«Sonisphere Festival»

Data dell'Evento:
25.06.2011

 

Nome dell'Evento:
Sonisphere Festival

 

Band:
Iron Maiden
Slipknot
Motorhead
Papa Roach
Rob Zombie [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Rob Zombie [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Facebook di Rob Zombie [Link Esterno a MetalWave] Visualizza la pagina Twitter di Rob Zombie
Mastodon
Apocalyptica
Bring Me The Horizon
Escape The Fate
Architets
Rise To Remain

 

Luogo dell'Evento:
Autodromo Enzo e Dino Ferrari

 

Città:
Imola (BO)

 

Promoter:
Live Nation [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Live Nation

 

Autore:
Theclairvoyant»

 

Visualizzazioni:
2280

 

Live Report

Arrivato sul posto in serata del giorno antecedente al concerto trovo una consistente folla ad aspettare davanti ai cancelli. Anche se il bill non era per i miei gusti il top, da buon Maiden Maniac non potevo perdere una loro data nostrana e con anche il supporto degli storici Motorhead per giunta; inoltre trovo che ci sia stato, a livello di scaletta, un miscuglio di generi che hanno portato a contatto categorie di fans molto differenti tra loro e questo mi incuriosisce.
Aperti i cancelli riesco a piazzarmi in prima fila laterale, ed attendo l’inizio della giornata. La prima band a salire sul palco, dopo i tagli dell’ultim’ora che hanno previsto la cancellazione del secondo stage con le relative band (Buckcherry, Skindred, Parway Drive, Labyrinth, Karma To Burn e Sick Puppies ), è capitanata da Dickinson Jr. e si tratta dei RISE TO REMAIN. Premessa: ancor prima di iniziare il report devo dire che personalmente non apprezzo molto il metalcore o il nu-metal, ma nello scrivere, così come nell’ascoltarli, ho cercato di essere imparziale ed obiettivo il più possibile. Nell’ascoltare i Rise To Remain la prima sensazione che ho provato è stata quella di avere di fronte una band ancora un po’ agli albori a livello compositivo, ma con una buona preparazione tecnica; Austin infatti, il cantante, dimostra a tutti gli effetti di non essere li per raccomandazione, ma di meritarsi il posto in scaletta e di assomigliare anche nell'atteggiamento ad un giovanissimo incrocio tra il padre e Phil Anselmo; venti minuti piacevoli all’ insegna del metalcore britannico. Subito a seguire, rispettando a tavolino gli orari prestabiliti, arrivano anch’essi dal Regno Unito, gli ARCHITECTS. A mio giudizio la peggiore performance della giornata; ho trovato il repertorio da loro eseguito non molto orecchiabile con picchi emotivi quasi inesistenti e soprattutto un comportamento da rockstar estremamente evitabile. Il genere è simile anche per la band successiva, gli americani ESCAPE THE FATE, che con un mix di nu-metal, emo ed hardcore iniziano a fare scaldare il pubblico (anche se molti fan dei Maiden iniziano ad esprimere il loro dissenso con dei cori ). Rispetto agli Architects sicuramente il livello qualitativo è superiore e la band si dimostra a suo agio con il pubblico. Una perfomance che mi ha lasciato piuttosto neutrale. Con i BRING ME THE HORIZON, che non avevo mai ascoltato prima, devo dire che mi sono trovato davanti ad una situazione piuttosto anomala; mi sono sentito di attribuire a loro una delle migliori esibizioni della giornata, se non altro la migliore di tutte le band della fascia così detta metalcore, nonostante non mi piaccia minimamente ciò che suonano. Nella loro mezz’ora a disposizione hanno infatti dimostrato di essere persone che sanno gestire le situazioni (quando il pubblico ha iniziato a cantare “Maiden! Maiden!“ anche il cantante ha iniziato a cantarlo e dopo che dalle prime file hanno iniziato ad alzarsi dei diti medi ha invitato tutti i presenti a ripetere il gesto). Oltre a questo ho apprezzato anche il fatto che il cantante ed il chitarrista abbiano suonato stando in piedi sulla transenna della prima fila tenuti per le caviglie dalla security e con tanto di lancio tra i fan del cantante. Al di là della musica infatti, che personalmente non ascolto, hanno saputo gestire il pubblico, farlo esaltare e dare una lezione di umiltà alle band che si spacciano per vero metalcore e che poi comportandosi da rockstar con i propri fans sotterrano il particolare contatto tra pubblico e band tipico del loro genere.
