Vomitory + Prostitute Disfigurement + Solace Of Requiem + Tales Of Deliria

Data dell'Evento:
11.11.2011

 

Band:
Vomitory
Prostitute Disfigurement
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Luogo dell'Evento:
Black Out Rock Club

 

Città:
Roma

 

Promoter:
Vivo Management [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Vivo Management .
BCP Agency [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di BCP Agency .
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Autore:
Heavygabry»

 

Visualizzazioni:
1915

 

Live Report

[MetalWave.it] Immagini Live Report: Nessuna Descrizione 11 novembre 2011, data palindroma e sfortunata. Nella sola zona di Roma e provincia sono previsti in concomitanza ben altri quattro concerti e non c'è dubbio che una simile varietà può solo disorientare il pubblico nella scelta. Devo premettere che non conoscevo approfonditamente tutte le band, ma ad una serata del genere semplicemente non si poteva dire di no.
La location scelta per l'occasione è il Black Out, che pur non contando nel proprio calendario molte serate dedite al metal si dimostra comunque particolarmente adatto a questo tipo di concerti; ciò per la qualità del suono in primis, ma anche per un accorgimento che raramente si può trovare nei locali romani, e cioè la puntualità rispetto agli orari annunciati (fondamentale quando è previsto un certo numero di gruppi). Con una precisione svizzera infatti pochi minuti dopo le 20:30 la scarsa fila di persone presenti affluisce velocemente nel locale, e comincia il classico assalto agli stand (pochi) presenti per l'occasione. Ma è un momento destinato ad essere rimandato: i Tales Of Deliria sono già sul palco e la curiosità è tanta verso l'unica band italiana scelta di supporto per le date sul nostro territorio. Posso dire con certezza che il gruppo barese non è stato scelto casualmente, al contrario si è trattata di una selezione attenta da parte della Vivo Management: i ragazzi in questione propongono un death metal molto articolato a cavallo tra sonorità scandinave (per certi riff soprattutto) ed assoli più americani, certamente moderno ma con tanti spunti dal passato glorioso (ne è un omaggio la cover di "Heartwork" dei seminali Carcass nel bel mezzo del set). Ma non mi focalizzerei più di tanto sulle loro influenze e su una cover che di sicuro ha avuto modo di svegliare quei pochi che erano accorsi da subito sotto il palco, piuttosto vorrei dire che i Tales Of Deliria dimostrano una grande personalità nel loro stile con cambi di tempo continui (alcuni forse un po' forzati) ed una perizia tecnica – neanche a dirlo – chirurgica in ogni passaggio. Mi ha colpito in particolare il batterista Ale Fornari per la precisione (per nulla asettica) e mi sono domandato come sarebbero stati gli stessi pezzi se invece dello scream Vittorio Bilanzuolo avesse dato più spazio al growl. Insomma, detto volgarmente, c'è tanta carne sul fuoco e in futuro i Tales Of Deliria ci potranno dare molte soddisfazioni.
Veloce cambio di palco ed arriva il momento degli statiunitensi Solace Of Requiem, quartetto dedito ad un death metal tecnico con piccole sfumature prese in prestito dal black metal. Si tratta del classico gruppo di cui ci si ricrede solo una volta che si è avuto modo di ascoltarli dal vivo: le "influenze" black si notano a malapena e i suoni sono proprio un altro pianeta rispetto a quelli dei loro dischi (lì fin troppo crudi), mentre è tutto puntato sull'impatto death che ci introduce meglio all'overdose di brutalità che seguirà, dopo i più "raffinati" opener. Allo stesso tempo purtroppo la resa dei suoni comincia a diventare altalenante, con una batteria fin troppo alta a scapito della coppia di chitarre, ma i Solace Of Requiem ce la mettono tutta, tentando anche un po' di contatto col pubblico (questo totalmente affidato al cantante/bassista Jeff Requiem). In particolare ho apprezzato "Beyond Grace" per le dissonanze create dalla sezione ritmica nell'assolo finale, però rovinate – come già detto - da suoni non eccelsi. In ogni caso applausi meritatissimi.
È arrivato quindi il momento della prima garanzia della serata, un nome da un decennio al servizio del gore e dell'ignoranza, i Prostitute Disfigurement. Fortunatamente anche il pubblico comincia ad aumentare, più o meno raddoppiando rispetto all'imbarazzante trentina di paganti di inizio serata. È comunque vergognoso, ma la (dis)organizzazione dei vari locali non poteva che far succedere questo. Niente di meglio che tanto, tantissimo marciume brutal death per far scivolare via questi pensieri, e in questo gli Olandesi in questione non hanno niente da invidiare a nessuno. Poche chiacchiere e tanta musica, una setlist che copre il passato ("Disemboweled", "G-B Massacre", "Freaking On The Mutilated") e presente ovviamente, con pezzi come "In Sanity Concealed" tratto da "Descendants Of Depravity" che forse definire presente è ambiguo visto che si tratta di un album del 2008, ma lo split dell'epoca ovviamente non aveva permesso altre pubblicazioni. Qui i suoni si mantengono nella norma e il growl di Niels Adams non perde un grammo della potenza che ha su disco. Applausi a scena aperta anche per loro e una speranza di vedere presto nuove pubblicazioni, magari un ritorno allo stile più grezzo degli esordi.
Infine, loro. Maestri coerenti e scevri da tentazioni modaiole. Poco dopo le 23 gli svedesi Vomitory salgono sul palco presentati con un'intro strumentale di musica classica (in verità uno stratagemma fin troppo abusato ormai...) che tutto ad un tratto viene spezzato dall'inizio della loro esibizione. Rispetto ai Prostitute Disfigurement gli headliner hanno ovviamente una discografia molto più nutrita da cui scegliere, senza trascurare nulla di nulla ma ponendo particolare attenzione all'ultimo lavoro "Opus Mortis VIII", che rappresenta un'ottima unione del loro stile classico con aperture melodiche calcolate al millimetro. I loro brani vengono scaraventati sul pubblico uno dopo l'altro, lasciando il compito di "intrattenere" il pubblico al solo chitarrista Peter Östlund che ogni tanto presenta i brani, mentre gli altri confermano la conoscenza popolare che vuole i nordici gelidi come le terre da cui provengono (c'era da aspettarselo, anche il cantante Erik Rundqvist mi aveva a malapena concesso una foto mentre girovagava per il Black Out). Tanti classici nella setlist come anche tanta necessità di fermarsi un attimo per presentare i pezzi appunto, onde evitare una naturale confusione. La soddisfazione c'è per i classici come "Stray Bullet Kill" e "Hollow Retribution", ma anche per episodi meno conosciuti come "Possessed". I nuovi pezzi rendono meravigliosamente dal vivo, in particolare "Hate In A Time Of War" introdotta da un arpeggio cupo e sognante per poi esplodere a poco a poco e farci sentire i Vomitory che conosciamo bene. Assieme alla finta conclusione con "Terrorize Brutalize Sodomize" e il bis concesso con "Chaos Fury", forma un tris di tutto rispetto che chiude il loro show senza lasciare rimpianti. È passata da poco la mezzanotte, tempo per tutti di raccattare le proprie cose e trascinare a casa la carne macellata da un pogo continuo che ha caratterizzato le file centrali. Chi è venuto al Black Out ieri sera ha fatto la scelta giusta. Non c'è altro da aggiungere.

 

Immagini della Serata

 

Recensione di Heavygabry Articolo letto 1915 volte.

 

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