche usate da tempo dai Behemoth e nel frattempo adottate un po’ da chiunque. C’è chi riesce a fare belle canzoni, come il secondo album degli spagnoli Noctem, e chi non sa che copiare, come questi HFTG, al massimo mettendo qualche melodia sommaria e spacciandola come riff black metal, o peggio ancora mettendo quei breakdowns che rovinano qualsiasi aura malefica e che soprattutto si sentono ormai ovunque. Certo, ci sono dei picchi, come la più completa “Caduceus” o “Moralism as aesthetic” un po’ diversa come batteria e non solo “veloce e basta”, ma altrove le canzoni deludono, come i riff generici di “Honor...” e di “The path of the pilgrims” e la seconda parte della title track.
Poco da dire insomma: i Behemoth di serie B secondo me. Non è una vergogna copiare i Behemoth, ma lo diventa se fai un disco derivativo, generico e composto coi luoghi comuni di quella band. Sufficienza politica, come si conviene a un disco clone, altro che blackened deathcore.

Track by Track
  1. Intro 60
  2. Conquering Christianity 60
  3. Honor to the mother of death 55
  4. Moralism As Anesthetic 65
  5. Misanthropy 55
  6. The path of the pilgrims 55
  7. The Descent From The Throne 60
  8. Ave regina caelorum 60
  9. Caduceus 65
  10. Outro 60
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 60
  • Qualità Artwork: 60
  • Originalità: 60
  • Tecnica: 60
Giudizio Finale
60

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 13.07.2014. Articolo letto 501 volte.

 

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