Terminata la parentesi emo/metalcore della giornata, salgono sul palco, molto acclamati, gli scandinavi APOCALYPTICA, sulle note di “Master Of Puppets”. Svolgono un set di poco più di trenta minuti che dà un sostanziale stacco rispetto alle band precendenti; riescono a far cantare il pubblico con “Nothing Else Matters”, ma quando si tratta di brani loro l’audience si distacca un po’. Sicuramente un ottimo gruppo che con la sua particolarità sta affascinando molti, gli Apocalyptica lasciano il palco con il rispetto dei presenti e tra gli applausi meritati per aver terminato la setlist facendoci da base iniziale per l’inno di Mameli, cantato a gran voce da tutti. E’ ora il turno dei MASTODON, con il loro metal progressivo ed anche un po’ psichedelico se vogliamo; personalmente mi sono sentito un pò deluso, mantenendo un atteggiamento piuttosto svogliato e con una setlist non proprio esaltante che tocca l’apice con il brano di chiusura “Blood And Thunder”. La loro perfomance scatena l’entusiasmo a tratti e la band abbandona il primo Sonisphere italiano senza dare niente di particolare (almeno non a me) e osservo l’imponente cambio palco per l’esibizione di ROB ZOMBIE, non molto soddisfatto sino ad ora del festival. Vengono installati enormi pannelli con facce di celebri film come Frankenstein o King Kong; dopo essersi fatta un po’ aspettare la mascherata band sale sul palco allietando il pubblico che, dopo un’estenuante attesa iniziava ad alterarsi. Dopo un lungo intro la partenza è con “Superbeast” che manda tutti in visibilio, anche dopo una lunga assenza di tour da parte di Rob nel nostro paese; dopo il primo brano chiede alla platea perché si trovi lì con la luce del sole, ad indicare anche un infelice posto in scaletta che prevede cinquanta minuti di performance. Probabilmente per agevolare il seguente cambio palco, durante l’esibizione vengono a mano a mano portati via gli elementi di coreografia, sino a lasciare gli stessi musicisti; con una “Living Dead Girl” eseguita alla perfezione, possiamo anche osservare la maestria con cui Rob tiene ancora il palco dopo tutti questi anni, saltando da una parte all’altra e, come i BMTH, cantando a ridosso dei fan sulla transenna. Finale assegnato alla incisiva “Dragula”, che sigilla uno show maestrale che avrebbe meritato più tempo senza ombra di dubbio. NB: ottima esibizione sia a livello scenico che tecnico, ma vorrei fare notare che umanamente ho trovato davvero cinico continuare a suonare come se niente fosse, mentre una ragazza con la testa rotta e svenuta veniva assistita sotto palco da medici e portata infine in barella via dopo dieci minuti ancora svenuta. Questo mi ha davvero dato fastidio; ottimo spettacolo, ma pollice verso alla persona.
Ecco il turno dei PAPA ROACH, attesi da molti, e supportati a gran voce; salgono con la doppietta “Getting Away From Murder” e “Burn”, carichi di energia e con un sound potente. Esibizione ottima, mostrante una alta dose di entusiasmo da parte di band ed audience. Finalmente vedo stagliarsi sullo stage il leggendario Snaggletooth dei MOTORHEAD e sento già salire l'adrenalina, mentre il pubblico comincia a compattarsi notevolmente; senza alcuna intro o preavviso, quasi a sorpresa direi, ecco salire sullo stage i tre dell'Apocalisse. Furore generale ed ecco Lemmy che pronuncia come da routine le parole magiche che precedono l'inizio del massacro: "We are Motorhead, We play Rock 'n' Roll!". A seguire le note distruttive di "Iron Fist" preannunciano l'inizio di una setlist devastante ed esplosiva che procede con "Stay Clean" e tocca il picco con i classici "Over The Top", "Killed By Death", "Going To Brazil" e la sempre verde "Metropolis". Tornati sul suolo italico per il tour promozionale del freschissimo "The World Is Yours", di cui propongono la bella "Get Back In Line", Lemmy & co. propongono un'ora di spettacolo all'insegna del puro rock 'n' roll che fa finalmente impazzire il pubblico con un costante moshpit frenetico. Il massacrante finale è, come di rito, assegnato alla accoppiata "Ace Of Spades"/"Overkill", che regala al pubblico italiano l'ultimo colpo di grazia, confermando la qualità della Old School e sperando di rivederli presto in veste di headliner.

