Pino Scotto «Codici Kappao» (2012)

Pino Scotto «Codici Kappao» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
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Visualizzazioni:
2074

 

Band:
Pino Scotto
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Titolo:
Codici Kappao

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Pino Scotto :: Vox

 

Genere:

 

Durata:
39' 30"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2012

 

Etichetta:

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Partiamo da una precisazione d’apertura non dissimile da quella fatta in una predecente recensione da me curata: qui a METALWAVE si recensisce musica e non c’è spazio nelle recensioni per nessun tipo di campanilismo né negativo né positivo nei confronti della band in oggetto. In altre parole, nel caso di Pino Scotto e della band succitata siamo di fronte (non neghiamolo) ad un musicista la cui immagine copre almeno in parte la musica, e per questo motivo almeno in Italia esistono o quelli che sballano completamente per Pino Scotto definendolo (cito alcuni commenti da youtube) l’unico che negli anni 80 faceva questa musica in Italia (atroce idiozia), o quelli che ne odiano il personaggio, quasi sempre senza aver sentito granché della sua proposta musicale (altra idiozia). Per quel che ci riguarda, noi siamo dalla parte della musica da ascoltare e da recensire, quindi entrambi questi stereotipi non ci interessano né qui saranno trattati. Mi si perdoni la digressione, ma era necessaria al fine di chiarire l’oggettività della recensione senza pregiudizi né da parte mia né da parte dei lettori.
Orbene, Pino arriva al suo nuovo album solista e lo fa con la sua consueta forma, ovvero guests su tutto l’album, uno stile a metà tra rock e blues e che poco o nulla ha a che fare col metal e tanta voglia di rock (anche un po’ infantile a volte) nei testi alternata ai suoi incessabili pistolotti sulla società e sul suo degrado, che sono appunto l’oggetto dei testi dell’album, come lo stesso titolo suggerisce.
11 tracce per poco meno di 40 minuti e un album che in parole povere è abbastanza riuscito. Formalmente ineccepibile, dotato di alcuni brani piacevoli come l’opener “Signora del voodoo”, la title track, la focosa “Work in regress” o anche, perché no, “Angus day”, evidente tributo a Angus Young, che sono a metà tra uno stile sporco e cafone ed una vena scalpitante e “proud to rock” che rendono questi brani piacevoli e buoni da sentire. Il fatto è che il resto dell’album è quello più sperimentale e sembra stare su altri due livelli: uno inferiore dato dai brani un po’ meno in forma come “Mayday” e “La terra ha il suo respiro” (il giro di chitarra acustica iniziale e la sua somiglianza con la famosa “Sweet home alabama” mi ha fatto imbarazzare…), e uno che sperimenta in diverse direzioni musicali grazie ai guests, e qui il risultato è altalenante. Il fatto è che a volte il risultato è buono, come “Meno male…”, altre volte come in “Festa e croce”, brano blues maledetto, risalta di più il guest (Aida Cooper, nella fattispecie) che Pino, con lui che onestamente risulta meno sofisticato ed aggraziato di lei a causa di una strofa che sinceramente ho trovato banale e pure un po’ volgarotta; inoltre, “Pino... occhio” presenta una collaborazione coi Club Dogo che non mi piace perché sembra solo una “Come noi parte II” e sta troppo fuori contesto, “Business trash” è un brano che non mi colpisce affatto e con un ritornello anche poco speciale, e la conclusiva “Funambolo Retrò” non la capisco granché: non capisco cosa c’entra col resto dell’album e neanche perché invece di fare un altro brano rock/blues si è dovuto chiamare i Modena City Ramblers per stravolgere un brano che di per sé era ok. Se proprio li si doveva chiamare, io avrei preferito far comporre loro una ballad...
In conclusione, per me quest’album è così: buono quando Pino Scotto fa il blues/rocker anche se ci sono un paio di filler, ma quando sperimenta altri generi e si fa affiancare da dei guest che sinceramente raramente mi sembrano compatibili con Pino e il suo stile, i risultati vanno e vengono. Esce fuori un album a due facce, quelle succitate. La prima delle quali è carina ma ha troppi pochi brani, l’altra sperimentale ma altalenante.
Sinceramente, non lo trovo un album storico. Ascoltabile e acquistabile sì, ma non imprescindibile. Consiglio a tutti un ascolto prima dell’acquisto, ma ne raccomando l’acquisto solo ad un pubblico non giovane, non troppo fissato col metal e che non disdegna un po’ di sano blues. Certo che, sinceramente, come scritto sulla biografia del suo sito ufficiale, da saper fare dischi come questo cd a considerarsi “senza ombra di dubbio, l'icona più importante del rock nazionale” e “la migliore incarnazione della figura del rocker mai apparsa in Italia” a me viene da sorridere, senza offesa. E ora scusate, ma vado a risentirmi l’ultimo dei Litfiba.

Track by Track
  1. Signora del Voodoo 70
  2. Meno male che adesso non c’è Nerone (Feat. Edoardo Bennato) 75
  3. Codici Kappao' 65
  4. Festa e Croce (Feat. Aida Cooper) 65
  5. Mayday 60
  6. Pino… occhio (Feat. Club Dogo) 50
  7. Angus Day (Forever young) 65
  8. Business Trash (Feat. The Fire) 50
  9. La terra ha il suo respiro 55
  10. Work in regress 75
  11. Funambolo Retro' (Feat. Modena City Ramblers) 60
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 60
  • Originalità: 65
  • Tecnica: 70
Giudizio Finale
64

 

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