Step On Memories «Furthest» (2013)

Step On Memories «Furthest» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Jezebel »

 

Recensione Pubblicata il:
19.05.2013

 

Visualizzazioni:
826

 

Band:
Step On Memories
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Titolo:
Furthest

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Nico: Voice
Andre: Guitar
Matteo: Guitar
Guido: Bass
Ferra: Drums

 

Genere:
Hardcore New School / Post Hardcore

 

Durata:
35' 16"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
09.03.2013

 

Etichetta:
Indelirium Records
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

“Furthest”, il primo album degli Step on memories, è, in realtà, il secondo lavoro della band, presente sulla scena dal 2008 e con all’attivo numerosi concerti e, appunto, un EP “Lasting values”, uscito nel 2010. La band, figlia dell’hardcore, prende come base questo genere e lascia che questo caratterizzi tutte le componenti sonore. Contemporaneamente gli Step on memories, creando sonorità più complesse e lavorate, cercano di far intersecare la matrice hardcore con maggiori distorsioni e rifiniture nel ritmo e nei riff. La base musicale fa da trampolino di lancio e lascia libero sfogo all’ instancabile scream, che conserva un ruolo centrale all’interno del discorso sonoro della band. Con i primi due brani, che seguono il breve intro, gli Step on memories vogliono comunicarci da dove vengono: “Become aware”, scorrevole e uniforme, e “ I heard they say”, corposa e dotata di buone transizioni, sono veloci, incalzanti e mostrano entrambe i segni di innesti con numetal e metalcore. In “Carved with this” si ascolta un suono più contraddistinto e originale grazie anche ai buoni cambi di tempo e controtempi. “Blue skin” e “580” sono più riflessive e dilazionate e virano più sul metal contemporaneo, ma con sottolineature delle ritmiche e ampio spazio per lo scream, nella prima e ritmi sognanti e vocals in rilievo rispetto al suond, nella seconda. La veracità hardcore torna a farsi sentire più forte in “In gold we trust” e in “The benefit” , dove i ritmi infuriano e mantengono costante la velocità, mentre sono i riff che diversificano e creano le dinamiche del brano. “Christopher McCandless” e “Dreamers” sono brani simili: la prima ha una buona musicalità e coerenza di accordi, con qualche accenno al doppio registro vocale e qualche rimando ai primi Gallows. Nella seconda lo scream e il suono molto carichi e si affidano ai ritornelli per far esplodere la melodia. Nell’ultimo brano “Spotlight” le chitarre sono meno rabbiose, il ritmo si sviluppa e si differenzia, mentre lo scream non dà tregua ed è sempre in tensione, sempre al limite del breakdown. La copertina bucolica (e quasi indie) dell’album nasconde un interno di postcore di buona fattura, maturo e sfaccettato, in cui la band di Vicenza risulta più efficace quando riesce a mantenere costante la tensione emotiva e ritmica.

Track by Track
  1. Intro S.V.
  2. Become aware 75
  3. I heard they say 75
  4. Carved with this 80
  5. Blue skin 70
  6. 580 70
  7. In gold we trust 75
  8. The benefit 70
  9. Christopher McCandless 80
  10. Dreamers 75
  11. Spotlight 70
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 75
  • Qualità Artwork: 75
  • Originalità: 75
  • Tecnica: 75
Giudizio Finale
74

 

Recensione di Jezebel » pubblicata il 19.05.2013. Articolo letto 826 volte.

 

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