SETLIST MOTORHEAD:

Iron Fist
Stay Clean
Get Back In Line
Metropolis
Over The Top
One Night Stand
In The Name Of Tragedy (+ Drum solo)
Going To Brazil
Killed By Death
Ace Of Spades
Overkill

Dopo i Motorhead decido che è meglio abbandonare la transenna, data l'insostenibile stanchezza che mi assale, arretrando così per vedere gli SLIPKNOT da più lontano. Come per tutto il resto della giornata gli orari vengono rispettati e la band non si fa aspettare, con l'intro "742617000027" sale sul palco e scatena l'inferno con "(Sic)" ed "Eyeless"; un concentrato di violenza che si abbatte sui presenti senza lasciare scampo, brano dopo brano. Durante la grezza "Spit It Out" si assiste alla impressionante seduta di tutti i presenti sino al mixer che all'urlo di "Jumpthefuckout!!" si alzano all'unisono pogando e creando svariati wall of death; senza dimenticare il maestoso "tuffo" sulla folla del dj Sid da una delle torrette a lato del palco. Con il finale assegnato a "People = Shit" seguita a ruota da "Surfacing" si conclude un'altra esibizione paurosamente valida che ha saputo rendere fede alla decennale violenza sprigionata dalla band sopra e sotto il palco in questi anni.

SETLIST SLIPKNOT:

742617000027
(Sic)
Eyeless
Wait And Bleed
The Blister Exists
Before I Forget
Disasterpiece
Psychosocial
The Heretic Anthem
Duality
Spit It Out
People = Shit
Surfacing
'Til We Die

La luce del sole inizia a tramontare e, sfinito, mi blocco al suono inconfondibile di quel brano che oramai è conosciuto da tutti i Maiden Fans come un simbolo di apertura dei cancelli dell' Eden: "Doctor Doctor" degli UFO. Cantata a squarciagola dai presenti, anche con un po' di commozione se vogliamo dirla tutta, lascia spazio al nuovo intro della band, "Satellite 15", che non è proprio un godere per le orecchie; attesi quei quattro minuti l'adrenalina si sprigiona più potente che mai con l'uscita sullo stage di Harris & co. sulle note di "The Final Frontier". Tra vari poghi riesco ad arrivare fortunatamente sotto palco di nuovo giusto in tempo per godere di un altro pogo mozzafiato con la meravigliosa "Two Minutes To Midnight", che non accusa ancora segni di vecchiaia da quel lontano 1984. Anche i brani del nuovo album riescono ad integrarsi ottimamente in mezzo ai vecchi classici, nonostante la insolita durata; "The Talisman", la splendida "Coming Home" e "When The Wild Wind Blows" si sono accostate molto bene con le varie "The Wicker Man" (che possiamo considerare una chicca), "The Trooper" o "The Evil That Men Do". I Maiden sono in forma brillante e come sempre saltano agilmente da una parte all'altra del palco come se fossero ancora negli 80's, inconsapevoli di aver passato la cinquantina; tra le solite vecchie glorie, come a Codroipo, ci regalano nuovamente la bellissima "Dance Of Death" che prima dello scorso anno non era più stata spolverata dopo il Dance Of Death tour del 2003. Anche la scenografia, chiaramente, non lascia a desiderare, sfoggiando prima il classico Eddie (questa volta in tenuta spaziale) che battaglia come di consuetudine con Gers e seguentemente, durante "Iron Maiden" un gigantesca testa di Eddie versione Final Frontier con gli occhi rossi che si muove a destra ed a sinistra aprendo la bocca a dir poco mastodontica. Un altro concerto scritto nella storia dei sei inglesi più acclamati di sempre che non lascia dubbi sul ruolo che ancora hanno sulla scena mondiale. I numeri uno.

SETLIST IRON MAIDEN:

Doctor Doctor
(UFO song)
Satellite 15...The Final Frontier
El Dorado
Two Minutes To Midnight
The Talisman
Coming Home
Dance Of Death
The Trooper
The Wicker Man
Blood Brothers
When The Wild Wind Blows
The Evil That Men Do
Fear Of The Dark
Iron Maiden

Encore:
The Number Of The Beast
Hallowed Be Thy Name
Running Free
Always Look On The Bright Side Of Life (Monty Python song)

 

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