Winternius «Underwater Darkness» (2025)

Winternius «Underwater Darkness» | MetalWave.it Recensioni Autore:
Bata »

 

Recensione Pubblicata il:
30.09.2026

 

Visualizzazioni:
108

 

Band:
Winternius
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Titolo:
Underwater Darkness

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
Roby Grinder - chitarra;
Ste Hate - chitarra;
Jason Ülfe - voce;
Ric Rancore - basso;
Lord of Fog - batteria

 

Genere:
Melodic Death Metal

 

Durata:
40' 5"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
12.09.2025

 

Etichetta:
Dusktone
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Rieccoci a noi con un nuovo tentativo di recensione, addentrandoci stavolta in territori black metal.
Arrivano da Genova e a colpirmi subito è la presenza nella band di Roby Grinder, già in band quali Spite Extreme EIng ed Expiatoria tanto per andarci giù leggeri.
Dicevo black metal, di quello che ci riporta agli anni 90 fra Norvegia e Svezia frullati insieme a quel tocco dark, nero, oscuro (sarà forse Genova ad ispirarli?) italiano che lo rende davvero spettacolare.
Provate a far partire il disco, dal primo pezzo “Unholy Black Ship”: tastiere che aprono il tutto (ecco, dicevo dark…ma che portano alla mente anche le onde che si infrangono sulle rocce) che fanno da preludio ad un fiume in piena che travolge tutto (se dico Immortal mixati ai Dissection può andare?). Ecco un fiume che travolge ma senza mai perdere quel tocco di melodia che ti si insinua e non ti molla.
Da brividi quando rallentano e, si lo so già scritto, emerge tutto il loro amore per l’italico dark (forse per la presenza in formazione di loschi figuri anche degli Abysmal Grief?).
Parlavo di accenni di Svezia; ecco ascoltatevi “The Beacon” (e qua non so perché mi son venuti in mente anche i Megadeth più tirati; son solo mie allucinazioni?) e “Black Evil Cormorant”; siamo in pieno epic black metal (quel sapore di Enslaved….).
Spettacolare (ascoltate e poi ditemi se esagero) “Dark Mirage”, con quel mix fra black ed il doom tanto cari ai primissimi Carphatian Forest e agli Slayer al massimo della forma. Si arriva in territori quasi total doom in The Abyss ma con quella voce in scream che la rende cattiva come poche; altri due pezzi da paura “Gods Of Hunger” e “Global Alien War”, con, soprattutto la seconda delle due, vicina a soluzione quasi..cosmiche.
Delle due più maligna invece Gods of Hunger (sarà forse per la voce?) con quel suono malato, sempre black ma che riporta a fine anni 80 inizi 90, quasi dei Voivod in pieno trip black.
Discorso a parte per Intro (Underwater darkness) dove arriviamo quasi in terriroti ambient, pieno di rumori in stile industrial anni 80.
In black Evil cormorants subiamo un altro assalto all’arma bianca, quasi in territori viking; forse uno dei pezzi più classici ma davvero efficace!
Non si respira nemmeno in Vile vortex; dove forse a farla da padrone sono i duetti fra voce pulita e voce in scream. Sulla stessa falsariga Global Alien War ma senza voci pulite ma di nuovo quella voce maligna che ti prende e ti porta nel vortice sonoro senza darti modo di respirare.
Ah dimenticavo il tema portante del disco; qua si parla di mare, delle sue profondità o almeno è quanto ho pensato di capire vedendo anche la copertina.
Che altro dire! Un lavoro come dicevo all’inizio spettacolare per i miei gusti. Un mix sonoro dove ogni volta che lo riascolto colgo sempre nuovi spunti.
Ora vi lascio però che torno a riascoltarli per l’ennesima volta…
Grande lavoro.

Track by Track
  1. Intro / Unholy Black Ship 85
  2. The Beacon 90
  3. Dark Mirage 90
  4. Gods Of Hunger 80
  5. Intro (Underwater Darkness) 85
  6. The Abyss 90
  7. Black Evil Cormorants 80
  8. Vile Vortex 85
  9. Global Alien War 80
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 90
  • Qualità Artwork: 90
  • Originalità: 85
  • Tecnica: 90
Giudizio Finale
86

 

Recensione di Bata » pubblicata il 30.09.2026. Articolo letto 108 volte.

 

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