Athiel «Maw Of The Curse» (2025)

Athiel ĞMaw Of The Curseğ | MetalWave.it Recensioni Autore:
Snarl »

 

Recensione Pubblicata il:
03.08.2026

 

Visualizzazioni:
87

 

Band:
Athiel
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Titolo:
Maw Of The Curse

 

Nazione:
Italia

 

Formazione:
DannXI :: All instruments

 

Genere:
Black / Death Metal

 

Durata:
45' 3"

 

Formato:
CD

 

Data di Uscita:
11.03.2025

 

Etichetta:
Broken Bones Promotion
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Distribuzione:
---

 

Agenzia di Promozione:
---

 

Recensione

Il secondo album della one man band Athiel dalla Sardegna è riassumibile in questo modo: una love letter alle opere dei Dissection dei primi due album.
“Maw of the curse” è infatti, per tutti i suoi 45 minuti di durata, un palese richiamo a quelle sonorità, con una chitarra che sdegna completamente i riffs semplici e minimali di “Transylvanian Hunger” e anche una certa ripetitività, per appoggiarsi invece a un riffing più dinamico e che incrocia perfettamente il black metal con il death/thrash altrettanto svedese, proprio come la band di Jon Nodtveidt ci aveva insegnato. E questa influenza è fissa e persistente in tutto l’album, a volte che sfocia pure in momenti un po’ simili (“Serpentine bloodline” a volte ha un riff che ci puoi suonare tranquillamente su “Where dead angels lie”), ma il risultato è comunque apprezzabile. Certo, ci sono momenti in cui il sound si diversifica un po’, come nella più old school “Reaven’s oath”, ma ciò non toglie che il punto di riferimento di Athiel è quello suddetto.
Il tutto in realtà per un risultato non male, ma anche con evidenti punti di miglioramento: lasciando infatti perdere l’endemica mancanza di originalità, per quanto l’album comincia bene con una buona “Baptize out of nowhere” e una “In the lawless oblivion” altrettanto godibile, lungo l’ascolto dell’album appare evidente che DannXI, unico membro degli Athiel, riesce a centrare il bersaglio nelle canzoni prese in sé, ma col passare dei minuti gli manca un po’ di far funzionare il disco nel suo insieme, e per questo motivo l’album tocca sempre l’argomento del tributo ai Dissection, prolungandosi un po’ coi brani, peccando un po’ di autoreferenziazione con alcuni assoli e passaggi superflui, e soprattutto non differenziando bene i brani, dove manca un brano da singolo, o uno con idee differenti, e non mancano alcuni momenti in cui i brani sembrano un po’ troppo con dei riff che per qualche strano motivo sono lasciati strumentali, quando per me là si poteva cantare e far rendere meglio il brano.
Insomma: “Maw of the curse” è, come detto, una love letter ai Dissection con tutti i pro e i contro, ben fatto e credibile come disco, ma anche con inesperienze, che lo fanno rimanere un disco di nicchia e che non va molto oltre a ciò che è. Per ora ci accontentiamo, ma per il prossimo disco vorrei sentire più che un semplice “Dissection tribute”.

Track by Track
  1. Baptize out of nowhere 70
  2. Beyond the veil 65
  3. In the lawless oblivion 70
  4. Reaven's oath 65
  5. Maw of the curse 65
  6. Serpentine bloodline 65
  7. The sun will not rise 65
  8. Distant from the river of dreams - Outro S.V.
Giudizio Confezione
  • Qualità Audio: 70
  • Qualità Artwork: 70
  • Originalità: 60
  • Tecnica: 70
Giudizio Finale
67

 

Recensione di Snarl » pubblicata il 03.08.2026. Articolo letto 87 volte.

 

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