Clan of Xymox + Ancien Regime

Data dell'Evento:
26.11.2010

 

Band:
Clan of Xymox
Ancien Regime

 

Luogo dell'Evento:
Alpheus

 

Città:
Roma

 

Promoter:
Radiorock [Link Esterno a MetalWave] Visualizza il sito ufficiale di Radiorock

 

Autore:
Moro Mou»

 

Visualizzazioni:
1432

 

Live Report

[MetalWave.it] Immagini Live Report: Nessuna Descrizione Arrivo all’Alpheus a metà dell’esibizione degli Ancient Regime, gruppo romano elegantemente new wave. Il loro bel sound dalle tinte malinconiche va benissimo come antipasto per gli attesi Clan of Xymox, nonostante di dark abbiano pressoché nulla.
Il locale risulta piuttosto pieno e ben assortito quanto a pubblico. Dal classico gotico, al sosia di Robert Smith a qualche rivisitazione di giacca e cravatta in chiave dark wave, gli astanti si distinguono a mala pena in questa massa mobile e uniforme più nero che bianco. Anche l’età mi pare variegata: gli Xymox sembrano aver costituito un richiamo per più di una generazione di appassionati, o forse per qualche fan che con loro è praticamente cresciuto.
Una certa attesa segue la fine della performance degli Ancient Regime, ci si intrattiene fra una chiacchiera e una birra, alla conquista silenziosa dei posti sotto al palco, sul quale nel frattempo, l’assistente con addosso la maglietta degli Skinny Puppy e una simpatica cresta si adopera con metodica e svelta manualità ad allestire l’attrezzatura per gli headliner. Fogli stampati con la scaletta, fili tenuti fermi dallo scotch, microfoni e un breve sound check sono piccoli passi che aumentano l’acquolina e preparano a ciò che sta per succedere.
Finalmente si fa buio sul palco, poi il blu soffuso lascia intravedere finalmente il primo ingresso. Si tratta della tastierista Yvonne de Ray, in gonna lunga, corsetto e capigliatura rosso sgargiante, che prende posto sulla piattaforma indietreggiata del palco: è suo il compito di preparare il tappeto sonoro che apre lo show. Segue il chitarrista Mario Usai che aggiunge un altro tassello sonoro al clima, mentre l’accoglienza si fa più fervida. Ed ecco che fa il suo ingresso lui, Ronny Moorings, suonando una diamonica dal tubo fluorescente che mi ha ricordato tanto i tempi della scuola. Una presenza rassicurante visto il cambiamento di look minimo negli anni, inconfondibili la capigliatura e le movenze morbide, nel suo pantalone-gonna gessato. Ormai siamo dentro la musica, il pubblico manifesta una sincera accoglienza, mentre la bassista Mojca Zugna prende posizione senza far rumore.
Lo show scivola via benissimo, per più di un’ora, e a dispetto di quanti vogliono degli Xymox ormai sorpassati e di poca resa live, questo concerto si rivela all’altezza delle aspettative del più classico dei fan. Si rivela vincente infatti la scelta di riproporre una scaletta da ‘best of’, su cui spiccano “There’s no tomorrow”, “Farewell”, “A day”, “This World”, “Calling you out”, una intensissima “Heroes” e una “Weak in my knees” tutta da ballare.
Gli astanti, memori della lezione dei vecchi Xymox, accoglie bene i classici e accompagna il gruppo con una certa partecipazione, manifestando il calore e accogliendo gli inviti a battere le mani a tempo. Sul palco gli Xymox sembrano divertiti e soddisfatti, si guardano ammiccanti e sorridenti, mentre Ronny scambia qualche battuta col pubblico che pare colto di sorpresa per problemi di traduzione simultanea... gli Xymox capiscono e ironizzano, ma al commento del cantante “Forse non capite quello che dico...”, il pubblico reagisce all’unica frase realmente compresa, facendolo ricredere e salvandosi la faccia in extremis.
Così si va avanti, occhi incollati su Moorings, i suoi gesti vezzosi e la sua postura così mollemente abbandonata a riposo, saltano fuori alcuni estratti dall’ultima fatica “In love we trust”: la traccia omonima, “Emily”, “Morning Glow”. Si avverte un certo cambiamento nel sound, con un ricorso molto più massiccio all’elettronica e ai ritmi da dancefloor.
Alla fine, ecco i saluti di fine concerto, il pubblico applaude e gli Xymox raccolgono, prima di uscire di nuovo per concedere il reclamato bis, che vede come tappa obbligata “Muscoviet Musquito”. Purtroppo il tempo a mia disposizione finisce e mi allontano dall’Alpheus prima di vedere la vera fine del concerto. Tuttavia una certa soddisfazione mi rallegra, quella di aver visto un gruppo dalle così alterne fortune ancora tenacemente attaccato alla propria identità e con nessuna voglia di mettersi di lato. Per la gioia dei fedelissimi.

 

Immagini della Serata

 

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