Lucky Bastardz «Hated For Who We Are» (2009)

Lucky Bastardz «Hated For Who We Are» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Rocket Queen »

 

Recensione Pubblicata il:
--

 

Visualizzazioni:
1663

 

Band:
Lucky Bastardz
[MetalWave] Invia una email a Lucky Bastardz [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Facebook di Lucky Bastardz [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina MySpace di Lucky Bastardz

 

Titolo:
Hated For Who We Are

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Geppo- Vocals
Paco - Guitar
Evan L.a. - Basso
Mark - Drums

 

Genere:

 

Durata:
48' 46"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
2009

 

Etichetta:

 

Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Si sente l’atmosfera intensa del rovere americano, che lascia l’intenso retrogusto del bourbon al whisky che invecchia fra i suoi legni. Qualcosa che si avverte in serate scaldate da jam session ispirate, ghiaccio che scricchiola mentre le note prendono forma accalcandosi tra gli spiragli di forme nate dal consumarsi di bionde, subito dissolte.
Questo prelude all’ascolto di un lavoro come “Hated for who we are”, il primo atteso full-lenght degli alessandrini Lucky Bastardz: si sono fatti conoscere attraverso un’intensa attività live e l’uscita del promo “Double Kick Engine Rock ‘n Roll”, registrato negli Authoma Studios attraverso il contributo di Federico Pennazzato, piccante assaggio della potenzialità del nostro quartetto.

Un temperamento tracimante l’essenza di un rock debitore della personalità esclusivamente poderosa di un hard & heavy interpretato dai Motörhead, le cui lezioni permeano tutta la produzione a cominciare dalla deflagrazione su cui le note di “Devil cum” si costruiscono intensamente ribelli. I Lucky Bastardz ci regalano accordi intrisi di personalità schietta e rude, su cui ben si costruiscono le vocals di Geppo in uno stile in bilico tra un blues raschiato e una sorta di tensione verso un growling appena abbozzato. Impeccabile secondo il parametro d’interpretazione soggettiva, a tratti più carente secondo un fattore tecnico, dove in pezzi come “Bite your Heart” sembra farsi trasportare con eccessiva enfasi dal riffing intenso e dannatamente Rock ‘n Roll.
Stessa cosa per un arrangiamento in parte soddisfacente, che tuttavia si diluisce fra un sound a tratti non troppo netto e un chorus che andrebbe limato per ottenere un supporto che abbraccia il singer senza dare l’impressione di volerne inseguire il carisma, come ho notato nell’interessante “I’m a Rocker- Don’t blame me”. Pezzo che nonostante queste piccole sbavature è di una ritmica intrigante e coinvolgente, quasi ci calasse negli ambienti rockabilly che furono attraverso una struttura che personalmente associo alle sensazioni del blues in 12 misure di Bill Haley & his Comets.
La commistione di classic rock che combinano sapientemente a sonorità più hard ed heavy, come nel grooving di “Capitan Highway” viene spesso stemperata dalla mancanza di un reale spunto d’originalità: in questo senso risultando figli decisamente somiglianti ai loro padri. Menzione particolare a Paco, chitarrista che propugna una tecnica formidabile a base di riff affilati come rasoi e assoli incontenibili (“Rotten Pussy”), grazie ai quali molti passaggi acquistano una sapidità che salva le tracks dal sentore di banalità del “già proposto”; eccezionale il quartetto in “At what time- Does my breathe stop?” purtroppo mitigata da interludi goliardico-dialettali che mi aspetterei di trovare più su un prodotto proposto dai Gem Boy.

Il disco si delinea attraverso una sonorità che lascia intendere risorse esaltanti, tuttavia demoralizzata da quei difetti di produzione e da un acerbo perfezionamento compositivo, intravisto soltanto a sprazzi attraverso i grooving e gli assoli di matrice heavy di “Evil’s Bride”, il blues tanto insolito quanto sorprendente di “Another LBZ nite” e la veemenza energica di “Cafè Racer”. Tecnica nel complesso apprezzabile, audio che andrà perfezionato; tuttavia mi servo un giudizio negativo per quanto riguarda un art work poco studiato, a tratti sproporzionato che rende il disco lievemente vittima di uno stereotipo di bassa levatura che non rispecchia in questo senso ciò che la band potrebbe esprimere.
Rivolto ai fan del genere, tuttavia non esula dal tentativo di dedicarsi anche una fetta di pubblico più cospicua, che a mio avviso troverà dei pezzi costruiti attraverso un’adrenalinica ostilità e una passione corroborante: la musica diventa indimenticabile quando sa trasmettere delle particolarità. In attesa di un lavoro consacrante, un “Dirt ‘n roll” “Ready to kick some ass!”.

Track by Track
  1. Devil Cum 70
  2. Bite your heart 65
  3. I'm a rocker - Don't blame me 70
  4. Capitan Highway 65
  5. Flame rock n roll 70
  6. At what time - Does my breathe stop? 70
  7. Rotten pussy 70
  8. Same shit, different day 65
  9. Evil's bride 70
  10. Another LBZ nite 75
  11. Cafe racer 75
  12. LBZ truth 65
  13. Reborn again 75
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 50
  • Originalità: 65
  • Tecnica: 75
Giudizio Finale
69

 

Recensione di Rocket Queen » pubblicata il --. Articolo letto 1663 volte.

 

Articoli Correlati

News
Live Reports
  • Spiacenti! Non sono disponibili Live Reports correlati.
Concerti
  • Spiacenti! Non sono disponibili concerti correlati.