Draugr «De Ferro Italico» (2011)

Draugr ĞDe Ferro Italicoğ | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
--

 

Visualizzazioni:
1303

 

Band:
Draugr
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Titolo:
De Ferro Italico

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Svafnir - vocals
Triumphator - guitar
Stolas - bass
Helsior - keyboards
Jonny - drums

 

Genere:

 

Durata:
56' 43"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2011

 

Etichetta:

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Ritornano i Draugr, combo teatino giunto dopo cinque anni dal suo primo full al secondo album, che esce autoprodotto e lo fa con una veste fortemente cambiata da quella vista nel precedente “Nocturnal Pagan Supremacy”, con un tastierista in formazione, un cambio di immagine da black a decisamente più folk (come visto nei loro concerti), e in generale un vero e proprio cambio di genere musicale, accostabile in questo disco prevalentemente al folk per l’appunto, e che si riassume in nove tracce più intermezzo in circa un’oretta di musica.
Mi è capitato alcune volte in passato di recensire gruppi che dicevano di fare un genere, ma di avere un orientamento stilistico (se non l’intera proposta musicale) che in realtà era un’altra cosa, o quantomeno orientato da un’altra parte. Questo è secondo me il caso dei Draugr nel loro precedente album, un album proposto come black, ma che in realtà per me suonava molto più spesso death/thrash, e che presentava diversi stili non amalgamati, ma piuttosto presenti uno per ogni canzone, col risultato che disorientava più che appassionare, seppure il gruppo mostrasse diverse potenzialità. Orbene: tutto questo per dire che con questo nuovo “De Ferro Italico” i Draugr maturano e lo fanno slegandosi da un genere fisso, allargando di molto le proprie influenze musicali fondendole perfettamente. Questo disco è un fitto inviluppo di folk, puntate melodiche e pompose, black, elementi death/thrash e molte cose tipiche del power; il tutto condito da un feeling spesso epico, a volte solenne (come in “Roma Ferro Ignique”) e a volte tragico, come nella title track conclusiva. Il risultato è un disco ben riuscito, che ha come punto di forza l’utilizzo in tutto il disco di riffs personali e di cambi di atmosfere davvero sapienti all’interno dei brani, che rendono le canzoni cangianti, variegate, tutt’altro che scontate e spazianti tra i diversi generi, come è possibile vedere nella sfacciata vena folk e festaiola di “Ver Sacrum”, nella tragica e furiosa maestosità delle due canzoni conclusive, nella vena molto epica ma più tipicamente Black proposta in “Inverno”, nella molto power-oriented e orecchiabile “Legio Linteata” e nelle atmosfere silvane di “L’Augure e Il Lupo”, passando per tutta una serie di generi intermedi nel resto della canzoni, che proprio per questo motivo distaccano i Draugr da qualsiasi rigido schema musicale.
Fondamentalmente il disco scorre senza intoppi, senza che ci siano difetti rilevanti, frutto evidente di composizioni ben curate e cesellate che peraltro, ironia della sorte, suonano complessivamente molto più black adesso che non in passato, a dimostrazione di un gruppo che riesce a dare il meglio di sé quando lascia che le proprie influenze fluiscano senza restrizioni dovute dal suonare un solo determinato genere. Proprio per questo motivo, il mio personale highlight del disco è dato dalla meravigliosa “Suovetaurilia”, una canzone lunga 9 minuti e mezzo che funge da vera e propria summa del disco, visto che in essa si trovano tutte le influenze proposte in questa sede dai Draugr, oltre che a presentare almeno un paio di trovate chitarristiche veramente da incorniciare. Insomma: questo è un album che fa dell'originalità il suo punto di forza, che può interessare ad una audience abbastanza vasta, e che per quel che mi riguarda è da avere, se apprezzate i suddetti generi; consigliato anche per i blackster che sanno apprezzare contaminazioni e melodia. Sempre per questo motivo, prego chi legge di non considerare i Draugr dei copioni dei Finntroll o dei Folkstone, perché fareste un gravissimo errore. Si tratta di un disco, questo, che consiste in una vera e propria prova di forza e di intelligenza applicata a quello che potremmo forse definire folk extreme metal e che, come detto diverse volte, fa proprio della sua personalità il proprio principale punto di forza. Il giudizio finale è un premio per un disco come questo: maturo, personale e particolarmente riuscito, che non è di nicchia, presentato in una veste grafica forse un po’ scura, ma molto ben fatta, con ottimi suoni, ma non plasticosi e aperto ad una vasta fetta di pubblico nel metal. Dategli una possibilità di ascolto!

Track by Track
  1. Dove l'Italia Nacque 65
  2. The Vitulean Empire 80
  3. L'Augure e Il Lupo 85
  4. Suovetaurilia 95
  5. Ver Sacrum 85
  6. Legio Linteata 80
  7. Ballata d'Autunno 65
  8. Inverno 90
  9. Roma Ferro Ignique 80
  10. De Ferro Italico 85
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 80
  • Qualità Artwork: 75
  • Originalità: 85
  • Tecnica: 80
Giudizio Finale
81

 

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