This Broken Machine «The Inhuman Use Of Human Beings» (2012)

This Broken Machine «The Inhuman Use Of Human Beings» | MetalWave.it Recensioni Autore:
carnival creation »

 

Recensione Pubblicata il:
--

 

Visualizzazioni:
1124

 

Band:
This Broken Machine
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Titolo:
The Inhuman Use Of Human Beings

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Andrea De Vecchi :: Clean Vocals, Bass
Luca Giani Carella :: Harsh Vocals, Guitars
Piero Trimarchi :: Guitars
Fabio Cau :: Drums

 

Genere:

 

Durata:
51' 40"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2012

 

Etichetta:

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Nonostante un artwork eccezionale che devo ammettere ha colpito la mia attenzione, i This Broken Machine con il concept “The Inhuman Use of Human Beings“ mi hanno reso più volte imbarazzato nel giudizio. Il motivo principale è uno ed è semplice: troppe influenze fuse in modo che, a mio parere, non rende che sostanze purtroppo grumose e spesso indigeste all’ascolto.
Tecnicamente preparati, i nostri sembra fatichino a ingranare la marcia presentandosi con questo “Architectural Metal” che a me sinceramente suona più come un “Progressive Metal” infarcito delle più disparate occhiate verso Tool, A Perfect Circle, Deftones e probabilmente Isis e quant’altro di atmosferico.
Non capite male, l’album, benché sia un’autoproduzione e la qualità audio tutto sommato non sia delle peggiori, non è nulla di bocciabile né rimandabile tutt’altro! Si evince chiaramente che c’è stato del gran lavoro dietro ma mi sento di dover scrivere che la band dovrebbe palesemente scavare più a fondo, osare di più, tentare strade più individuali invece che prendere il meglio delle band sopra citate e lavorarci sopra come fossero dei pattern ovvi e scontati.
C’è dell’anima nei pezzi dei This Broken Machine ma il modo in cui essi sono stati presentati avrebbe potuto essere forse più ragionato o più convincente, se volete. La mia opinione circa l’operato del gruppo è buona ma non basta il dualismo voce pulita-voce sporca, delle atmosfere dai suoni non convincenti e delle parti pesanti banali e ripetitive a poter portare un disco ad alti livelli.
Tuttavia alcuni brani vivono di luce propria, come “Black River”, “Blinded” e la tooliana traccia di chiusura disco “Machines” che si presenta come perla del full-lenght senza troppo girarci intorno.
Il mio consiglio è di lasciarsi andare maggiormente e non restare perennemente ancorati a delle scomode e ormai inflazionate influenze. Tecnicamente ci si può aspettare molto di più da una band come la loro, questo è poco ma sicuro. Disco sufficiente.

Track by Track
  1. Alpha 65
  2. New Breed 60
  3. Dry Land 50
  4. Black River 70
  5. Dead End 60
  6. Alone 60
  7. Blinded 70
  8. Kingdome Come 65
  9. Consumed 60
  10. Mercury & Chrome 70
  11. The Ego 60
  12. June Gloom 50
  13. Machines 75
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 80
  • Originalità: 55
  • Tecnica: 80
Giudizio Finale
65

 

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